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Frane Autostradali siciliane (Lo Piano Saint Red)

Frane sulle strade siciliane

Le Autostrade siciliane sono state sempre una ”frana”, quando a queste se ne aggiungono altre causate dall’uomo, il quadro e’ completo.

Dopo quasi 1 anno d’indagini, 10 persone sono indagate dalla Procura di Messina per la frana che il 25 Ottobre, interesso’ la corsia lato monte della ME CT, procurando una temporanea chiusura dell’Autostrada. Fortunatamente non vi fu’ nessuna vittima, solo danni ad alcuni automezzi che transitarono al momento dello smottamento.
 
Gli avvisi di garanzia per disastro ambientale in concorso e falsita’ ideologica, sono reati gia’ gravi, se poi sono commessi da Pubblici ufficiali, assumono una rilevanza penale maggiore.
 
Gli avvisi di garanzia sono stati notificati dai carabinieri del Comando Provinciale di Messina, e dal Nucleo Operativo Ecologico di Catania, al Sindaco di Letoianni Alessandro Costa, al Dirigente dell’Uffio tecnico dello stesso Comune, a 6 tra amministratori e proprietari di un complesso alberghiero ed alcune abitazioni estive di contrada Sillemi Alta, a due dirigenti del Consorzio Autostrade Siciliane, al Direttore Generale Antonino Pirrone, e per finire al dirigente tecnico Gaspare Sceusa.
 
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, lo smottamento fu frutto di una serie di omissioni da parte di chi avrebbe dovuto realizzare gli interventi previsti nel piano d’assetto idrogeologico, nel quale proprio quella zona è classificata come area ad alta pericolosità per dissesti da erosione accelerata.
 
A peggiorarne la situazione vi fu’ lo scolo irregolare delle acque bianche e soprattutto gli sbancamenti per insediamenti urbanistici realizzati sul costone tra gli anni 70 e 80. Fra il disinteresse generale, né il Comune di Letojanni, né i proprietari dell’albergo delle case e dei terreni, hanno però posto in essere gli interventi necessari a mitigarne il rischio. 
 
Nel mirino della Procura è finito quindi anche il consorzio autostrade siciliane, che nella realizzazione del muro di contenimento del materiale che già in passato era più volte scivolato a valle, ha omesso di mettere in sicurezza quell’area. 
 
Più di un anno dopo, intanto, quei detriti sono ancora lì, anche in virtù delle  lungaggini burocratiche circa l’individuazione dell’ente chiamato ad intervenire.  Appena pochi giorni fa la protezione civile ha attribuita al Consorzio la responsabilità dei lavori che costeranno 10 milioni di euro circa, già impegnati. 

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