Corrado Ferlaino, ex presidente del Napoli, è intervenuto ai microfoni del Mattino, ecco un passaggio della sua intervista: “Ero al bar dell’Hotel Princesa Sofia di Barcellona in attesa. Il barman, che non mi conosceva, disse: ma lo sa che abbiamo venduto Maradona al Napoli? È un bidone, ha la pancia, beve, ingrassa e a Napoli non durerà più di un anno. Bevvi velocemente un whisky e mi toccai. Il barman mi mise un brivido addosso“
Nella sua analisi del voto in Francia Marcello Sorgi scrive: “Nella vittoria di Macron c’è anche una lezione per il nuovo Renzi”.
Una lezione per il nuovo Renzi
Inutile negarlo: l’elezione di Macron crea qualche problema a Renzi, a dispetto delle somiglianze e della pretesa identificazione tra i due circolata anche nell’assemblea del Pd che lo ha riproclamato segretario.
Al momento, infatti, contano più le differenze: Macron è una novità assoluta nel panorama politico francese, europeo e presto mondiale; mentre Renzi, nuovo, lo è stato, e adesso non lo è più. Macron, come presidente eletto, si prepara a entrare all’Eliseo e a ricostruire l’asse con Berlino per determinare, anche a scapito dell’Italia, equilibri e scelte del Vecchio Continente; Renzi ha lasciato da poco Palazzo Chigi e la guida del Paese dopo la pesante sconfitta politica nel referendum del 4 dicembre. Cercherà di tornarci, è chiaro ma non è detto: specie se, come sembra, il sistema politico italiano ripiegherà verso il proporzionale e i governi formati in estenuanti trattative parlamentari, non più scelti nelle urne dagli elettori.
Si può discutere sul valore della novità in politica, specialmente in Paesi come Francia o Italia dove l’insoddisfazione dei cittadini verso i governi, le loro politiche e i vincoli imposti dalle istituzioni sovranazionali, mescolata alle paure del nostro tempo – percezione latente di insicurezza, terrorismo internazionale, invasione inarrestabile di immigrati, degrado delle periferie -, spingono i cittadini verso il fronte della protesta e nelle braccia di movimenti e partiti populisti e xenofobi, che hanno messo radici nelle antiche e consolidate democrazie europee.
Ma se ci si chiede se Macron ha vinto più perché è un giovane banchiere tecnocrate, riformista, europeista, né di destra né di sinistra, oppure perché, essendo nuovo, ha potuto rompere tutte le regole, scendere in campo contestando l’assetto politico della V Repubblica, i suoi partiti storici, socialista e gollista, cardini della stabilità e dell’alternanza, e sfidare apertamente la Le Pen in nome di questa rottura, è abbastanza chiaro che la seconda ipotesi è la più probabile. Dunque Macron ha vinto perché è nuovo, ma allo stesso tempo è esposto a tutte le insidie del nuovo: la politica 2.0, ridotta a marketing dei candidati e soggetta al mutevole umore degli elettori, disponibili istintivamente ai vantaggi promessi delle novità, ma non disposti a pagarne i prezzi, prima o poi necessari e ineludibili.
In questo senso, Renzi, per paradosso, ha qualcosa da insegnare a Macron e qualcosa da imparare da lui. Al presidente francese, che ha conseguito una doppia vittoria, facendosi eleggere da una larga maggioranza popolare e sconfiggendo Le Pen nell’occasione in cui era maggiormente accreditata di poter vincere, la storia del leader del Pd che aveva battuto Grillo 40 a 20 nelle europee del 2014 e lo ha visto incredibilmente rimontare, man mano che da presidente del Consiglio dispiegava il suo programma riformista, potrà fare da monito a non dar troppo facilmente per vinto il populismo, sempre in grado di rialzare la testa. Il segretario rieletto plebiscitariamente alla guida del suo partito potrà imparare da Macron che si vince avendo il coraggio delle proprie idee, non rinunciandoci e neppure imitando di tanto in tanto quelle degli avversari: insomma senza mettere, togliere e rimettere la bandiera stellata dell’Europa secondo le convenienze del momento, ma lasciandola lì a sventolare in tutta la sua bellezza. Inoltre Macron ha affrontato la sua avversaria senza cedimenti, dimostrando di saper discutere, convincere, prestare ascolto, e dotandosi di una squadra di consiglieri e tecnici validi e indipendenti, formatisi nel presente e nel passato (come quelli vicini a Strauss-Kahn), in molti casi privi di appartenenza politica e capaci di contraddirlo.
Così facendo, anche Renzi potrà capovolgere il suo destino e la stagione incerta che lo attende, malgrado il partito lo abbia rieletto con il voto di iscritti e elettori anziani, che si aspettano da lui che cambi tornando indietro, rinnegando una parte di se stesso e virando verso una politica più tradizionale. Renzi, invece, per vincere di nuovo, ha bisogno soltanto di tornare a essere Renzi.
Alcuni diritti riservati.
vivicentro.it/opinione
vivicentro/La vittoria di Macron è anche una lezione per il nuovo Renzi
lastampa/Una lezione per il nuovo Renzi MARCELLO SORGI
Antonio Ottaiano, agente di Lorenzo Insigne, è intervenuto ai microfoni del mattino.it: “Abbiamo trovato un accordo con il Napoli dal momento che crediamo fortemente anche nella valorizzazione dell’immagine di Lorenzo e da questo punto di vista abbiamo avuto delle garanzie circa l’utilizzo del volto del ragazzo anche nell’ambito di iniziative pubblicitarie. Maglia numero 10? Credo che quella maglia per ora sia sacra. Prima di poterla rivedere sulle spalle di un altro giocatore del Napoli bisognerà aspettare un’altra vittoria importante come quella firmata Maradona”.
