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Governo teme tensioni con il Pd in vista della nuova manovra
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Governo teme tensioni con il Pd in vista della nuova manovra

Boccia (Confindustria) invoca “un piano per l’occupazione dei giovani”, Mdp e la sinistra chiedono misure sociali. Anche per questo motivo, come spiega Carlo Bertini, il governo teme tensioni con il Pd in vista della nuova manovra.

Governo col fiato sospeso si temono tensioni con il Pd sulla nuova manovra

Renzi: il tempo è galantuomo, smentiti i gufi. Mdp e la sinistra chiedono misure sociali

ROMA – Certo, da Palazzo Chigi il refrain è una rivendicazione dei successi del tandem Renzi-Gentiloni, «si dimostra che in questi anni abbiamo fatto un percorso giusto di riaggancio della ripresa, mettendo il paese nelle condizioni di prendere un vento che altrove soffia impetuoso, con il debito così alto non era facile».

Ma ai piani alti del governo, quelli che guardano oltre i brindisi per la lieta novella, temono un contraccolpo: che ora possa nascere una tensione politica sulla gestione della manovra, con un Pd magari tentato di tornare alla carica sul calo delle tasse. Anche se Renzi fa sapere di non avere intenzione di aprire un fuoco polemico col governo e che la strategia d’autunno sarà concordata in toto.

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Ma con un nuovo “tesoretto” e più margini di spesa – una forbice approssimativa stimata dai due ai quattro miliardi di euro – non sarà facile contenere gli appetiti. E non è detto che gli interessi del governo – tutelare la maggioranza e magari andare incontro ad alcune richieste di Bersani e compagni – coincidano con quelli del Pd: lanciato in una competizione elettorale senza quartiere a sinistra. Non a caso Padoan parla di lotta alla povertà e punta a «concentrare le risorse sui giovani e a confermare le agevolazioni agli investimenti». Senza dire che pure Alfano batterà cassa a favore della famiglia, visto che si intesta parte del merito, «la stabilità l’’abbiamo garantita noi». Ma se il Pd – che il 19 settembre terrà un summit a porte chiuse sui conti – non tornerà alla carica sul calo Irpef per la penuria di risorse, è possibile che lo faccia sul quoziente familiare.

Dunque questa buona novella può creare in realtà più di un problema a un Gentiloni stretto tra due fuochi. «Tutto questo – spiega una fonte vicina al premier – significa avere più benzina. A noi interessa fare una manovra con misure tali da avere numeri più sicuri in Senato».

Ma a Palazzo Chigi si chiedono come se la vorrà giocare il leader Pd. Il quale non intende lisciare il pelo a quelli della sinistra che minacciano di non votare la legge finanziaria. «Il tempo è galantuomo: basta saper aspettare. Oggi i dati dicono che la strategia di questi anni produce risultati. Flessibilità, non austerity. Giù le tasse a ceto medio e imprese che investono». Insomma, Renzi sembra voler cavalcare il concetto dell’ «avevamo ragione noi» con gli 80 euro, il jobs act, eccetera, a dispetto di tutti «i gufi». I quali «gufi», manco a dirlo, bollano gli «eccessi di trionfalismo». «Continuiamo a essere in zona retrocessione nella classifica europea e lontani dal tornare a livelli pre-crisi», sbuffa il senatore bersaniano Federico Fornaro. «Ci aspettiamo una legge di bilancio senza bonus e incentivi indiscriminati, un piano straordinario di investimenti sul territorio e un piano di lavoro rivolto a giovani e mezzogiorno».

Tradotto, non è scontato il voto sulla legge di bilancio con tutto quel che ne consegue. Anche perché finora nessuno li ha consultati. «Indietro non si può tornare e i numeri ci dicono che non avevano ragione loro, quindi si rassegnino i nostalgici contrari alla riduzione delle tasse», dice Silvia Fregolent, parlamentare della Commissione finanze molto vicina alla Boschi.

Le tensioni sono alle porte, anche dentro la stessa maggioranza renziana: «Più crescita vuol dire più risorse per la legge di Bilancio, c’è spazio dunque per una manovra espansiva e sociale», sentenzia Cesare Damiano, presidente della Commissione Lavoro alla Camera della corrente del vicesegretario Maurizio Martina. «Servono incentivi strutturali per l’assunzione a tempo indeterminato degli under 35, cambiando decisamente rotta rispetto agli incentivi-spot introdotti con il Jobs act».

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