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Maturità, seconda prova
Cultura

È il giorno della seconda prova, il vero scoglio della maturità

Maturità, seconda prova. E’ il test più temuto dagli studenti dopo l’orale. Una piccola guida di sopravvivenza

Disconnettere la testa dalla prima per poter dire « buona la seconda ». Facile a dirsi, un po’ meno a farsi. Scaricata con la prova d’italiano qualche briciola d’ansia, oggi gli studenti si trovano davanti al vero, possente, scoglio: il secondo scritto. Lo dicono i sondaggi, come quello di Skuola.net con oltre 5 mila studenti, in cui il 32% ha designato il colloquio come il proprio incubo più tormentato, seguito a ruota, 31%, proprio dalla prova odierna.

Ma lo dicono anche le statistiche del Miur: l’anno scorso il voto medio di seconda prova è stato di 11.2 su 15, il più basso tra gli scritti. Conoscenze e competenze entrano in gioco a tutto campo, rubando spazio all’estro, alla creatività e all’arte dell’arrangiarsi. E, accanto a loro, l’emotività. Con l’incognita che l’eco del giorno precedente possa influire sulla prestazione. «La prima prova ha un aspetto positivo: ti mette di fronte al tuo ostacolo, al tuo mostro, ti permette di sfatare il mito dell’esame e abbassare il livello di ansia – spiega Maura Manca, psicoterapeuta e direttrice della rivista online «AdoleScienza» -. È da evitare il catastrofismo cosmico da post consegna del compito: passare le ore a rimuginare su quanto fatto è inutile, così come è dannoso il vortice di confronti con i compagni e il web. La tendenza diventa alimentare il pessimismo e amplificare i lati negativi: si dà una valutazione soggettiva, spesso errata, che mina l’umore e inficia la seconda prova. Il rischio reale è presentarsi senza grinta e con le motivazioni annacquate».

«Un problema che non ha soluzioni non è un problema, ma un dato di fatto: il compito di ieri è chiuso, non c’è azione che possa cambiarlo. È il momento di passare al prossimo: lì si ha possibilità di incidere, ottenere il massimo della performance, spinti dalla voglia di dimostrare il proprio valore – dice l’astronauta Luca Parmitano -. I ragazzi devono dosare le energie e ricaricare le pile. Staccare. La mente è sotto stress: inutile tentare di inserire altri contenuti; adesso è l’ora di raccogliere i pensieri attorno a quello che già si sa. Di acquisire fiducia nella propria preparazione e nella capacità di saperla esprimere. Un cervello rilassato rende mille volte di più».

Per chi invece durante gli scritti si fosse trovato davanti a un blocco totale niente paura: ancora una volta la colpa è dell’emotività. «Può succedere, ed è quello che lo studente si deve dire subito – aggiunge la Manca -. Il senso di sfiducia non deve prevalere, per non mettere a repentaglio l’intera maturità: si è sbagliata una prova ma, per fortuna, ce ne sono altre. Bisogna ripartire da zero, senza sensi di colpa. In questo caso il sostegno dei genitori può essere determinante». L’ultimo appello, infine, è per chi pensa di aver svolto egregiamente il tema. «Autoconvincersi che sia andato tutto benissimo è rischioso – conclude -. È necessario mantenere attivo uno stato d’allerta: rilassarsi troppo può rendere disattenti e poco reattivi. Bisogna trovare un equilibrio: non piangersi addosso e non lodarsi senza misura, ma tentare di dare il massimo. Qui ed ora».

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vivicentro.it/cultura –  lastampa / È il giorno della seconda prova, il vero scoglio della maturità FEDERICO TADDIA

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