Ieri a sostenere la Juve Stabia al Romeo Menti contro il Taranto, c’erano anche i supporters del Paris Saint Germain, i K-Soce Team Paris, insieme agli amici Ultras Napoli Curva B.
Tra la tifoseria stabiese e quella francese sarebbe nato un sodalizio sabato scorso al San Paolo, in occasione della partita Napoli vs Cagliari a cui entrambe sono state invitate ad assistere dai partenopei.
Al termine dei 90 minuti, con l’entusiasmante vittoria degli azzurri (3-1) che li ha condotti al secondo posto in classifica, i sostenitori delle tre squadre hanno trascorso la serata insieme.
I gialloble hanno ricambiato l’ospitalità degli Ultras Napoli, invitandoli al Menti e hanno esteso la proposta ai francesi che senza esitazione hanno accettato.
E così ieri a Castellammare di Stabia, nell’ultima giornata di campionato regolamentare di Lega pro, hanno incitato alla vittoria le Vespe anche i tifosi del Napoli e quelli del Paris Saint Germain.
Dimostrando che la passione, come l’amicizia, può andare oltre qualsiasi categoria. #IlCalcioCheCiPiace
Reina rinnova, titolare anche nella prossima stagione: può arrivare Perin
Contratto in scadenza 2018 per Pepe Reina. Il ruolo di portiere del Napoli è oggetto di una costante diatriba sul se e da chi debba essere sostituito. Il Mattino annuncia l’arrivo in città da parte di Quillon, suo agente, proprio per discutere i termini del rinnovo contrattuale. Il portiere spagnolo pare sarà titolare anche nella prossima stagione. Nel frattempo, come nome da affiancargli per la prossima stagione, rispunta Mattia Perin (infortunato) del Genoa.
Cavani: “Dopo Parigi potrei chiudere la carriera a Napoli”
Edinson Cavani, ai microfoni di Fox Sport, non ha escluso un clamoroso ritorno a Napoli: “I luoghi dove sono cresciuto da piccolo mi mancano, non passa un giorno che non penso alla mia terra. Vorrei terminare la mia carriera a un livello alto, ma vorrei finire quando lo dirò io e non quando saranno altri a dirmelo. Dopo Parigi vedremo cosa può succedere, potrei anche passare per Napoli dove ho vissuto un bel periodo. Vedremo…”.
Poi ricorda: “Quelli vissuti con la maglia azzurra sono stati momenti molto speciali, credo sia stato il periodo in cui tutte le cose sono cambiate veramente per me e il merito, come sempre dico, non è solo mio ma anche di Mazzarri che mi ha voluto là in primis, dei miei compagni che ho avuto là e della gente che mi ha fatto sentire un mito. Poi anche del lavoro che ho fatto per mettere tutto insieme e fare cose importanti. E’ normale che quando uno riceve tanto passa un periodo così bello nella vita e così, un giorno, vuole tornare là dove è stato bene. Se un giorno tornerò a Napoli mi piacerebbe tornarci in forma. Per quello dico che vedremo alla fine del mio attuale contratto che scade nel 2020”.
FOTO ViViCentro – Forlì ai playout, l’Ancona vince al Morgagni
Nonostante la situazione societaria dell’ Ancona (i giocatori sono arrivati a Forlì con le proprie Auto) e l’ultimo posto in campionato i Dorici chiudono con una vittoria che condanna i Galletti ad affrontare il playout da terzultimi ed incontreranno il Fano che proprio oggi ha sorpassato il Forlì. Eppure, ad un certo punto il Forlì, con i risultati degli altri campi, se avesse battuto l’Ancona si sarebbe salvato senza la lotteria playout ed invece, prima un goal annullato a Succi per fuorigioco ed un salvataggio sulla riga, sempre su tiro di Succi, nn hanno permesso al Forlì di passare in vantaggio. La partita nel complesso ha regalato pochissime emozioni, a tratti anche noiosa con i Galletti più motivati ed un Ancona che fa la sua partita senza spingere mai ma al primo errore del Forlì, ad inizio ripresa Paolucci nn perdona e porta in vantaggio i Dorici a sorpresa. Il Forlì ci prova ed a 10’ dalla fine Ponsat si procura il rigore per provare a riprendere in mano la partita ma Succi si fa neutralizzare da Anacoura in giornata di grazia. Per i Galletti nn è proprio giornata e lo si capisce quando al 90’ il tiro di Cappellini, a tu per tu con Anacoura, finisce sul palo rimandando il verdetto della Salvezza al match con il Fano. Partita chiusa con entrambe le tifoserie che contestano le proprie squadre. Il Solito brutto esempio del calcio Italiano.
FORLI’ (4-5-1): Turrin; Baschirotto, Carini, Conson, Sereni; Alimi, Tonelli (26’st Capellini), Capellupo, Piccoli (18’st Tentoni), Bardelloni (18’st Ponsat); Succi. A disp: Semprini, Franchetti, Adobati, Di Rocco, Spinosa, Croci, Vesi, Parigi, Martina Rini. All. Bonacci (Gadda squalificato)
ANCONA (4-3-3): Anacoura; Di Dio, Daffara, Kostadinovic, Nicolao; Fraternali (21’st Mancini), Vitiello, Bambozzi; Bariti, Paolucci, Forgacs. A disp: Piangerelli, Bartoli, Bellucci, Zepponi. All. Ripa (De Patre squalificato)
Guarda le foto di Juve Stabia vs Taranto realizzate dal nostro fotografo Giovanni Somma che ci racconta così la seconda vittoria casalinga (la terza consecutiva) del 2017 delle vespe con i ragazzi di Mister Ciullo.
