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Politica

Castellammare, Ivan Guida ai vertici PD: “Mi vergogno del mio partito”

“Due le idee a confronto: partito aperto alla società o partito elettoralistico”

Ivan Guida, un giovane militante del Partito Democratico stabiese, ha voluto scrivere una lettera ai vertici del partito come il reggente nazionale PD Maurizio Martina, il segretario regionale PD Assunta Tartaglione e il segretario PD Castellammare Nicola Corrado.

Ecco le sue parole:

“Carissimi,
Scrivere una lettera non è mai facile, soprattutto ai nostri giorni. Oggi è semplice dibattere con un post su facebook, o semplici messaggi su whatsapp. Sono tutti mezzi validi per esprimere una propria idea, ma in genere si adattano a comunicazioni veloci, con frasi brevi e faccine che esprimono simpaticamente i nostri stati d’animo. E soprattutto durano poco: il tempo di una visualizzazione e poi si perdono nei meandri di una cronologia. Come dura poco anche il bisogno di un’attenta analisi di cui la nostra Città ha realmente bisogno. Ed è per questo che ho deciso di mettere nero su bianco questi miei pensieri, da semplice militante del Partito Democratico, cittadino e giovane stabiese col cuore pesante e animo lacerato . La memoria ha bisogno di tempo, così come la riflessione e le idee, per essere semplicemente impressa nella mente. Lungi da me l’idea di tediarvi e soprattutto di avere la presunzione di impartire qualcosa a qualcuno, stile professorino, segnando pochi appunti su una lavagna. Questa figura non mi appartiene, per cultura e rispetto verso chi, di sicuro, ha più esperienza di me. Dalla mia vita, di semplice cittadino e giovane affascinato dalla politica, ho imparato che c’è sempre da apprendere, anche quando si è grandi e, magari, si è giunti a una meta in cui magari è tempo di trarre conclusioni. Non possiamo più far finta di nulla, l’intreccio tra crisi economica e sociale, crisi politica e istituzionale, crisi di valori, ha lacerato profondamente il tessuto sociale e democratico della nostra città tanto da mettere a rischio il suo futuro, il lavoro, i diritti e l’ambiente. Prevenire e combattere questa deriva è una responsabilità che il Partito Democratico doveva assumere come suo obiettivo prioritario. Per cogliere questo obiettivo era necessario , dal mio modestissimo punto di vista, che il Partito Democratico, locale e nazionale, rompesse con nettezza con quei comportamenti personalistici e plebiscitari, che ne offuscano gravemente l’identità e l’immagine, diventando punto di riferimento, trasparente ed affidabile, sia per le tante cittadine ed i tanti cittadini che con la loro intelligenza, passione, impegno, partecipazione, vogliono ancora contribuire con il proprio pensiero a stabilire un percorso con cui portare la nostra amata città fuori dalle attuali difficoltà, sia per tutti coloro, lavoratori, giovani precari, donne, pensionati e disoccupa ti, che si attendono dal PD una politica in grado di dare risposte concrete ai loro bisogni immediati. Per questa ragione ritenevo che il discrimine di fondo era l’idea di partito e di democrazia che il Partito Democratico assumeva come profilo identitario. Due le idee a confronto: o un partito aperto alla società che, rifiutando ogni suggestione leaderistica, fonda la sua forza nell’essere un soggetto collettivo radicato e rappresentativo della realtà sociale, traendo da questo radicamento la linfa per elaborare le sue strategie politiche; o un partito elettoralistico che si rivolge agli elettori solo in occasione delle competizioni elettorali nel ruolo di raccoglitore di consensi. Ovviamente mi auguravo che l’idea da seguire fosse quella di aprirsi alla società civile con cui tessere insieme i filamenti delle proposte che avrebbero formato l’eventuale proposta di governo per la città su cui, successivamente, ricamare l’eventuale profilo di leadership. Tutti possono indossare un maglione, ma se il tessuto non è di qualità e non perfettamente costituito, si finisce di far rimanere nudo chiunque lo indossi. Ma prima di tutto doveva esserci un confronto tra tutte le anime che compongono il nostro partito. Mi riconoscevo nella prima idea, ritenendo che per la sua cultura di amministrazione e scelte condivise, trasparente, partecipato, alieno da facili tentazioni leaderistiche, populistiche, demagogiche, fosse stata chiaramente e coerentemente assunta dalla segreteria cittadina di Nicola Corrado. Solo un Partito Democratico che risponda a questi requisiti potrà rispondere alla domanda dei cittadini di nuova e buona politica capace di includere, responsabilizzare ed uscire dal lungo tunnel in cui la nostra città è finita. Ad oggi, però, devo constatare amaramente che tutto questo non è avvenuto. Mi chiedo, ricordando ciò che è avvenuto appena due anni fa, come si possa non procedere a un confronto, anche severo, all’interno del nostro Partito. Come possiamo ancora far finta di nulla? Due amministrazioni, quella Cuomo e quella Pannullo, hanno finito anticipatamente la loro esperienza. Motivazioni diverse di fine traumatica della consiliatura, su questo non c’è ombra di dubbio. Ma come non procedere ad un’attenta analisi, esprimendo anche un giudizio seppure negativo? Due anni e mezzo a in molti chiesero un confronto interno sulle cause che portarono alla conclusione anzitempo dell’amministrazione Cuomo. Ma tale confronto non avvenne, procedendo in fretta e furia, a pochi giorni dalla consegna delle liste, alla scelta dei candidati della lista PD, delle alleanze e del candidato sindaco Antonio Pannullo. Oggi ci ritroviamo nuovamente nelle stesse