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Isole - cronaca

Adrano (CT) la Corte dei Conti arresta la spesa del Comune

Con un provvedimento inviato al Sindaco e al Consiglio comunale, la Magistratura contabile ha imposto all’Amministrazione di Adrano la fine delle spese.

Con un provvedimento inviato al sindaco, al Consiglio comunale di Adrano e ai Revisori dei conti, la Magistratura contabile ha imposto all’Amministrazione la chiusura delle spese comunali, “nelle more dell’eventuale approvazione da parte della Sezione del piano di riequilibrio finanziario pluriennale, attualmente all’esame istruttorio del Ministero dell’Interno”. Nelle 15 pagine del provvedimento vengono elencate le criticità rilevate che motivano il ricorso alle limitazioni previste dall’art. 188, comma 1 quater, del Testo unico degli enti locali.

È quanto riporta il corriereetneo, aggiungendo che alla luce di questa pronuncia, in sostanza, il Comune di Adrano non può assumere impegni e pagare spese per servizi non espressamente previsti per legge. Una interpretazione restrittiva della Corte dei Conti che rischia di paralizzare tutta la macchina amministrativa già appesantita dalla situazione di pre-dissesto.

“La Corte dei Conti – osserva l’avv. Giuseppe Currao, assessore comunale al Bilancio – ci dice di dare copertura ai debiti fuori bilancio e ci inibisce dal fare delle spese non necessarie al funzionamento dell’amministrazione comunale. Se prendiamo la legge regionale 1 del ‘79, anche le manifestazioni religiose, turistiche sono previste per legge. Cosa ha inibito esattamente la Corte dei Conti è problematico capirlo. Noi non possiamo fare spese non previste per legge. La norma è molto ampia, se la interpretiamo in maniera rigorosa non dovremmo organizzare la Pasqua, il Carnevale e manifestazioni simili. Noi propenderemo per una interpretazione molto più elastica”.

“La mia preoccupazione – aggiunge Currao – riguarda tutti questi rilievi, dei nodi che verranno al pettine quando sarà esaminato il piano di riequilibro. Temo una valutazione negativa, anticipata da questi rilievi”.

Il Piano di riequilibrio, varato dalla passata amministrazione, giace dall’aprile dello scorso anno alla Commissione Finanza enti locali. Per fronteggiare la situazione ed evitare a tutti i costi il baratro del dissesto, l’amministrazione D’Agate ha programmato, sin dal suo insediamento, un piano d’attacco concentrato su alcuni punti essenziali: l’annullamento della transazione Enel Sole (in ballo ci sono 10 milioni di euro e un gigantesco contenzioso come effetto immediato) e l’inasprimento della riscossione coattiva, l’altro ventre molle del Comune di Adrano.

Per avere un’idea della ineluttabilità del disastro economico, basti sapere che ad Adrano l’evasione della Tia (la tassa sui rifiuti) sfiora il 70% della popolazione. Il danno è di circa 3,5 milioni l’anno.

L’opinione.

Com’è purtroppo noto, non è solo il Comune di Adrano che si trova in queste difficili situazioni finanziarie-fiscali. Il Governo nazionale e particolarmente la Regione siciliana che in materia di Enti locali è normativamente autonoma, dovrebbero intervenire, sia economicamente che in maniera autorevole e oltremodo severissima, per mettere i tanti Comuni siciliani in pre-dissesto nelle condizioni di non scivolare verso il fallimento, del quale poi le conseguenze le potrebbero pagare i cittadini produttivi, lavoratori, privati e operosi (insomma solo e sempre gli stessi che hanno i redditi, beni e attività alla luce del sole) tanto più con la rimozione del blocco delle aliquote comunali con l’ultima finanziaria, anche se in Sicilia al momento non sembra recepita ma che dopo le elezioni europee di fine maggio, dicono alcuni commentatori, potrebbe essere riconsiderata.

Adduso Sebastiano

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