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Pasticcio burocratico sul Colosseo
Cultura

Pasticcio burocratico sul Colosseo

Il ministro dei Beni Culturali non poteva creare il nuovo Parco archeologico del Colosseo, c’è stato uno “straripamento di potere”: è quanto sostiene il Tar del Lazio nella sentenza con cui ha dato ragione alla sindaca di Roma Virginia Raggi che si è opposta al nuovo parco fin dall’inizio.

Tar-Franceschini 2 a 0, bocciato il Parco del Colosseo

Dopo la sentenza sui direttori dei musei, il tribunale del Lazio dà ragione alla sindaca Raggi contro il ministro della Cultura

ROMA – Il ministro dei Beni Culturali non poteva creare il nuovo Parco archeologico del Colosseo, c’è stato uno «straripamento di potere»: è quanto sostiene il Tar del Lazio nella sentenza con cui ha dato ragione alla sindaca di Roma Virginia Raggi e al vicesindaco Luca Bergamo che del nuovo Parco sono stati fieri nemici fin dall’inizio al punto da decidere di sfidare il governo presentando un ricorso ufficiale contro la nuova creatura nata all’interno delle stanze del ministero.

«Purtroppo non posso dire che sono stupito…», commenta il ministro Franceschini. «Stesso Tar, stessa sezione della sentenza sui direttori stranieri. Fatico però a capire perché 31 Musei e Parchi Archeologici autonomi, dagli Uffizi a Pompei, vadano bene e il trentaduesimo, il Parco del Colosseo, giuridicamente identico a tutti gli altri, invece no. Leggeremo la sentenza, cosa per ora impossibile, e ovviamente la impugneremo subito».

È la seconda bocciatura nel giro di due settimane per il ministro Franceschini. La prima era arrivata il 25 maggio con l’annullamento di fatto della nomina di cinque direttori di musei secondo una selezione voluta proprio dal titolare del Mibact. La nuova sentenza negativa è altrettanto dura. Si riferisce a un’altra operazione che il ministro Franceschini ha deciso in prima persona, la creazione del Parco Archeologico del Colosseo, 78 ettari di capolavori nel cuore di Roma, un’area pari quasi al doppio di quella di Pompei, gioiello di incassi e visitatori. Oltre al Colosseo comprende Palatino e Foro Romano, e crea per gestirli una Soprintendenza separata da quella precedente che li controllava.

Secondo il Tar del Lazio, però, le norme non attribuiscono «alcun potere generale di riorganizzazione anche degli uffici dirigenziali generali al ministro, ma un potere organizzativo limitato a consentire la soppressione, la fusione o l’accorpamento di uffici, in funzione di particolari esigenze tra le quali anche quella di “garantire il buon andamento dell’amministrazione di tutela del patrimonio culturale”».

Non è tutto. Oltre a un eccesso di potere, secondo i giudici è stato anche violato il «principio della leale collaborazione tra enti». Per il Tar del Lazio, con l’istituzione del Parco il Campidoglio avrebbe anche subito dei danni, perdendo parte degli incassi, e la città avrebbe risentito della sua unità archeologica. Anche per questo i giudici amministrativi hanno ritenute fondate le censure con le quali Roma Capitale «si duole del fatto che non vi sia stata alcuna condivisione delle scelte che hanno portato alla individuazione di tale area limitata di competenza del Parco archeologico del Colosseo».

La conclusione, come si avverte nella sentenza, è la illegittimità (e, quindi, l’annullamento) anche del bando della selezione pubblica per il conferimento dell’incarico di direttore e del parco archeologico del Colosseo.

«Hanno vinto i cittadini – scrive la sindaca Virginia Raggi commentando la sentenza -. Bene Tar, sconfitto tentativo governo. Roma resta di tutti». E aggiunge: «Questo mi sembra un momento importante e positivo per riprendere un discorso sulla gestione integrata e unitaria del patrimonio culturale della città così come proposto più volte dall’amministrazione capitolina al ministero dei Beni culturali».

Anche più soddisfatto è Luca Bergamo, il vicesindaco, che è sempre stato in prima linea nell’opposizione al progetto: «Una decisione positiva e importante che consente di riprendere il discorso su una visione unitaria e integrata del patrimonio culturale della città. Questo non può essere visto semplicemente come asservito al turismo, ma può essere la carta vincente di Roma e del Paese per diventare protagonisti nella produzione culturale».

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