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Marine Le Pen: la donna che spaventa l’Europa

Marine Le Pen, prove da presidente per la donna che spaventa l’Ue

Niccolò Zancan è andato a Parigi per descrivere le prove da presidente di Marine Le Pen: la candidata del Front National tenta di piacere su larga scala, consapevole di essere la donna che con le sue idee politiche spaventa l’Europa. Vuole uscire da Nato e Ue: se venisse eletta all’Eliseo innescherebbe un terremoto politico di vaste dimensioni.

Marine Le Pen, prove da presidente per la donna che spaventa l’Ue

Con la candidata della destra che cerca i consensi dei moderati e dà l’addio ai toni del Front National del padre Jean-Marie

PARIGI – Marine Le Pen, la donna che spaventa l’Europa, sta facendo le prove da Presidente. La bandiera francese sul palco è già alle sue spalle. Lei appare calma. Ha gli occhi stanchi, ma non nasconde le rughe. È madre di tre figli, indossa un tailleur blu. «Questa è la Francia, noi siamo francesi», dice con voce salda e profonda.

Il settimanale l’«Express» l’ha definita «Opération séduction». In effetti, sembra qualcosa del genere. Un tentativo di piacere su larga scala messo in atto dalla candidata all’Eliseo che vuole l’uscita della Francia dall’Unione e dalla Nato.

Il prossimo 23 aprile Marine Le Pen andrà in testa al ballottaggio, ma potrebbe rischiare di perdere ancora al secondo turno. Anche se i sondaggi si sono rivelati uno strumento completamente inaffidabile, oggi le sono ancora sfavorevoli. Il candidato indipendente Emmanuel Macron, il più accreditato sfidante al secondo turno, ha accolto come una benedizione il sostegno di François Bayrou, che può valere un 5 per cento di voti in più. Quello che si profila, cioè, è una grande coalizione di centro contro l’ondata populista. E mentre gli altri aspiranti sembrano tutti in difficoltà, sullo sfondo, nel tentativo di indovinare il futuro, Marine Le Pen sta lavorando da anni per quell’appuntamento che conta davvero. Il secondo turno, certo. Quando dovrà convincere gli elettori che tradizionalmente non votano per lei. A meno che non riesca a farlo già al primo.

Puoi chiamarla operazione seduzione, oppure ancora la «dédiabolisation» del partito. Questo tentativo di normalizzarlo, di farlo apparire più istituzionale, nella ricerca di consenso fra gli indecisi. È questo che sta facendo Marine Le Pen ogni singolo giorno. E lo fa anche in questa serata parigina, fra i velluti e i cristalli dei Salons Hoche, vicino all’Arco di Trionfo. Ha convocato i giornalisti per spiegare le sue idee di politica internazionale: un’ora in cui leggerà un documento senza concedere nemmeno una domanda. Quando un’attivista di Femen si alza a seno nudo e si mette ad urlare nel trambusto della sala, Marine Le Pen resta al suo posto. Immobile. E quando ritorna la calma, dice impassibile: «Ecco come ci siamo ridotti. Questo non è il mondo che vorrei».

Marine presidente, o almeno mostrarsi come tale. Certo, può rifiutare di indossare il velo rinunciando così all’incontro con il Gran Mufti in Libano, la più alta carica musulmana del Paese. Può lasciar malmenare dalle sue guardie del corpo il giornalista Paul Larrouturou, portatore di una domanda sgradita ad un’altra conferenza stampa. Può parlare male della giustizia «ad orologeria» per l’inchiesta che, proprio ieri, ha colpito i suoi stretti collaboratori del Front National, accusati di truffa ai danni del Parlamento Europeo. Ma questi sono tutti argomenti che ritiene popolari, evidentemente. Come i confini forti. La Francia sicura. «Perché fino a quando le autorità italiane saranno supine al diktat dell’Unione sarà impossibile eliminare il problema dell’immigrazione clandestina». Ecco, l’Europa. «Un sistema tirannico». «Un fallimento». «Un guinzaglio corto». «E qui siamo a casa nostra!», urlano i suoi sostenitori.

Ma non è più il Front National del padre Jean-Marie, cacciato dal partito e ucciso psicanaliticamente proprio dalla figlia Marine. Quello che diceva frasi abominevoli: «Le camere a gas naziste sono solo un piccolo dettaglio della storia». Oppure questa: «Monsieur Ebola può risolvere il problema dell’immigrazione in tre mesi». Mentre nel programma elettorale del 2012 Marine Le Pen aveva come obiettivo dichiarato «bloccare le migrazioni verso la Francia», ora spiega che vuole ridurre le quote di ingressi «assimilabili» da 40 mila a 10 mila all’anno. Ed anche ieri, parlando di politica estera, ha detto: «Ben vengano i migranti, ma in modo regolare e dignitoso». Cerca di non spaventare. Si dichiara non contraria all’aborto. Divorzia due volte, convive e piace alla comunità Lgt al punto che, secondo la giornalista Marie-Pierre Bourgeois, il 32,45% delle coppie gay ha votato per il Front National. Non è più soltanto l’onda nera, quindi. Non è più solo populismo. Ecco perché Marine Le Pen questa volta potrebbe farcela davvero.

Te lo racconta lei, sempre con quella voce profonda dalla spiaggia oceanica di Trinité sur Mer, dove va a riposare con il compagno di vita e di partito Louis Aliot, un ex professore di Diritto. Eccola con la faccia al vento da una barca a vela nel suo video promozionale: «Io sono intensamente, profondamente, fedelmente francese». Si schiera in difesa dei lavoratori minacciati dalla globalizzazione. Va a protestare contro la chiusura del reparto di maternità dell’ospedale di Remiremont. Sta con i contadini. «Sempre nel nome del popolo francese», come presenta la sua candidatura.

Di tutti i populismi del mondo, questo è quello che arriva da più lontano. Marine Le Pen sta cercando di far vedere che lei non è il diavolo. Ha fatto togliere anche il nome del partito dai manifesti elettorali. Vuole essere chiamata Marine, solo Marine. Se sia un camuffamento o una vera trasformazione è una delle poste in gioco che riguarda il futuro della Francia e dell’Europa. Solo quattro anni fa, la candidata Le Pen aveva partecipato al Gran Ballo dei nostalgici del Terzo Reich a Vienna, un giro di valzer fra antisemiti e neonazisti.

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lastampa/Marine Le Pen, prove da presidente per la donna che spaventa l’Ue – NICCOLÒ ZANCAN – INVIATO A PARIGI

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