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Pagò sentenza del CGA per tornare all’ARS

Pagò sentenza al CGA per essere riammesso alla competizione per l’ARS. Nel 2014 fu eletto deputato alla Regione siciliana.

Ci si era già occupati delle sentenze pilotate al Consiglio di Stato e al CGA della Sicilia. “Somme di denaro non inferiori a 30.000 euro”, scrive il gip Daniela Caramico D’Auria di Roma confermando le accuse dei Pm. Soldi in contati, versati in un caso dal deputato regionale siciliano Gennuso a Raffaele De Lipsis, presidente del Consiglio di Giustizia Amministrativo (CGA) siciliano ed estensore delle sentenze che sbloccarono magicamente il voto-ripetuto “con la mediazione di Piero Amara, Giuseppe Calafiore e Luigi Pietro Caruso”, i primi due avvocati facilitatori “pentiti” (ma indagati per più episodi di corruzione), l’ultimo, di origini catanesi, ex giudice della Corte dei conti, ritenuto destinatario materiale della mazzetta per De Lipsis.

A inchiodare Gennuso (arrestato lo scorso aprile per voto di scambio politico-mafioso, poi scarcerato dal tribunale del Riesame che fece cadere l’aggravante mafiosa) sono state proprio le rivelazioni dei due avvocati siracusani “La questione Gennuso l’ha curata Caruso: il Cga cambiò il verdetto del Tar”, rivela Calafiore ai pm romani.  “Gennuso paga in contanti 40.000 euro ed io li porto ad Amara. I soldi poi vengono dati a Caruso, che poi tornò per cercarne altri e mi disse che Amara gli aveva dato i primi, anche se solo 30.000 euro. Poi Gennuso non so se ci pagò anche una parcella e comunque altri 30/40mila euro. A Caruso li ho dati io questa volta”.

Nell’ordinanza c’è un paragrafo intitolato “I viaggi di Riccardo Gennuso”, con i contenuti di un’informativa in cui il deputato regionale parlava con i figli dicassette di papaya” da trasportare e di “sacchetti di plastica” da riempire. Il gip è esplicito: Riccardo Gennuso “compie due viaggi da Roma e Rosolini, il 13 e 22 febbraio 2014, portando con sé un ingente quantitativo di denaro contante, verosimilmente utilizzato per la corruzione”. E nell’ordinanza cita un paio di intercettazioni. In una il padre dice al figlio “Quelle cose… domani mettile in quattro buste diverse…”, precisando di “non li mettere tutte in un posto” e “li metti una davanti, una dietro, una nella borsa”, poi “mettile in 4-5 cose, bu…, sacchetti diversi”, ovvero “vabbe’ mettile in 4-5 posti diversi, uno lo metti sotto la sedia, l’altro in quel posto… scippa il sedile e prendi un po’ glieli butti sotto il sedile di dietro”.

Infine, le indagini della Guardia di Finanza di Palermo su De Lipsis e Caruso accertarono che fra il 1º gennaio 2013 e il 15 settembre 2014 “De Lipsis e il suo nucleo familiare eseguivano numerosi versamenti di denaro contante, ammontanti complessivamente a 82mila euro”. Alla fine del periodo c’è una “disponibilità finanziaria“ di oltre 5,8 milioni a fronte di redditi di 2.140.109 euro dichiarati, al netto delle imposte, da De Lipsis e familiari fra il 2004 e il 2014. E Caruso, dall’inizio del 2011 al secondo bimestre 2017, “ha eseguito versamenti in contanti per complessivi 239.052,78 euro e versamenti in assegni per complessivi 258.400,00 euro”.

Giannuso fu anche rieletto nel 2017 nella lista Popolari e Autonomisti. In atto è destinatario di ordine di cattura internazionale trovandosi in Germania da cui starebbe rientrando.

Adduso Sebastiano

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