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Renzi apre al confronto: pronto a cambiare l’Italicum

Matteo Renzi nella Valle dei Templi con Angelino Alfano e il governatore Rosario Crocetta (ansa)
Matteo Renzi nella Valle dei Templi con Angelino Alfano e il governatore Rosario Crocetta (ansa)

La minoranza del Pd voterà alla Camera la mozione di Sel per smontare tutta la legge. Il premier però apre al confronto

ROMA – «Renzi dice di esser sincero, che è disposto a cambiare la legge elettorale. Eh no, io mi sono giocato tutto due anni fa, non ho votato la fiducia su quella riforma e mi sono dimesso da capogruppo, ora o lui prende in carico la questione, oppure l’unica via per smontare l’Italicum è votare no al referendum». Roberto Speranza si prepara alla battaglia finale, quello che si aspetta oggi dal premier nel discorso di chiusura alla festa dell’Unità non è solo «un ammiccamento»: ma l’ammissione di un errore e una marcia indietro di Renzi. Che però non arriveranno. «Prima facciamo la legge elettorale per il Senato», si limita a dire la Boschi. Il pressing a cambiare la legge elettorale però è sempre più forte e il premier non è insensibile, «io non do importanza alla decisione della Consulta, anche se dice sì, noi siamo pronti a cambiare l’Italicum se serve», dice rispondendo ad una sollecitazione in tal senso di Napolitano. «L’Italicum non piace? E che problema c’è? Discutiamola, approfondiamola, ma facciamo una legge elettorale migliore di questa, non accetteremmo mai una legge elettorale peggiore di questa. La mia apertura è vera», assicura però il leader Pd.
Prova del nove a ottobre

Il primo banco di prova di questa apertura arriverà a breve in Parlamento. Il 13 settembre la capigruppo di Montecitorio dovrà fissare la data del voto di una mozione presentata da Sel a luglio: una mozione rinviata a suo tempo, che verrà calendarizzata ai primi di ottobre, in cui Sinistra Italiana chiede di provvedere alla modifica di una legge bocciata tout court nella premessa. La minoranza Pd voterà a favore e il Pd si spaccherà: la maggioranza renziana voterà contro, ma dovrà dimostrare un «atteggiamento politico» diverso, non potrà esimersi da un qualche impegno a rimettere mano alla materia. Magari aprendo un tavolo di ascolto dei vari partiti, convocando una Direzione del Pd ad hoc, o magari un’assemblea dei gruppi parlamentari del partito. Il che non basterà a risolvere il nodo, poiché a chiedere non una semplice modifica, bensì una legge del tutto nuova sul modello del Mattarellum di antica data, quello con i collegi e lo scontro uno contro uno, è quel pezzo di sinistra che fa capo a Speranza e Bersani. Citato ieri perfino da Napolitano nell’intervista in cui l’ex Presidente perora le ragioni del sì al referendum, ma chiede con forza di cambiare la legge elettorale. Definendo il Mattarellum 2.0 di Speranza e compagni una proposta degna di considerazione, insieme ad eventuali altre.

Ed è questo il punto che Renzi toccherà oggi alla festa dell’Unità di Catania. Dove confermerà che c’è la disponibilità a confrontarsi, ma bisogna prima verificare se c’è (e su che cosa), la stessa disponibilità anche negli altri interlocutori. Tradotto, è tutto da vedere se anche gli altri detrattori dell’Italicum hanno proposte da fare e se vogliono presentarle prima del referendum o no. E soprattutto non si fanno passi indietro, il che nella visione di Renzi riportata dai suoi è che non si torna indietro dal ballottaggio, perché garantisce la governabilità.

La mediazione possibile

Speranza e compagni invece chiedono due cose: «Basta nominati, cioè evitare che il 70% degli eletti siano scelti dai partiti col meccanismo dei capilista bloccati. Ed evitare che un partito possa con una maggioranza risicata al primo turno prendersi tutto al ballottaggio. Bisogna fare sul serio, calendarizzare subito proposte su un testo base in una Camera prima del referendum». Sul Mattarellum 2.0 sono convinti di avere i voti di un pezzo della sinistra, ma non quelli dei grillini e Forza Italia. Chi conosce bene Renzi e conosce bene la materia, si lancia in una previsione su cosa farà invece il premier per sminare il campo del referendum. Non cancellare il ballottaggio, ma concedere il premio di maggioranza alla coalizione che vince, anziché al partito più votato. Modifica che potrebbe tacitare la fronda dei compagni, anche se loro negano indignati. Ma che farebbe infuriare i grillini, perché con il premio alla coalizione Berlusconi e la destra potrebbero tornare competitivi e superarli al primo turno. Sarebbe questa forse la sola mediazione possibile.

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lastampa/Renzi pronto a cambiare l’Italicum, battaglia in aula già a ottobre CARLO BERTINI

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