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Il piano Ue per i migranti: niente navi europee nei pattugliamenti in acque libiche

Il piano della Ue per i migranti

La bozza del vertice Ue sui flussi migratori in agenda per venerdì non prevede navi europee nelle acque libiche: sarà la Guardia Costiera di Tripoli a intercettare i migranti diretti in Europa e riportarli a terra, ovvero attuare i cosiddetti respingimenti. La strada verso una soluzione che garantisca anche il rispetto dei diritti umani è però ancora intricata.

Il piano della Ue per i migranti. “La Libia farà i respingimenti”

La bozza del vertice sui flussi: niente navi europee nei pattugliamenti. I 28 divisi su rimpatri e campi. L’ambasciata tedesca in Niger: sono lager

BRUXELLES – «Stiamo camminando sul filo del rasoio». Tra i diplomatici al lavoro sul documento finale del prossimo summit Ue, in programma venerdì a Malta, c’è questa convinzione. Il vertice dei capi di Stato e di governo sarà dedicato ai flussi migratori nella rotta centro-mediterranea, con un focus sulla Libia. «L’urgenza della situazione – si legge nell’ultima bozza circolata ieri tra gli sherpa – richiede ulteriori misure operative». Per questo bisogna agire «rapidamente e in modo determinato». Con un dettaglio da non sottovalutare: l’Ue darà il suo «sostegno agli sforzi e alle iniziative dei singoli Stati membri che si stanno impegnando in Libia». Il riferimento è al piano del governo italiano promosso dal ministro Marco Minniti: l’Italia è stata il primo Paese occidentale ad aver riaperto la sua ambasciata. Ieri anche la Turchia ha seguito la stessa strada.

Ma il dossier su Libia e migranti si gioca su due diversi terreni, altrettanto scivolosi: quello legato al rispetto dei diritti umani – per le condizioni in cui vivono i migranti nei centri sulla terraferma – e quello, più geopolitico, che ha a che fare con i rapporti con la Russia di Vladimir Putin, sostenitrice del generale Haftar. Per questo, si legge nel documento di tre pagine diviso in 7 punti, «gli sforzi per stabilizzare la Libia sono ora più importanti che mai». Giovedì la visita ufficiale di Fayez al-Sarraj a Bruxelles sarà un momento-chiave in questo percorso. Salvo colpi di mano dell’ultimo minuto (qualche delegazione ci sta provando), i governi ribadiranno il «pieno supporto» al Governo di Accordo Nazionale di Tripoli.

Nella «dichiarazione» che sarà approvata venerdì dai leader non verrà nemmeno menzionata l’ipotesi di far entrare le navi europee nelle acque libiche (la fase 2B dell’Operazione Sophia). Non ci sono le condizioni. L’Ue continuerà ad affidare il pattugliamento delle acque libiche alla Guardia Costiera di Tripoli, che intensificherà la sua attività. In cambio di addestramento, forniture e interventi economici per favorire lo «sviluppo socio-economico delle comunità locali». I libici avranno il compito di intercettare tutte le navi e riportare a terra i migranti. Tecnicamente non si potrebbe parlare di respingimenti, ma nella pratica lo sono.

Qui però sorge il problema a cui i 28 non hanno ancora trovato una soluzione: che fine faranno quei migranti? Commissione e governi sono d’accordo nel «promuovere i rimpatri volontari» per i migranti economici. La proposta firmata da Mogherini e Avramopoulos parla anche di reinsediare in Europa chi ha diritto all’asilo e fa un appello agli Stati. Ma il fatto che di questa ipotesi non ci sia traccia nella bozza del Consiglio la dice lunga sulla volontà delle Capitali di collaborare. E poi c’è il problema delle condizioni di «detenzione».

Ieri la Guardia Costiera libica ha fatto sapere di aver intercettato due imbarcazioni al largo di Sabratha. A bordo c’erano 700 persone, che poi sono state trasferite in un centro per migranti. Per la Commissione le condizioni in quei centri sono «inaccettabili e lontani dagli standard di rispetto dei diritti umani». Un documento riservato dell’ambasciata tedesca in Niger parla addirittura di «condizioni peggiori di quelle dei campi di concentramento», con «esecuzioni, torture e stupri».

L’obiettivo è di garantire l’accesso alle agenzie dell’Onu, ma il problema è che la stragrande maggioranza dei centri è fuori dalle aree controllate da Sarraj. Che per ora resta l’unico interlocutore. A questo si aggiunge il rischio che, nel caso in cui i pattugliamenti dovessero funzionare, i trafficanti potrebbero spostarsi ad Est. Alcune cancellerie temono che i flussi possano finire sotto il controllo del generale Haftar e del suo principale sponsor Putin.

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lastampa/Il piano della Ue per i migranti. “La Libia farà i respingimenti” MARCO BRESOLIN – INVIATO A BRUXELLES

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