La Juve Stabia vince la partita allo scadere con la conclusione di Marco Rosafio, incamera altri tre punti che non cambiamo la sostanza della classifica ma che forniscono entusiasmo in più in tutto l’ambiente in vista dei play off. Le Vespe scendono in campo con il modulo 4-2-3-1 e con uno spinto turn over che crea qualche difficoltà per tutta la partita sbloccata solo nei minuti finali in pieno recupero.
Taranto: De Toni, Pambianchi, Nigro, Paolucci, Potenza, Balistrieri (77’ Magnaghi), Boccadamo, Maiorano, Emmausso (86′ Lo Sicco), Guadalupi, Magri.
Allenatore: Salvatore Ciullo
A disposizione: Contini, Sampietro, De Salve, Russo, Balzano, Viola, Pirrone, Cecconello
Arbitro: Marco Guarnieri di Empoli
Assistenti: Alessio Berti di Prato e Dario Garzelli di Livorno
Ammoniti: Guadalupi, De Toni (Ta)
Marcatori: M. Rosafio 92’+ (JS)
Spettatori: 1474 per un incasso di 7301,00
Al 92’ La Juve Stabia passa in vantaggio con Rosafio che approfitta di un’indecisione del portiere avversario che stecca l’intervento e di testa appoggia in rete per la gioia dei tifosi di casa.
La Juve Stabia termina la gara con una vittoria che non cambia la sostanza in classifica, ma aumenta l’entusiamo della piazza, ora testa ai play off. Dai risultati degli altri campi arriva la prima avversaria della Juve Stabia nei play off: il Catania.
La squadra etnea raccoglie un punto sul campo della Casertana e conquista sul filo di lana, grazie alla migliore differenza rete con la Fidelis Andria, la disputa degli spareggi play off.
Nel suo editoriale su La Stampa, Cesare Martinetti spiega che Macron affronta un compito epocale: “Dovrà rimettere insieme la Francia, riconciliare il suo Paese con l’Europa e l’Europa con se stessa”.
La riconquista della Bastiglia
Emmanuel Macron va all’Eliseo, 65 a 34, risultato netto. È il presidente più giovane, 39 anni, e ha ora un compito epocale: rimettere insieme la Francia che mai come ieri è parsa spaccata. E poi riconciliare il suo Paese con l’Europa e l’Europa con se stessa. Marine Le Pen ottiene un risultato storico, ma non basta. Il ballottaggio è spietato come una ghigliottina: uno vince l’altro perde. Ma c’è un terzo partito che esce dal risultato di ieri: 25 per cento di astenuti (record dal 1969 a oggi) e 12 per cento di schede bianche. Questo vuol dire che Macron è un presidente di minoranza nel Paese, l’eletto di una battaglia per difetto più che per scelta. E non sa ancora con quale maggioranza dovrà governare: tra un mese ci saranno le legislative e grande favorita è la destra repubblicana di Fillon e Sarkozy, gli sconfitti della presidenziale.
È comunque la vittoria della Francia razionale e razionalista che nei lunghi, ultimi mesi dell’infelice presidenza socialista di François Hollande sembrava destinata ad essere sommersa dall’erede della Francia nera. Non è accaduto. Ed è una buona notizia anche per noi. La vittoria del Front National avrebbe innescato un domino imprevedibile, la caduta della Francia sarebbe stata più che simbolica. Una Bastiglia all’incontrario. Dopo Brexit, non ci sarà Frexit; dopo Trump non ci sarà Le Pen.
La storia dell’Europa può ricominciare e non può farlo senza il tandem franco-tedesco. Mai Angela Merkel si era tanto spesa sulle elezioni di un altro Paese. Ed è accaduto ben prima del ballottaggio: Emmanuel Macron era il candidato della cancelliera, sempre prudente, che nel 2012 aveva persino evitato accuratamente di farsi vedere con Nicolas Sarkozy. La riforma dell’Europa non può aspettare, si riparte dall’asse Parigi-Berlino. Il presidente della Commissione Juncker ha subito diffuso il suo messaggio: felice che i francesi abbiano scelto un avvenire europeo. Si schiarisce anche l’orizzonte tedesco in vista delle elezioni politiche dell’autunno, indipendentemente da chi vincerà, Merkel o il socialdemocratico Schulz. Da quando si è aperta la competizione tra loro, gli antieuropei dell’AfD hanno perso consensi e si sono spaccati. Quando li affrontano leader veri, com’è successo in Olanda (e prima in Austria), gli antisistema cedono. Nella vecchia Europa, per ora, va così.
In Francia la battaglia è stata diversa: un candidato giovane, senza partito, contro una candidata non nuovissima, ma con un vecchissimo partito. Macron con il suo movimento «En Marche!» ha certo compiuto un miracolo politico, favorito però dal crollo dei due storici rivali: socialisti e gollisti, caduti soprattutto per difetto dei loro fragili candidati. Macron è riuscito nella sintesi tra destra e sinistra: è un liberaldemocratico più che un socialdemocratico. Ha fatto le grandi scuole, SciencesPo ed Ena, poi ha lavorato alla banca Rotschild, è stato brevemente ministro dell’Economia, conosce la finanza e l’economia globale, ha fede nell’Europa e nei fondamenti della buona grammatica repubblicana, democratica ed universalistica francese.
