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La legittima difesa divide il Pd

Legittima difesa

La legge sulla legittima difesa arriva alla Camera e il clima dentro il Pd è tutt’altro che tranquillo. Renzi spinge per la linea dura e cioè chiede di tutelare chi si difende in casa propria mentre Andrea Orlando (e non solo) frena rispetto a ipotesi troppo generose con chi usa le armi.

Legittima difesa, Pd spaccato. Renzi spinge per la linea dura

Oggi battaglia in aula alla Camera, compromesso ancora lontano

ALESSANDRO DI MATTEO
ROMA – È la prima prova di tenuta del Pd dopo le primarie, la legge sulla legittima difesa arriva in aula oggi e dentro al partito di Matteo Renzi il clima è tutt’altro che tranquillo. Il tema è di quelli che scaldano le campagne elettorali e per tutta la giornata di ieri si sono susseguite riunioni e telefonate tra il relatore Pd del provvedimento, Davide Ermini, il governo e i membri della commissione Giustizia per evitare una spaccatura che attraverserebbe innanzitutto il partito.

Renzi infatti chiede di tutelare di più chi si difende in casa propria mentre Andrea Orlando, ma non solo, frena rispetto a ipotesi troppo generose con chi usa le armi per difendersi. Fratelli d’Italia, ieri, probabilmente proprio per giocare sulle divisioni della maggioranza, aveva chiesto di iniziare subito l’esame del ddl in aula, ma la proposta è stata bocciata e solo oggi la Camera affronterà la questione. La scorsa settimana era stato proprio il neo-segretario Pd, durante il confronto su Sky, a chiedere di più: «Un passo è stato fatto, ma dobbiamo fare altro. Il problema sicurezza dobbiamo porcelo, la legge sulla legittima difesa va fatta molto più seria di come è adesso», aveva spiegato Renzi. Peraltro Angelino Alfano aveva già detto chiaro e tondo che il testo Pd così com’è, i centristi al Senato, dove sono determinanti, non lo avrebbero votato.

In sintesi, il testo Ermini prevede l’errore indotto da «turbamento grave» come attenuante per chi spara per difendersi in casa propria. Verrebbe però affidata al giudice la valutazione del «turbamento» che, appunto, deve essere anche «grave». Il giorno dopo le parole di Renzi, la scorsa settimana, sono arrivati gli emendamenti di Franco Vazio, renziano, che andavano proprio nella direzione indicata dal leader del partito: «Non possiamo gravare il giudice di una valutazione circa il grado del turbamento. Il giudice non può e non deve stabilire ex post se e quanto sia necessario e giusto avere paura per difendersi legittimamente».

L’accordo non è facile e ieri sera Ermini ha lavorato a lungo con la presidente della Commissione Ferranti, con gli esponenti di Ap e con il ministro Anna Finocchiaro per arrivare a una sintesi che non faccia saltare i nervi all’ala più garantista del partito. Il ministro Enrico Costa, di Alternativa popolare, spiega: «È importante che cambi questa legge, non c’è più il topo di appartamento, c’è una criminalità che entra in casa armata, consapevole della presenza dei proprietari».

Walter Verini, capogruppo Pd in commissione, è uno di quelli che lavorano alla mediazione. Ha presentato un emendamento che pone a carico dello Stato le spese legali per chi deve affrontare un processo per eccesso di legittima difesa e poi viene riconosciuto innocente. Ma agli emendamenti di Vazio anche Verini aveva reagito con freddezza la scorsa settimana: «Lasciamo la demagogia delle armi e le strumentalizzazioni di paure – in parte vere, in buona parte percepite, in tanta parte indotte – a politici come Salvini». Critiche che Vazio non accetta: «Io voglio una legittima difesa, non una legittima vendetta. È il modello che è in vigore in Francia…».

Al compromesso che dovrebbe essere presentato questa mattina prima dell’inizio dell’esame in aula si è lavorato fino a tarda serata. Il tentativo è quello di rafforzare il concetto di «presunzione di legittima difesa», come chiedono i centristi, mantenendo comunque il potere del giudice di valutare se si è verificato invece un eccesso di reazione: «Dobbiamo tutelare chi si difende, senza abdicare ai principi di civiltà giuridica del nostro ordinamento», spiega Verini. Anche perché senza la sintesi il Pd tornerebbe a spaccarsi e ne risentirebbe pure la maggioranza di governo.

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