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Gentiloni alla prova-Merkel

Gentiloni da Merkel

Il premier italiano Paolo Gentiloni è atteso oggi da un delicato incontro: a Berlino viene accolto dalla cancelliera Angela Merkel per affrontare più argomenti spinosi: conti pubblici, banche, Dieselgate e l’impatto sulla Ue dell’arrivo di Trump.

Gentiloni da Merkel, vertice di tensioni. Conti e auto i dossier più caldi

Il premier vola a Berlino e ribadisce: nessun nuovo intervento sui conti

ROMA – Sabato scorso, appena rimesso piede a Palazzo Chigi dopo il ricovero al Policlinico Gemelli, Paolo Gentiloni aveva informato i suoi collaboratori: «La visita del 18 a Berlino è confermata». Certo, i medici nulla avevano obiettato al viaggio a così pochi giorni dal piccolo intervento di angioplastica, ma il presidente del Consiglio ha proprio insistito per partecipare al bilaterale Germania-Italia, che sarà affiancato da un forum con la partecipazione del gotha delle imprenditorie dei due Paesi. Nel frattempo, però, l’incontro di questa mattina con Angela Merkel si è caricato di una certa pesantezza politica, inimmaginabile solo cinque giorni fa. Sono almeno due i fronti caldi: l’Italia ha ricevuto ieri la lettera di «richiamo» della Commissione europea e quanto al dossier-emissioni auto che da qualche giorno vede interessata Fca, è stato proprio il governo tedesco ad intestarsi l’offensiva che ha aperto il caso in Europa. E il Monte dei Paschi? Sul salvataggio per mani pubbliche si sono espressi con asprezza sia il presidente della Bundesbank Jens Weidmann, sia Isabel Schnabel, consigliera economica della Cancelliera, ma della banca senese non si dovrebbe discutere nell’incontro tra i due capi di governo, anche perché l’agenda politica è stracarica.

Si parlerà, ovviamente, del ciclone-Trump e della Brexit, oltreché del tema-clou del bilaterale: la digitalizzazione dei due Paesi. E non potrà non parlarsi del dossier-Fca. Il presidente del Consiglio si è fatto aggiornare dal ministro dei Trasporti Graziano Delrio su come stiano esattamente le cose: a Palazzo Chigi si sono fatti l’idea che la vicenda abbia i contorni di una «ingerenza» a freddo, spinta da ragioni di politica interna tedesca, anche perché l’artefice è un ministro della Csu, il partito bavarese alleato della Cdu della Merkel. L’intenzione di Gentiloni è quella di non concedere nulla alle tesi tedesche, anche se lo farà con toni meno crudi di quelli usati nei giorni scorsi sia da Delrio (che ha invitato i tedeschi a «non dare ordini a un paese sovrano»), sia da Calenda, che ha chiesto a Berlino di «pensare alla Volkswagen». Il messaggio di Gentiloni alla Merkel sarà comunque chiaro. Roma rivendica la correttezza dei test italiani e la loro conformità alle norme Ue.

L’unica incognita riguarda la legge di Stabilità italiana e le osservazioni di Bruxelles: non è detto che se ne parli ma non è intenzione del presidente del Consiglio chiedere «aiutini», sconti o raccomandazioni ai tedeschi. Non sono questi termini che si possano usare durante un incontro a due, ma lo spirito col quale Gentiloni ha deciso di affrontare il summit è questo: richiesta di una comprensione per gli sforzi compiuti dall’Italia su due terreni accidentati, terremoto e migranti. Da questo punto di vista l’arrivo della lettera da Bruxelles non ha cambiato l’approccio già deciso 48 ore fa da Palazzo Chigi: alla Commissione si risponderà entro i termini previsti, si ribadirà la disponibilità alla trattativa, ma di manovre correttive non si parla.

In compenso il presidente del Consiglio farà alla Merkel un discorso politico più ampio: il mondo è in movimento, quello di Trump si preannuncia come un terremoto di portata epocale, il Regno Unito sembra volersi unire a quel treno e dunque l’Europa, anziché attardarsi sui decimali, deve decidere anche abbastanza celermente su come muoversi. Da questo punto di vista l’incontro di questa mattina potrebbe far registrare una novità su un terreno sul quale si sta lavorando da tempo ma sinora soltanto a futura memoria: la nascita di una difesa comune europea.

Se il nuovo presidente degli Stati Uniti dovesse confermare le intenzioni di ridurre drasticamente l’impegno americano nella Nato sul quadrante europeo, a quel punto il progetto europeo riceverebbe una spinta a trasformarsi da piano cartaceo a necessità storica. Se ne era parlato anche nell’incontro all’Eliseo di venerdì scorso tra Paolo Gentiloni e il presidente francese François Hollande. Con un approccio più concreto del solito.

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lastampa/Gentiloni da Merkel, vertice di tensioni. Conti e auto i dossier più caldi FABIO MARTINI

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