Dopo essere stata per quasi un anno in testa a tutti i sondaggi Marine Le Pen non ha sfondato. Il suo risultato è considerevole ma nessuno aveva mai davvero previsto che potesse diventare presidente. Il dibattito tv di mercoledì scorso è stato catastrofico per lei: di fronte alla freddezza e competenza di Emmanuel Macron è caduta la maschera, la retorica è precipitata nel vuoto delle proposte, non ha saputo andare oltre slogan e confini dell’ultradestra. Se vogliamo dirla all’italiana, non ha saputo trasformarsi in un Grillo, è rimasta Salvini.
Per Emmanuel Macron è però decisivo saper parlare alla parte meno ideologica del suo elettorato, i nuovi poveri, le vittime a vario titolo della mondializzazione che hanno votato in maggioranza per il Front. Più difficile sarà per lui parlare a quel 19 per cento di elettori del rosso-verde Mélenchon che sono il grosso di astenuti e schede bianche.
Il nuovo, giovanissimo presidente ha però saputo sorridere e parlare con ottimismo. Erano anni che non accadeva in Francia. Non è poco: «Si apre una nuova pagina della nostra lunga storia: che sia quella della speranza e della fiducia ritrovata», ha detto ieri sera. E vale anche per noi.
Alcuni diritti riservati
vivicentro.it/editoriale
vivicentro/Macron ora deve affrontare un compito epocale
lastampa/La riconquista della Bastiglia CESARE MARTINETTI
VIDEO ViViCentro – Under 15, Juve Stabia-Parma: data e ora del match di ritorno, goditi il video inedito!
Il match di andata degli ottavi di finale dei playoff categoria Under 15 tra Parma e Juve Stabia, come sapete, si è concluso con il risultato di 0-0. Una gara ben giocata su un terreno di gioco allenatto dalla forte pioggia. Un pari e tutto da giocarsi al Menti. La gara di ritorno, infatti, si giocherà alle ore 11 di sabato 13 maggio. Vi proponiamo un video inedito con le immagini dell’ingresso in campo delle squadre.
UFFICIALE – SSC Napoli: “Maradona in campo al San Paolo, esibizione con i campioni del primo scudetto
Attraverso il proprio sito ufficiale, la SSC Napoli annuncia un evento in memoria dei 30 anni del primo scudetto azzurro della storia:
Il Napoli organizzerà una partita amichevole in una data da identificare tra il 2 e il 7 luglio per festeggiare il trentennale della conquista del primo scudetto del 10 maggio 1987.
All’incontro, che sarà disputato allo Stadio San Paolo con la partecipazione di tutti i calciatori di quella rosa che si renderanno disponibili, è stato invitato, naturalmente, anche Diego Armando Maradona.
Alla partita si uniranno anche i calciatori del Napoli di oggi. Saranno organizzate due squadre cercando di trovare il giusto mix tra ex campioni e campioni in attività. Non sarà semplice convincere una delle due squadre a rinunciare a Maradona, un’ipotesi è che Diego giochi un tempo con una squadra e uno con l’altra.
Si è deciso di organizzare la partita nella prima settimana di luglio per consentire a Sarri e ai suoi calciatori di prendere parte all’evento alla vigilia della partenza per Dimaro.
Una giornata straordinaria per celebrare e ripercorrere l’emozione di un indelebile trionfo che resterà per sempre nella memoria, nel cuore e nella meravigliosa storia azzurra.
La Juve Stabia di mister Carboni, ieri pomeriggio al Menti, ha battuto 1-0 il Taranto dell’ex Ciullo nell’ultima gara della regular season prima dei play off nei quali, le vespe, affronteranno il Catania.
Rosafio allo scadere ha regalato i tre punti ai gialloblù e al triplice fischio c’è stato il saluto alla curva della Juve Stabia carica più che mai in vista degli spareggi promozione Ma dopo la partita, mentre Capodaglio e compagni rientravano negli spogliatoi, il bulgaro Zhivko Atanasov, fermo ai box da mesi, si è allenato insieme al preparatore atletico sul sintetico del Menti mentre gli spettatori si apprestavano ad uscire dallo stadio.
Qualche scatto e qualche esercizio per lo stopper convocato anche dalla sua Nazionale.
Probabilmente Carboni non l’ha rischiato per poter contare su di lui nelle difficili gare dei play off.
Atanasov corre, un rientro importante per la Juve Stabia…
Živko Atanasov: il bulgaro che si è preso la difesa della Juve Stabia Nel calcio, come in ogni aspetto della vita, è meglio partire in sordina per crescere e…
Archiviata la gara contro il Taranto, per la Juve Stabia è già tempo di concentrarsi sui playoff. Il match di ieri ha lasciato sensazioni positive per la truppa di Carboni; il trainer toscano ha avuto la certezza di poter contare su “seconde linee” in grado di affiancarsi ai titolari in caso di necessità.
Così Salvi ha mostrato muscoli e lucidità, Camigliano si è dimostrato efficace e concreto e Rosafio si è confermato un soldatino tutto corsa e senso del gol. Le Vespe si catapultano quindi al primo turno playoff contro il Catania; l’accesso agli spareggi promozione rappresenta il primo risultato di una stagione, per la Juve Stabia, simile alle montagne russe.
Tutto è iniziato a Catania, con una sconfitta alla prima di campionato che fece tuonare il Presidente Manniello, deluso dall’eccessivo disfattismo che pervadeva la piazza; punto forse più alto della stagione gialloblù è stato il match ancora con il Catania del 22 dicembre, con i siciliani asfaltati al Menti dagli uomini, all’epoca, di Fontana. A vedere l’accoppiamento playoff con gli occhi del Destino, era quasi inevitabile che le Vespe si andassero subito a giocare il proprio sogno ancora contro la squadra rossazzurra. Citando una delle hit più famose di Jovanotti, possiamo dire la Juve Stabia in questa stagione ha fatto tutto e tutto c’è da fare.
