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Archeologia Cultura

Non tutto era “Rosso Pompeiano”: a Pompei e ad Ercolano le pareti erano giallo ocra

Con la definizione di Rosso Pompeiano si rimanda alla memoria le caratteristiche pareti di Pompei ed Ercolano. Spesso il rosso è stato il segno di riconoscimento dell’impero romano proprio dettato da queste celeberrime immagini.

Il Rosso Pompeiano è stato uno dei colori predominanti dei quattro stili identificati dall’archeologo tedesco August Mau, nella seconda metà del XIX secolo basandosi sugli scritti di Vitruvio.

Nella città romana di Ercolano, in passato, sono state individuate 246 pareti rosse e 57 giallo ocra.

Secondo alcuni studi del 2011 condotti da Sergio Omarini (ricercatore dell’istituto di Ottica del consiglio Nazionale delle ricerche, INO-Cnr, di Firenze), sarebbero invece da rivedere tali numeri. Grazie all’uso di uno strumento chiamato spettrofotocolorimetro, che misura il colore e le fluorescenze x, si è arrivati ad una nuova teoria. Infatti, le pareti in rosso sarebbero solo 165 e le altre 138 in giallo ocra.

Non è certo un’illusione ottica, ma il calore dei gas emanati durante la famosa eruzione del 79 d.C., avrebbe cambiato il giallo delle pareti delle case romane in rosso, divenuto poi simbolo della pittura romana.

A confermare questa teoria sarebbe l’assenza, nelle pareti rosse, del minio e del cinabro; tipici elementi chimici utilizzati dai romani per ottenere il colore rosso porpora delle pareti.

Nelle dimore di Ercolano, aguzzando un po’ l’attenzione è facile individuare tale anomalia nelle crepe delle pareti.

Per gli addetti ai lavori questa notizia non è stata una grande sorpresa, infatti, ne parlavano Vitruvio e Plinio. I due storici ci informano che scaldando il bianco di piombo si otteneva il colore rosso.

Le cromature delle pitture parietali romane sono sempre stati un vero mistero per gli archeologi, perché spesso non si hanno notizie dei vari elementi che li componevano. Alcuni colori, come il porpora, non sono giunti sino ai nostri giorni lasciando un amaro in bocca ai ricercatori.

Come sempre lo studio del passato apre le porte a nuovi misteri non sempre riuscendo a chiuderle.

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