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Le liste di Grillo: buoni – cativvi

Grillo, nuova scure sul dissenso M5S

Beppe Grillo prepara una nuova scure sul dissenso interno: gli autoconvocati per l’assemblea segreta romana sono stati diffidati da un post del blog. Ora si pensa a una lista di buoni e cattivi per le ricandidature.

Grillo, nuova scure sul dissenso M5S

A Roma gli autoconvocati vengono diffidati con un post. Deferito un consigliere della Liguria che aveva difeso un fuoriuscito. E ora si pensa a una lista di buoni e cattivi per le ricandidature

ROMA – Era da settembre che negli ambienti dei 5 Stelle romani c’era chi chiedeva un’assemblea plenaria per discutere la brutta partenza della giunta di Virginia Raggi e lo scollamento con la militanza di base. Ora si farà, ma sotto lo sguardo attento e l’indice puntato di Beppe Grillo che appena una settimana fa aveva provato a fermare iniziative del genere.

Bisogna fare un piccolo salto indietro, al 23 gennaio. Sul blog appare un lungo post sul reddito di cittadinanza e alla fine il solito “P.s.”: «Non esistono assemblee di coordinamento fisico tra eletti o sedicenti attivisti, né a Roma né altrove». Due righe, sfuggite a molti, ma non ai diretti interessati. Come Claudio Sperandio, storico militante, tra i fondatori dei Grilli romani, il seme originario del M5S a Roma di cui fa parte Roberta Lombardi. Sperandio però, nella geografia della faida capitolina, è oggi considerato vicino a Daniele Frongia, ex vicesindaco, silurato da Grillo dopo l’arresto di Raffaele Marra, con lui, la sindaca e l’ex capo della segreteria Salvatore Romeo, parte del cosiddetto «raggio magico».

A Roma il M5S è balcanizzato. Le divisioni, storiche, si sono acuite in questi mesi di pasticciata amministrazione. Al momento ci sarebbero qualcosa come 15 meet-up che non parlano tra di loro e litigano tra chi insiste a difendere Raggi e chi, guardando a Lombardi, vuole liquidare la sindaca. Nelle scorse settimane sono stati almeno tre i diversi tentativi di organizzare un’assemblea dopo mesi di tira e molla e di dibattito interno. Ci ha provato anche Francesca De Vito, sorella di Marcello, presidente dell’assemblea capitolina, tra le prime a sfogarsi pubblicamente contro Raggi.

Alla fine ha prevalso Sperandio che ha tirato dritto nonostante il diktat di Grillo e nonostante qualcuno, nel forum di discussione del meet up, ha provato anche a porgli dubbi sull’opportunità di procedere con l’assemblea visto il post di Beppe: «Anche noi ci siamo preoccupati e abbiamo cominciato a chiedere se fosse rivolto a noi – ha risposto – Abbiamo feedback da Casaleggio Jr e ci hanno detto che il ps non era per noi». In realtà però le regole sull’assemblea vengono cambiate in corso di organizzazione: «Sarà un’assemblea No Logo, senza votazioni, o atti d’indirizzo» scrive. Ci saranno tavoli di lavoro sui municipi e non sono previsti interventi dal palco. Ma soprattutto non dovrebbero partecipare, a differenza di come era inizialmente previsto, i portavoce, cioè, i grillini eletti, locali e nazionali, proprio per evitare scontri tra fazioni opposte. Grillo non vuole che l’assemblea si trasformi in un processo contro Raggi proprio nei delicati giorni dell’interrogatorio di fronte ai pm di Roma che si dovrebbe tenere entro la settimana e proprio mentre i sondaggisti di Ipr e Tecné registrano che, se si andasse a votare oggi, la sindaca prenderebbe meno del 50%. Un crollo.

Mai come in questa fase il controllo di Grillo sta diventando capillare, spietato verso le voci più critiche e le pulsioni correntizie. In Parlamento si parla addirittura di una lista di buoni e cattivi, tra deputati e senatori uscenti, con cui verranno selezionate le future ricandidature. Ieri, invece, in un altro “P.s.” il leader ha deciso di imperio di mettere sotto procedura il consigliere regionale ligure Francesco Battistini, affidando il giudizio sulla sua condotta ai probiviri, come previsto dal codice. La colpa di Battistini? Aver pubblicamente difeso Paolo Putti, ex candidato alla guida di Genova, uscito, assieme ad altri due consiglieri comunali, dal Movimento in polemica con la gestione di Grillo. Ed è proprio contro questi ultimi addii che si deve leggere il post di ieri sull’«effetto cadrega»: un attacco a chi ha lasciato il M5S senza essersi dimesso e un nuovo inno al vincolo di mandato.

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