Le Vespe hanno fatto tutto, partendo male, ma scalando poi la classifica con vittorie e bel gioco, fino ad arrivare in prima posizione; a gennaio però il tracollo, con la Società che ha esonerato Fontana per affidare la squadra a Carboni; con il tecnico toscano i gialloblú hanno ritrovato tranquillità e sicurezza.
Tutto c’è da fare perché comincia una nuova stagione, quella dei playoff. Mai come quest’anno non basterà essere perfetti in una o due gare, ma per un intero mese, puntando a sopraffare le 27 squadre in lizza per la promozione.
A ben vedere la frase “abbiamo fatto tutto e tutto c’è da fare” rappresenta in generale tutta la gestione Manniello. Il Presidente più vincente della storia stabiese, partendo da una retrocessione, ha vinto, ha rivinto, si è confermato in Serie B per poi ricadere in Lega Pro. Ora ricomincia il percorso che Manniello conosce ormai bene, con quei quei playoff, tanto belli quanto amari per i tifosi stabiesi. Se, andando indietro con la mente, gli spareggi promozione evocano ricordi felici, con Molinari e Tarantino mattatori nel 2011, il precedente più recente fa ancora soffrire i tifosi stabiesi. Quel gol assurdamente annullato a Gomez evoca ancora fantasmi per i gialloblù e siamo certi che Ripa e Cancellotti, che a Bassano erano in campo, avranno tanta voglia di vendicare l’ingiustizia subita.
Sarà fondamentale affrontare i prossimi interminabili giorni in modo unito; l’impresa non è certo facile ma rifacendoci alle parole di un sognatore coi capelli bianchi “non succede ma se succede..”.
NOTIZIE AS ROMA – “È stato molto bello vedere tutti i tifosi applaudire Totti e la sua mostruosa classe, ma la squadra viene sempre prima di tutto. L’allenatore ha fatto il cambio giusto, perché stiamo combattendo per l’accesso alla Champions League. E comunque se avesse messo Totti gli ultimi cinque o sei minuti qualcuno avrebbe detto che non sarebbe stato rispettoso. Spalletti?Non potrei biasimarlo se dovesse lasciare la Roma, perché i media scrivono sciocchezze ogni settimana. Aspettate la fine della stagione perché avrò molto da dire, vi racconterò tutta la storia” ha chiosato Pallotta, riferendosi a Totti.
Con queste dichiarazioni rilasciate a Il Messaggero, il patron giallorosso ha detto la sua sull’ennesimo polverone sollevatosi ieri sera dopo Milan-Roma. Al 38′ del secondo tempo sul risultato di 3-1 in favore dei giallorossi, infatti, Spaletti aveva sostituito Dzeko con Bruno Peres anziché con Totti, negando al capitano la giusta ovazione del pubblico di San Siro alla sua ultima partita disputata in quello stadio. La cosa ha mandato di traverso la vittoria per 4-1 al popolo romanista, che ha messo il proprio allenatore alla gogna sui social. Spalletti ai microfoni di Sky è esploso ed oggi sono arrivate puntuali parole di solidarietà e sostegno per lui da parte del presidente. Il futuro di Spalletti sembra, dunque, sempre più lontano dalla capitale.
La prima telefonata di Emmanuel Macron è con Angela Merkel: in agenda hanno il rilancio dell’asse franco-tedesco per un’Europa a due velocità.
Merkel trova una sponda per una Ue a più velocità
La telefonata con la cancelliera: a Berlino la prima visita da presidente. La Germania vuole far ripartire e rafforzare l’asse franco-tedesco
BERLINO – II cambio di velocità del motore franco-tedesco verrà suggellato simbolicamente stasera a cena con l’arrivo a Berlino di François Hollande, che verrà accolto da Angela Merkel in cancelleria per la sua visita di congedo.
Il viaggio di Hollande segna la chiusura di un capitolo che, agli occhi della Germania, si è rivelato piuttosto deludente e l’apertura di una nuova fase. Violando una tradizionale regola che impone al governo tedesco di non prendere posizione a favore di un candidato in un’elezione all’estero, Berlino ha fatto fin troppo apertamente il tifo per Emmanuel Macron.
Una scelta – criticata da chi temeva potesse rivelarsi un assist a favore di Marine Le Pen – che ha una doppia ragione. Una «negativa»: il timore, cioè, di un’implosione del progetto europeo in caso di trionfo della leader del Front National. Non a caso le reazioni alla vittoria di Macron arrivate ieri dalle sponde della Sprea mettevano tutte l’accento sull’Europa. La prima a congratularsi è stata Merkel tramite il suo portavoce, Steffen Seibert: «È una vittoria per un’Europa forte e unita e per l’amicizia franco-tedesca». L’ha seguita a ruota Theresa May, che l’Europa la vuole lasciare e che ha bisogno di una Francia più malleabile o quantomeno dialogante sul processo Brexit. Hollande, infatti, in questi 12 mesi ha rappresentato il volto più arcigno della Ue.
Ma è Berlino attorno a cui ruota tutto. Il governo è compatto nel salutare entusiasticamente Macron. Il ministro degli Esteri, Sigmar Gabriel parla di «buona giornata per la Francia! Ed è una buona giornata per l’Europa e per la Germania», si unisce al coro anche il presidente tedesco Frank-Walter Steinmeier: «Sono contento che la maggioranza degli elettori francesi abbia deciso a favore del cosmopolitismo, di un’Europa unita e di una cooperazione stretta e amichevole con la Germania». E poi c’è una ragione «positiva» per il tifo pro-Macron: la doppia speranza che possa fare le riforme necessarie per rimettere in moto la Francia – secondo partner commerciale della Germania dietro la Cina e davanti gli Usa – e dare uno scossone al motore franco-tedesco.
