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Emmanuel Macron ha vinto, ora dovrà passare alla prova dei fatti

Emmanuel Macron ha vinto

Emmanuel Macron vince il ballottaggio con Marine Le Pen e diventa il nuovo presidente francese. Ora dovrà passare alla prova dei fatti: nel suo programma lotta alle diseguaglianze e al terrorismo, difesa dell’ambiente e impegno per un legame più stretto fra l’Europa ed i suoi cittadini.

Governare la globalizzazione per far crescere il Paese e l’Europa

Una ricetta liberista con sgravi alle imprese e meno burocrazia

PARIGI – Una Francia più moderna e globalizzata. Dove la mondializzazione non sia più vista come un problema, ma come un fenomeno benefico da gestire, assieme all’Europa: c’è tutto questo nel libro dei sogni di Emmanuel Macron. Che realizzerà il suo programma con un’équipe insolita ed eterogenea.

La squadra  

Fanno parte della squadra iniziale, i primi convertiti al macronismo, due politici socialisti (e che dal Ps hanno preso le distanze), Richard Ferrand e Gérard Collomb. Quest’ultimo, 69 anni, sindaco di Lione dal 2001 (all’origine della rinascita della città), figlio di un operaio e laureato in Lettere classiche, ha sempre collaborato in maniera pragmatica con le opposizioni e con le imprese, scrutato per questo con diffidenza dai socialisti puri e duri: è il prototipo della politica realista formato Macron. Che poi si è imbarcato dietro di tutto: l’economista Jean Pisani-Ferry (già collaboratore di Dominique Strauss-Kahn, come tanti esperti utilizzati dal neopresidente), startupper più o meno giovani (il magnate delle telecom Xavier Niel sarebbe uno dei suoi), il centrista François Bayrou, l’eurodeputata Sylvie Goudard (una delle rarissime donne). E, tra gli outsider, Jean-Marc Borello (ex pr di discoteche che ha fatto fortuna nell’assistenza sociale) e il matematico Cédric Villani. Mondo vario e stimolante, per alcuni. Armata Brancaleone secondo altri.

La sua idea di Francia  

Il progetto di Macron è definito social-liberale o liberal-libertario, altri lo identificano come una versione aggiornata della vecchia tradizione socialdemocratica. Aperto e «di sinistra» sui temi di società e decisamente liberista (di destra?) sull’economia, ecco alcune delle misure previste dal neopresidente per ridare ossigeno a un Paese che non cresce a sufficienza: riduzione della spesa pubblica di 60 miliardi in 5 anni; 120 mila posti in meno nella funzione pubblica; fiscalmente, intende limitare la patrimoniale, la tassa sui più abbienti, solo agli investimenti immobiliari e alleggerire i contributi sociali a carico delle imprese, per stimolare nuove assunzioni; vuole introdurre più flessibilità sul mercato del lavoro, attualmente assai rigido, cercando di sostenere chi si vuole lanciare in nuove attività, in un Paese dove il lavoro dipendente rimane la massima aspettativa (estendendo, ad esempio, il sussidio di disoccupazione anche ad artigiani e liberi professionisti). Sogna una Francia meno rigida e burocratica (più anglosassone), con una pensione «a punti», mentre sul regime lavorativo delle 35 ore saranno le imprese a decidere: pragmatico per alcuni, vago per altri.

La sua idea d’Europa

Super europeista, guarda ad Angela Merkel come al suo riferimento principale e alla restaurazione del tandem franco-tedesco come a una priorità. Ma ha pure velleità di cambiamento: pensa a un budget, un Parlamento e un ministro delle Finanze per l’eurozona. Poi, vuole imporre l’accesso agli appalti pubblici nella Ue solo alle imprese che realizzino almeno la metà del loro fatturato in Europa: una strizzatina d’occhio al «protezionismo intelligente» della Le Pen.

I primi (difficili) passi  

In questi giorni dovrà scegliere il suo primo ministro e la composizione del Governo, ma dovrebbe annunciarli dopo il passaggio di consegne all’Eliseo, con François Hollande, previsto il 14 maggio. Poi, un inizio tutto in salita: l’11 e il 18 giugno si svolgeranno le elezioni legislative. Resisterà il nuovo esecutivo macronista a quelle consultazioni? E se «En Marche!» non riuscisse a conquistare la maggioranza parlamentare? Già durante l’estate il neopresidente ha promesso di agire per decreto, cominciando a varare una riforma del mercato del lavoro, che andrà al di là della già contestatissima legge El Khomri, approvata l’anno scorso. Sperando che prima i sindacati non scendano in piazza.

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