condizioni. Probabilmente le cause di questa fine anticipata dell’amministrazione Pannullo devono essere ricercate anche dal mancato confronto del 2016. Eppure si fa finta di niente, si lascia senza risposta chi ha chiesto un confronto e un giudizio. “La storia è un continuo sprofondare nel fango se si commettono sempre gli stessi errori” lessi nel libro “I Vicerè” di De Roberto ai tempi in cui ero alunno delle scuole superiori. Perché ripetere gli stessi errori? Perché andare avanti a capo chino mostrando all’esterno una falsa immagine di partito e di idee solo per darle in pasto ai giornalisti? Come possiamo mostrarci o chiedere ai cittadini ancora di credere nel progetto del Partito Democratico? I cittadini stabiesi sono esausti. Si sfogano, dicono quello che pensano, e lo dicono con parole semplici, non in politichese, come diversi di noi amano fare. Ogni giorno sono sempre di più gli stabiesi che lamentano disservizi e mancanze varie, e si sfogano con chi da loro un minimo di visibilità, con chi non ha timore di rendere pubbliche le lamentele. Non basta più una falsa immagine per tentare di ammorbidirli. Servono idee e proposte vere, concrete. Serve analisi, confronto e giudizio, serio e concreto. Le ultime elezioni politiche del 4 marzo hanno affermato chiaramente, senza scampo, questo concetto. I cittadini sono stufi e stanchi della situazione e di questa lotta intestina senza senso, non credono più nel PD cittadino e nazionale. Se a Castellammare la percentuale di preferenze è stata molto bassa rispetto alla media nazionale qualcosa vorrà dire. Basta vedere la nostra città per avere le risposte. Strade piene di buche, sosta selvaggia, baby gang e tasse alle stelle. Eppure si è usciti dal dissesto. Tutte problematiche che non fanno altro che allontanare i nostri elettori e simpatizzanti, oltre ai semplici cittadini ormai preda dell’onda del populismo. E questo per parlare solo della quotidianità, non voglio tediarvi con gli altri problemi e temi che interessano la nostra città, ce ne sono tanti e per tutte le salse: urbanistica, dissesto idrogeologico e crisi lavoro, termalismo, cantieristica navale e porto, commercio. Cosa si fa per porre un freno a questa deriva discendente? Quali soluzioni serie e concrete sono state adottate, se non un incontro per altro banalizzato anche dalla stampa? Non serve il vestito da cerimonia per darci una ripulita, non basta nascondere l’immondizia sotto al tappeto o riprendere dal cassetto vecchi slogan e programmi. Serviva dialogare con tutti, serviva un confronto serio. Non appuntamenti da vetrina da dare in pasto agli organi di stampa. Tutto questo non mi appartiene. Ho sempre pensato che il dialogo, anche se aspro, è sempre fruttuoso perché punto di partenza o ripartenza per qualsiasi progetto futuro che si voglia costituire. Ed è per questo che a malincuore che per la prima volta in vita mia mi vergogno del mio partito, di quel partito in cui ho sempre creduto e in cui da tantissimi anni ho condiviso un percorso con tanti di voi, combattendo tante battaglie, spesso perdendole. Ma almeno non ho mai svenduto la mia dignità. Il maggior momento di partecipazione democratica del nostro Partito sono le primarie! Nel giugno 2013, con la guida ferma dell’allora segretario cittadino PD poi candidato a sindaco Nicola Cuomo, si riuscì a vincere le elezioni comunali. Si vinse perché si prepararono in tempo le regole per le primarie che si svolsero con entusiasmo ed un sano coinvolgimento della città; si discussero i problemi e le alleanze elettorali; si incontrarono e ascoltarono tantissimi cittadini per la predisposizione del programma elettorale: FU UN BEL MOMENTO DI DEMOCRAZIA CIVICA. Le primarie furono un successo di popolo con oltre 6.000 elettori e si svolsero nella più assoluta correttezza e trasparenza consentendo al PD e al suo candidato Nicola Cuomo di affrontare con autorevolezza tutte le consultazioni preliminari e necessarie per la formazione delle liste e la stesura del programma di governo. Ed è per questo che chiedo, umilmente, di avvalersi dello strumento delle primarie per la scelta del candidato sindaco del centrosinistra! La Segreteria cittadina non ha avuto il coraggio di esprimere un giudizio sull’amministrazione Pannullo, almeno non neghi a militanti e cittadini che simpatizzano per il PD le primarie per la scelta del candidato sindaco! Le primarie rappresentano l’ultimo scoglio per non perdere definitivamente la faccia e l’ultimo barlume di consensi! Fiducioso della coscienza critica di tutti, propongo, avendo come obiettivo prioritario il miglioramento della condizione umana ed il progresso culturale e civico delle nostre comunità, di guardare avanti “con coraggio e controcorrente” e aprire realmente le stanze di corso Vittorio Emanuele a tutti, all’intera città, con lo strumento delle primarie, momento fondamentale per la partecipazione democratica. Chiedo ancora scusa se oggi vi ho ammorbato con questa mia riflessione ma c’era davvero bisogno di esprimerli certi concetti. Perché lasciare le domande senza risposta, anche se queste derivano da chi ha visioni diverse o distorte o altro, di certo non è un bel biglietto di visita da mostrare alla città se si vuole dare un’immagine diversa e pulita o di nuovo che si affaccia. Il tempo però ormai è tardo e i cittadini stabiesi non abboccano più alle false immagini, al vecchio che si prefigge giovane riprendendo vecchi copioni o slogan pur di affermarsi, alle false promesse!
CASTELLAMMARE HA BISOGNO DI VERE PROPOSTE E IDEE, AVANTI CON LE PRIMARIE! 
Con affetto e stima Ivan Guida!”.

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