Una speranza riassunta al meglio nella telefonata che Merkel ha fatto ieri sera a Macron nella quale ha elogiato il suo impegno in campagna elettorale a favore di un’Unione europea unita e cosmopolita. Da mesi Merkel e Schäuble insistono sulla necessità per la Ue di cambiare passo, prendendo decisioni in modo più rapido e selezionando delle priorità su cui concentrarsi. Per l’Europa a più velocità Berlino spera insomma nella sponda francese. I temi non mancano, a partire da difesa e sicurezza. In realtà il successo di Macron, che giunge a quattro mesi dalle politiche tedesche, apre un fronte interno anche al governo federale. Se dalla Csu Hans Michelbach mette in guardia da aspettative eccessive, ricorda che Macron è rimasto vago su molte promesse e avverte che non è chiaro se riuscirà ad avere una maggioranza in parlamento per fare le riforme, il ministro socialdemocratico Gabriel preme sull’acceleratore: «Noi tedeschi siamo ora chiamati a sostenerlo, chi fa le riforme non può essere costretto al tempo stesso a seguire una linea rigorosa di austerity, in quanto ciò rende impossibile investire sulla crescita e produce meno posti di lavoro, non di più». Per questo, ha aggiunto, «adesso dobbiamo rinunciare alla nostra ortodossia di politica finanziaria, noi tedeschi dobbiamo lavorare coi francesi a un fondo d’investimento franco-tedesco. Ora la Germania deve assumersi responsabilità insieme alla Francia».
Alcuni diritti riservati
vivicentro.it/politica
vivicentro/Emmanuel Macron vince e chiama subito la Merkel
lastampa/Merkel trova una sponda per una Ue a più velocità ALESSANDRO ALVIANI – BERLINO
Il capo del’Isis in Afghanistan, Abdul Hasib, è stato ucciso in un raid guidato dalle forze speciali afghane nella provincia orientale di Nangarhar al confine con il Pakistan. Lo ha reso noto il presidente afghano Ashraf Ghani che su Twitter afferma che il governo è ”fortemente impegnato per annientare i gruppi terroristici nel paese e garantire la sicurezza alla popolazione afghana”.
La conferma della morte di Abdul Hasib è giunta anche dall’esercito americano, e il comandante delle forze statunitensi in Afghanistan, il generale John Nicholson, ha definito l’operazione ”un altro passo importante” della campagna per eliminare i terroristi nel paese. Eppure il 27 aprile scorso un portavoce del Pentagono ne aveva anticipato la notizia: ”Crediamo di avere ucciso Abdul Hasib, ma abbiamo aperto una inchiesta per esserne certi”.
L’annuncio* di oggi da parte dei servizi stampa del presidente afghano sembra aver fugato quell’incertezza.
LA NUOVA STRATEGIA
Lo scorso aprile il governo dell’Afghanistan aveva varato una ”nuova strategia” contro i militanti dell’Isis concentrati nella provincia orientale di Nangarhar, con l’obiettivo di eliminarli sulla base di specifiche istruzioni del capo dello stato e ”nuove direttive”. Da almeno due anni infatti i seguaci del ”Califfo” Abu Bakr al-Baghdadi stanno cercando di installare un loro quartier generale nei distretti di Nangarhar, e nel contempo hanno realizzato numerosi cruenti attentati.
Atrio antistante Unità Operativa Chirurgia Pediatrica del Presidio Ospedaliero di Pescara
Via Fonte Romana n. 8 – 2° piano
Venerdì 12 Maggio2017 alle ore 16.30, presso l’Atrio antistante l’Unità Operativa di Chirurgia Pediatrica del Presidio Ospedaliero di Pescara, sito in Via Fonte Romana n. 8 – 2° piano, si terrà il secondo concerto dell’iniziativa “Musica in Ospedale”, un progetto sperimentale di umanizzazione dei luoghi di cura, mediante la musica da condividere con i pazienti/utenti ed il personale dipendente.
L’iniziativa può contribuire a migliorare il ruolo dell’Ospedale facendolo divenire non solo luogo di cura, ma anche di vita sociale, di integrazione, di cultura.
Emmanuel Macron vince il ballottaggio con Marine Le Pen e diventa il nuovo presidente francese. Ora dovrà passare alla prova dei fatti: nel suo programma lotta alle diseguaglianze e al terrorismo, difesa dell’ambiente e impegno per un legame più stretto fra l’Europa ed i suoi cittadini.
Governare la globalizzazione per far crescere il Paese e l’Europa
Una ricetta liberista con sgravi alle imprese e meno burocrazia
PARIGI – Una Francia più moderna e globalizzata. Dove la mondializzazione non sia più vista come un problema, ma come un fenomeno benefico da gestire, assieme all’Europa: c’è tutto questo nel libro dei sogni di Emmanuel Macron. Che realizzerà il suo programma con un’équipe insolita ed eterogenea.
