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Non toccate il crocifisso, non liberate le angosce umane

Da qualche mese è ripreso uno scontro ideologico, per la verità e di tutta evidenza mai sopito, sulla presenza del crocifisso nelle aule scolastiche.

Addirittura una dirigente scolastica di Roma ha ricevuto qualche mese addietro delle minacceDatte e mori, sporca amica di minorati, storpi e croci”, come anche in una scuola di Palermo “la decisione del preside dell’istituto Ragusa-Moleti di Palermo di vietare le preghiere a scuola e rimuovere tutti i simboli religiosi presenti negli ambienti” o ancora pochi mesi addietro in provincia di Belluno “«Non è gradito»: via il crocefisso dalla cappella dell’hospice Le Vette”.

Personalmente sono più laico che credente, principalmente perché ritengo che le manifestazioni proprie dell’essere umano e dunque anche il credo, siano forse dei segnali, probabilmente molto ancestrali, lanciati dal nostro misterioso cervello e che ancora oggi non siamo in grado di decodificare. Ma tale concetto non mi fa neppure chiudere le porte a niente.

Ed infatti rimango affascinato nell’osservare che in ogni parte del mondo, anche in popolazioni che hanno culture e miti completamente diversi se non all’opposto, ci si inginocchia davanti al nulla, come se il nostro cervello inconsciamente immaginasse qualcosa che ci sovrasta, davanti al quale lui, sentendosi piccolo, ha bisogno di chinarsi.

D’altronde, secondo una nota teoria paleoantropologica, anche i nostri cugini neandertaliani – per la scienza considerati un’altra specie di umani per la loro evoluzione di quasi iniziale isolamento rispetto alle popolazioni di altri uomini – credevano in qualcos’altro oltre la vita, come testimonierebbero alcuni resti di sepolture di 110 mila anni addietro.

Ed è proprio perché penso che certe manifestazioni provengano dal nostro più sconosciuto organo (del quale persino un premio nobel della fisica ha dichiarato che è più facile studiare l’universo che il nostro cervello), che sono del modesto parere che bisogna avere non solo una ragionevole attenzione per queste potenti spinte inconsce come le religioni, ma soprattutto che occorre mantenere un intelligente rispetto verso convinzioni che notoriamente possono addirittura alterare il singolo soggetto così come,  improvvisamente e senza una spiegazione logica, avere  la forza di esplodere collettivamente con una furia incontenibile come d’altronde la storia dell’uomo e quella attuale ci ha sempre insegnato e avvalorato.

Ricordo che alcuni anni addietro, per motivi di salute, mi sono trovato a contatto con persone che come me non sapevano come sarebbe andata a finire. Nel corridoio dell’ospedale c’era un piccolo altare davanti al quale si fermavano tante persone, ammalate e non. In particolare, mi colpì una giovane che componeva lei stessa delle preghiere che poi distribuiva tra tutti gli ammalati.

Ho conosciuto inoltre persone che in un crocifisso o anche solo in un’immaginetta, sono riusciti a trovare un motivo per esistere e resistere, convivendo pure con le proprie ombre, riuscendo così a contenerle e trovando una sorta di pace interiore. Ho visto anche dei musulmani pregare ogni sera su una stuoia per terra rivolti in direzione della Mecca.

Il crocifisso, come in genere le icone devozionali, sono soprattutto i segni visivi nei quali moltissimi ripongono le proprie angosce, le proprie tensioni e a volte anche gli orrori della nostra mente. Non va neanche trascurato che sono millenni che il nostro cervello, già da bambini, si è strutturato riconoscendo in quel crocifisso la speranza, il sostegno, l’aiuto, qualcosa a cui svelarsi. Privare improvvisamente di questo riferimento, senza un’adeguata preparazione mentale, potrebbe anche liberare le peggiori ossessioni di quanti fino adesso hanno riposto la propria attesa in quel millenario e radicato simbolo che è un crocifisso.

Personalmente, invece, darei un segnale di civiltà e convivenza accostando al crocifisso nelle scuole, anche le immagini sacre di altre religioni, perché poi le fedi, o la comune quanto misteriosa manifestazione trascendentale del nostro cervello, in genere ci accomuna sostanzialmente a credere tutti in un solo dio.

Certo, con esclusione quanto meno nelle nostre civiltà occidentali, di quanti con il simbolo della propria religione, poi vorrebbero imporre fondamentalismo, violenza, misoginia, omofobia, discriminazioni, subordinazione e classismo sociale.

