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Centro - cronaca

Roma caput rifiuti, la rivolta dei sindaci

«Non nella mia regione», è bastato un accenno della sindaca Raggi a far scattare il gioco dello scarica barile tra Roma, alcuni comuni del Lazio e l’Umbria. In discussione il trasferimento di una parte dei rifiuti della Capitale nei territori di prossimità. «Interlocutorio» l’incontro di ieri tra l’assessora Muraro e i vertici regionali

Campidoglio a 5 Stelle. La sindaca Virginia Raggi, sempre più nel pantano dell’immondizia capitolina, trova la soluzione nelle discariche umbre e del Lazio meridionale. Sale dalle province un coro di no e il grido di guerra della governatrice dem Catiuscia Marini. Alla Regione Lazio, incontro al vertice tra gli assessori Muraro e Buschini. Il comune propone un tavolo di concertazione anche con Prefettura e Ama.

Un pantano che diventa ogni giorno più viscido e scivoloso, per Virginia Raggi, quello dei rifiuti di Roma. Un piano vero e proprio per lo smaltimento dell’immondizia che trasborda dai cassonetti (nei quartieri popolari più che nelle zone vip, ça va sans dire) non ce l’ha, come le ha ricordato – chiedendolo – anche l’assessore ai rifiuti della Regione Lazio, Mauro Buschini, che ieri mattina ha ricevuto la sua omologa capitolina Paola Muraro e l’amministratore unico di Ama, Alessandro Solidoro, per trovare una via d’uscita alla regina delle “emergenze” romane che poi emergenza non è.

Proprio per questo, lei, la sindaca pentastellata, evidentemente troppo concentrata nel blindare la sua assessora dagli attacchi dell’opposizione, aveva buttato lì, nel dibattito in Aula capitolina, una mezza soluzione davvero poco grillina: utilizzare gli impianti Acea dell’Umbria e del basso Lazio per smaltire i sacchetti romani. La frase lì per lì non era stata notata ma ieri la reazione dei sindaci e della governatrice Catiuscia Marini è stata durissima. «Ma che siamo su scherzi a parte? Attendo dichiarazioni dei 5 Stelle umbri in merito ad Orvieto e Terni – posta su Fb la presidente dell’Umbria – ovviamente spero che la notizia sia infondata altrimenti mi trovano, questa volta, ai posti di combattimento…». Un coro di no che si è sollevato anche da altri sindaci del Lazio, non appena, concluso il vertice in via della Pisana, si è appreso della disponibilità offerta dalla Regione per aiutare la Capitale a superare l’impasse.

«Stante i contratti in essere, si chiede priorità di conferimento rispetto a terzi che già conferiscono verso impianti Acea esistenti (San Vittore e Aprilia; Orvieto e Terni) incardinati sull’inderogabile principio comunitario di prossimità e validazione operativa del 51% di proprietà comunale», è la frase pronunciata da Raggi che ha scatenato la reazione a catena. «Non autorizzeremo mai in nessun modo l’arrivo nella nostra discarica di rifiuti di qualsiasi altro territorio e meno che mai da parte della capitale d’Italia», avverte il sindaco di Orvieto, Giuseppe Germani, che invita la sindaca di Roma a «rivedere immediatamente la sua strategia e la sua politica sui rifiuti». «Ricordiamo a Virginia Raggi che l’Umbria è fuori dal dominio dello Stato Pontificio dal 1860», infierisce il segretario del Pd umbro, Giacomo Leonelli. Inviperiti anche i sindaci di San Vittore del Lazio ed Aprilia, mentre quello di Roccasecca, dove sorge una discarica già iper sfruttata, annuncia la convocazione immediata del «costituendo coordinamento dei Sindaci per affrontare quella che per questo territorio (il Lazio meridionale, ndr) e per responsabilità altrui, può essere realmente definita come un’emergenza rifiuti».

Spetta all’assessora Muraro tentare di gettare un po’ d’acqua sul fuoco che divampa insieme alle accuse di «conflitto d’interesse» che la investono. La presidente Marini «non deve preoccuparsi, non esiste nessun caso Umbria», ribatte stizzita dopo l’incontro al vertice tenuto nella sede della Regione. «Non abbiamo parlato di discariche. Non dobbiamo indicare alcun sito di discarica – precisa Muraro – Abbiamo parlato solo ed esclusivamente di organizzare questo tavolo istituzionale sulla gestione dei rifiuti che aveva già anticipato la sindaca Raggi. Quindi per noi questo è il primo incontro».

Un tavolo interistituzionale di concertazione con Prefettura, Ama e Regione Lazio, per trovare una soluzione all’annoso problema, quello proposto dal Comune che lo organizzerà e lo coordinerà, da allargare, secondo l’assessore regionale, al ministero dell’Ambiente. Per garantire, però, «il pieno equilibrio della gestione dei rifiuti in tutta la regione, è molto importante che Roma, al più presto – scrive in una nota Buschini – presenti la propria pianificazione per la gestione e la chiusura del ciclo nella città, senza appesantire altri territori».

Nel frattempo la società tedesca Enki, che dal febbraio scorso gestisce lo smaltimento dei sacchetti romani, «ha riconsegnato i moduli che gli erano stati forniti il 19 maggio 2016 per il trasporto dei rifiuti all’estero nei momenti di necessità – comunica Buschini – Enki ha riconsegnato i moduli il 3 agosto e la Regione li ha immediatamente istruiti e l’8 agosto sono partite le richieste alle autorità estere di Germania e Austria, le quali avranno ora 30 giorni per rispondere».

Vale la pena di ricordare che l’appalto vinto dalla società Enki venne bloccato, in un primo momento, prima che intervenisse lo stesso Buschini, da alcuni funzionari del Dipartimento rifiuti della Regione. Un episodio, questo, su cui indaga la procura di Roma perché da quello stallo, ipotizzano gli inquirenti, si sarebbe favorito l’imprenditore Manlio Cerroni e il suo Tritovagliatore di Rocca Cencia, l’impianto che l’assessora Muraro vorrebbe utilizzare per risolvere la crisi.

Roma caput rifiuti, la rivolta dei sindaci di Gilda Maussier – il manifesto 12.08.2016

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