La squadra
Fanno parte della squadra iniziale, i primi convertiti al macronismo, due politici socialisti (e che dal Ps hanno preso le distanze), Richard Ferrand e Gérard Collomb. Quest’ultimo, 69 anni, sindaco di Lione dal 2001 (all’origine della rinascita della città), figlio di un operaio e laureato in Lettere classiche, ha sempre collaborato in maniera pragmatica con le opposizioni e con le imprese, scrutato per questo con diffidenza dai socialisti puri e duri: è il prototipo della politica realista formato Macron. Che poi si è imbarcato dietro di tutto: l’economista Jean Pisani-Ferry (già collaboratore di Dominique Strauss-Kahn, come tanti esperti utilizzati dal neopresidente), startupper più o meno giovani (il magnate delle telecom Xavier Niel sarebbe uno dei suoi), il centrista François Bayrou, l’eurodeputata Sylvie Goudard (una delle rarissime donne). E, tra gli outsider, Jean-Marc Borello (ex pr di discoteche che ha fatto fortuna nell’assistenza sociale) e il matematico Cédric Villani. Mondo vario e stimolante, per alcuni. Armata Brancaleone secondo altri.
Il progetto di Macron è definito social-liberale o liberal-libertario, altri lo identificano come una versione aggiornata della vecchia tradizione socialdemocratica. Aperto e «di sinistra» sui temi di società e decisamente liberista (di destra?) sull’economia, ecco alcune delle misure previste dal neopresidente per ridare ossigeno a un Paese che non cresce a sufficienza: riduzione della spesa pubblica di 60 miliardi in 5 anni; 120 mila posti in meno nella funzione pubblica; fiscalmente, intende limitare la patrimoniale, la tassa sui più abbienti, solo agli investimenti immobiliari e alleggerire i contributi sociali a carico delle imprese, per stimolare nuove assunzioni; vuole introdurre più flessibilità sul mercato del lavoro, attualmente assai rigido, cercando di sostenere chi si vuole lanciare in nuove attività, in un Paese dove il lavoro dipendente rimane la massima aspettativa (estendendo, ad esempio, il sussidio di disoccupazione anche ad artigiani e liberi professionisti). Sogna una Francia meno rigida e burocratica (più anglosassone), con una pensione «a punti», mentre sul regime lavorativo delle 35 ore saranno le imprese a decidere: pragmatico per alcuni, vago per altri.
La sua idea d’Europa
Super europeista, guarda ad Angela Merkel come al suo riferimento principale e alla restaurazione del tandem franco-tedesco come a una priorità. Ma ha pure velleità di cambiamento: pensa a un budget, un Parlamento e un ministro delle Finanze per l’eurozona. Poi, vuole imporre l’accesso agli appalti pubblici nella Ue solo alle imprese che realizzino almeno la metà del loro fatturato in Europa: una strizzatina d’occhio al «protezionismo intelligente» della Le Pen.
I primi (difficili) passi
In questi giorni dovrà scegliere il suo primo ministro e la composizione del Governo, ma dovrebbe annunciarli dopo il passaggio di consegne all’Eliseo, con François Hollande, previsto il 14 maggio. Poi, un inizio tutto in salita: l’11 e il 18 giugno si svolgeranno le elezioni legislative. Resisterà il nuovo esecutivo macronista a quelle consultazioni? E se «En Marche!» non riuscisse a conquistare la maggioranza parlamentare? Già durante l’estate il neopresidente ha promesso di agire per decreto, cominciando a varare una riforma del mercato del lavoro, che andrà al di là della già contestatissima legge El Khomri, approvata l’anno scorso. Sperando che prima i sindacati non scendano in piazza.
Alcuni diritti riservati
vivicentro.it/politica
vivicentro/Emmanuel Macron ha vinto, ora dovrà passare alla prova dei fatti
lastampa/Governare la globalizzazione per far crescere il Paese e l’Europa. LEONARDO MARTINELLI – PARIGI
Baronissi (SA) – Non c’è stato nulla da fare per il signor Raffaele D’Arco, 61 anni, originario del piccolo comune in provincia di Salerno, che ieri mattina ha perso la vita in seguito ad una banale caduta.
Si trovava nel suo appartamento in via Nunzio Pagliara, fin quando, come era solito fare di domenica, era giunto il momento di uscire con sua sorella, una donna che soffre di deambulazione e per questo costretta su una sedia a rotelle.
Una distrazione, un piede poggiato male e la fatale caduta: è scivolato lungo le scale della sua abitazione, sbattendo violentemente la testa. L’uomo è morto sul colpo.
Sul luogo sono giunti i carabinieri ed il medico legale per effettuare i rilievi del caso.
Un’avvenimento che ha lasciato sotto shock l’intera cittadina di Baronissi. Raffaele era molto conosciuto dai suoi concittadini perché viveva di impieghi saltuari e il suo nomadismo lavorativo gli aveva concesso di conoscere molta gente, la stessa che ora lo compiange.
Macron, il trionfo è un Inno alla gioia: “Proteggerò e unirò la Francia”
Il vincitore parla al Louvre davanti a migliaia di sostenitori: non fischiate Le Pen. Sul palco accompagnato dalla musica simbolo europeo: è una nuova pagina
PARIGI – È sulle note dell’Inno alla gioia, l’inno europeo, che il più giovane presidente della Repubblica che la Francia abbia mai scelto, Emmanuel Macron, arriva a ringraziare i suoi sostenitori all’ombra della piramide del Louvre. «Tutti mi dicevano che era impossibile: ma non conoscevano la Francia! Avete vinto, la Francia ha vinto», scandisce emozionato il 39enne sconosciuto fino a tre anni fa, mai eletto a nulla, senza un partito alle spalle, «e dico agli elettori di madame Le Pen che farò di tutto in questi cinque anni perché non abbiano più nessuna ragione per votare gli estremi», garantisce fermando i fischi che partono all’indirizzo della sfidante sconfitta, «non fischiate, hanno espresso una collera che va ascoltata».