C’è anche in certi laici una incoerenza che m’insospettisce, vale a dire: perché dovrebbero infastidirsi nel vedere un crocifisso se non credono? Per questi, il crocifisso dovrebbe essere alla stregua di qualsiasi inerme oggetto! A mio mero avviso il problema non è il crocifisso, ma l’incapacità pure di certi pensatori di decodificare razionalmente le proprie pulsioni primeggianti mistificate da argomentazioni intellettualistiche.

Sull’origine poi delle religioni, ho letto di una teoria la quale spiegherebbe che probabilmente in passato, i nostri avi, avendo un cervello ancora fisiologicamente meno evoluto e quindi più instabile di quello odierno, erano molto più soggetti a visioni, a sentire suoni e voci inesistenti, a sognare dei, demoni e figure fantasiose, per cui, conseguentemente, immaginarono l’esistenza di un mondo ultraterreno.

D’altra parte è risaputo che pure in determinate condizioni di stress, di malattie, di certe condizioni ambientali o a contatto oppure anche solo in vicinanza di certi minerali o sostanze chimiche, droghe, alcol, o ancora potenti magnetismi anche artificiali, il nostro cervello può entrare in uno stato visionario, tanto più se predisposto).

Ma se così fosse, a maggior ragione un’icona come il crocifisso non si può eliminare dall’oggi al domani con una terrena sentenza oppure qualche concetto ideologico.

Quelle ancestrali psicosi, quegli antichi mostri, quei lontani diavoli, che fino adesso in qualche modo, anche se non sempre purtroppo, sono stati contenuti e proscritti in una dimensione sovrumana, dove si scateneranno in mancanza di un’icona in cui richiuderli?

Oppure si vuole tornare al culto dei tori o, come si assiste oggi tra giovani e anche adulti, a miti terreni preconfezionati, artificiosi, mediatici e ora pure virtuali ? Il nostro cervello impazzirà davanti a certa ennesima ipocrisia ascetica, ideologica e intellettuale, che poi di fatto, non lo vorrebbe lasciare neanche libero di immaginare un’altra vita oltre la morte, ma solo pensare al consumismo e a servire i potenti.

Har Megiddo potrebbe anche non essere solo la fantasia di un apostolo, ma chissà, forse è la consapevolezza incomprensibile di qualche ancestrale quanto raccapricciante messaggio di preavviso dal profondo del nostro cervello.

Chi forza le menti umane, senza gradualmente farle consapevolizzare, ha causato sempre disastri, lacrime e sangue.

Nell’immagine, i quattro cavalieri dell’Apocalisse, descritti in Apocalisse capitolo 61-8.

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Sebastiano Adduso

2 di commenti

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  • Articolo interessante. L’unica pecca è quella di confondere il termine laico con il termine ateo:sono due cose diverse. Saluti

    • Intanto grazie per l’apprezzamento all’articolo. Circa poi l’uso del termine laico, avevo riflettuto se usare al contrario quello di ateo. Nel mio caso personale, ritengo sia consono quello di laico, in quanto ho un’indipendenza rispetto alle varie confessioni ma senza per questo negare a prescindere l’esistenza di Dio. Non c’è infatti nulla che dimostri la sua inesistenza. Peraltro è affascinante la teoria scientifica del “principio antropico” per il quale tutto ricondurrebbe nel firmamento alla vita e soprattutto all’essere umano. Seppure poi, osservando il nostro brutale passato geologico, nonché i costanti pericoli nell’universo e le tante specie che si sono estinte e nonostante alcune siano esistiti anche 140 milioni di anni per poi estinguersi o mutando in altre, mi viene arduo immaginare che l’essere umano potrà durare per sempre. E tuttavia proprio le grandi estinzioni di massa del passato hanno permesso che si arrivasse a noi. Un grande mistero ancora oggi, poiché, oltre le innumerevoli favorevoli coincidenze, sembra un progetto ultraterreno. Anche per quanto riguarda i casi citati inizialmente, in realtà non sapevo se ero innanzi a chi, quale ateo, nega l’esistenza di Dio, oppure ad un laico, che seppure indipendente, non nega l’esistenza di Dio ma non vuole tuttavia un solo simbolo religioso a scuola. Ho ritenuto che i casi fossero più per il secondo elemento e ciò peraltro mi dava la voluta elasticità nell’articolo, in quanto la negazione mi avrebbe impedito di diffondere un messaggio di tolleranza, mentre usando il termine laico mi è stato possibile aprire a tutte le credenze, quando però queste, come ho precisato, non siano fondamentaliste, violente, misogine, omofobe, ecc.

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