Arriva sul palco dopo una lunga passeggiata a piedi, solitaria, nella piazza del Louvre, «questo luogo percorso dalla nostra storia», che ben lo rappresenta: né di destra né di sinistra, né la Bastiglia dei socialisti né la Concorde di Sarkozy. Dedica un pensiero a loro, i militanti che sfidano il freddo per aspettarlo, ma anche a chi lo ha votato solo per fermare il Fn, «conosco i nostri disaccordi, li rispetterò, ma restando fedele agli impegni assunti: difenderò la Repubblica». A tutti, ricorda che «porteremo avanti l’audacia, il mondo aspetta che la Francia lo sorprenda, è quello che faremo», difendendo sempre «lo spirito dei Lumi», senza «niente cedere alla paura, alla divisione, alla menzogna». E lui, da presidente, promette di lavorare per il Paese «nel nome del nostro motto: libertà, eguaglianza, fraternità, vi servirò con amore». Cori, sventolio di bandiere, e sul palco, sulle note della Marsigliese, salgono la moglie Brigitte, la première dame accolta da un boato della folla e presa per mano dal presidente, i suoi tre figli, i sette nipoti, la famiglia allargata Macron.
Poco prima, in attesa di concedersi al bagno di folla, è dal comitato elettorale blindato che ha pronunciato il breve discorso «ufficiale» da capo dello Stato eletto: «Non nego le difficoltà economiche, sociali, l’abbattimento morale. Sono cosciente delle divisioni che hanno portato a voti estremi, e le rispetto», dichiara, ma «sarà mia responsabilità lottare contro tutte le forme di diseguaglianza, voglio garantire l’unità della nazione». Una Francia che ha un solo luogo in cui stare: «Difenderò l’Europa, la comunanza di destini che si sono dati i nostri popoli, è in gioco la nostra civiltà», promette ai francesi che da Nizza ai Pirenei lo stanno seguendo davanti alla tv, e anche a chi lo guarda da oltre frontiera. Dieci minuti per tracciare «la nuova pagina che si apre»: una sorta di manifesto che va dalla lotta al terrorismo all’economia – il lavoro, le tasse – fino all’attenzione per il sociale e le diseguaglianze. Passando per l’Europa da rifondare, e i ripetuti cenni all’ambiente e all’emergenza climatica. Oltre alle fratture da riparare nella società: mentre lui parla, nel quartiere di Ménilmontant scoppiano tafferugli tra giovani antifascisti e polizia.
I primi dati lo danno 65,8 per cento contro il 34,2 di madame Le Pen, a cui rivolge significativamente «un saluto repubblicano». Non è l’82 a 18 del 2002, quando la Francia sotto choc per l’approdo al secondo turno di papà Le Pen accorse in massa a votargli contro; oggi l’indignazione è molto più contenuta, e infatti anche l’affluenza cala, l’astensionismo supera il 25 per cento e le schede bianche fanno il record del 12 per cento. Ma è una vittoria netta.
La vittoria dell’ottimismo sulla paura, secondo i sostenitori. Delle élites sul popolo, per i detrattori. Di sicuro, è la vittoria che mostra la voglia di cambiamento dei francesi, che al primo turno hanno eliminato il candidato socialista con la seconda peggiore performance della Quinta repubblica e quello neogollista.
Cambiare facce, rinnovare la vita pubblica, moralizzare il Paese. Marine Le Pen prometteva di farlo come forza antisistema, come la riscossa degli esclusi sui salotti buoni. La Francia delle campagne l’ha portata a un passo dall’Eliseo, ma alla fine quel Fronte repubblicano che ha sempre fatto argine all’estrema destra si è ricomposto. In modo meno rumoroso del passato, ma lo ha fatto e ha fermato un Fronte nazionale che a destra fa paura per le sue ricette economiche e a sinistra per le posizioni sulle questioni sociali.
Con il giovane ex ministro dell’Economia di François Hollande, con il suo movimento «En marche!» nato dal nulla appena un anno fa, ha vinto la visione di un Paese stanco ma capace di rialzarsi, spaventato ma percorso dalla speranza. La proposta di un under 40 che rivendica il fatto di essere fuori da tutti i partiti, che promette un governo di giovani e nuovi alla politica, di rimuovere i blocchi che rallentano il Paese. E, in un clima diffuso anti-europeo, ha vinto il candidato più europeista di tutti, che ai suoi comizi distribuiva le bandiere blu con le dodici stelle.
Ha vinto ma il rischio è che in una larga parte della popolazione non abbia convinto. Avrà ora il compito di far ricredere tutti quelli che lo hanno votato solo per evitare il rischio Fn, ma che ancora gli rimproverano il passato da banchiere di Rotschild. E, soprattutto, avrà il delicato compito di pacificare il Paese, di ricomporre fratture e lacerazioni: «Sarà una responsabilità immensa riconciliare questa Francia», diceva già negli ultimi incontri pubblici.
Entro domenica ci sarà l’insediamento e il passaggio di consegne. Tra i socialisti, c’è chi ricorda ancora come il 21 aprile 2002, il successo al primo turno di Le Pen scolpito nella memoria collettiva della nazione, su Parigi splendeva beffardo un bel sole. Sulla sconfitta del Fronte, sull’arresto del populismo alle porte dell’Eliseo, ieri, soffiava un venticello gelido. Un vento nuovo.
vivicentro.it/politica
vivicentro/Macron vince e annuncia: ”Difenderò il destino comune dei nostri popoli”
lastampa/Macron, il trionfo è un Inno alla gioia: “Proteggerò e unirò la Francia” FRANCESCA SCHIANCHI – INVIATA A PARIGI