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Opinioni

Nella vita gli esami non finiscono mai: prospettive occupazionali (Adelaide Cesarano)

Terminati gli esami di Stato, gli oltre cinquecentomila neodiplomati di quest’anno si troveranno di fronte alla scelta se continuare gli studi o iniziare la ricerca di una prima occupazione.
Una decisione non certo facile, e condizionata da vari fattori sociali, economici, culturali, ma determinante per il loro futuro.
Molti giovani si trovano però ad affrontare questa delicata fase di transizione con strumenti inadeguati. Essi sono spesso indecisi e disinformati sulle reali opportunità di un mercato del lavoro in continua evoluzione.
La maggior parte di questi ragazzi proseguirà gli studi, ci auguriamo con successo, ma ci sono anche quelli che non se la sentono di continuare per vari motivi, non ultimo quello economico.
Tra tasse, libri, spostamenti, alloggio, ecc., occorrono infatti alcune migliaia di euro per ogni anno di corso, che non tutte le famiglie possono permettersi di spendere.
Quelli che hanno studiato con serietà, acquisendo le giuste competenze, le cosiddette skills richieste dal mercato del lavoro, non incontreranno grossi ostacoli, sia nel proseguire gli studi, sia nel cercare lavoro. Per gli altri, il percorso diventa più difficile.
E’ arrivato il momento di chiedersi: “Che cosa vorrei fare veramente nella vita? In quali settori potrei dare il meglio di me? Il titolo di studio che ho appena conseguito è coerente con le mie aspirazioni?
A volte si tratta semplicemente di rimettersi in gioco, accettando il fatto – cosa non tanto rara – di aver sbagliato percorso al momento del passaggio tra scuola secondaria di I e di II grado, e che ora ci piacerebbe fare tutt’altro.
Tanti insuccessi in ambito lavorativo dipendono purtroppo da questa prima scelta che si è chiamati a fare da adolescenti, quindi troppo giovani per prendere decisioni così importanti.
A questa età spesso si è spinti più dalle emozioni del momento che da un duraturo e reale interesse, in quanto l’area del cervello preposta alla razionalità si sviluppa nell’essere umano solo intorno ai vent’anni.
Ciò spiega anche il perché delle varie intemperanze di molti adolescenti, per le quali i genitori sono sempre sull’orlo di una crisi di nervi.
Passata la burrasca adolescenziale, se si decide di continuare gli studi per avere più chance di trovare lavoro, il primo criterio da seguire è quello di capire quali siano realmente le proprie aspirazioni, che possono anche divergere molto dagli studi pregressi.

E’ ovvio che chi sceglie un percorso universitario coerente con gli studi svolti è avvantaggiato, ma solo se ha un genuino interesse e una particolare inclinazione per quell’ambito.
Non dimentichiamoci che ciò che ci spinge ad impegnarci al massimo, a dare il meglio di noi stessi, sono le motivazioni. Senza motivazioni si rischia di girare a uoto, come una nave senza timone che stenti a trovare l’approdo.
Scegliere una professione perché è l’aspirazione dei nostri genitori o per seguire la tendenza del momento non è un criterio valido: se non siamo realmente convinti che è quella che fa per noi, le probabilità di riuscita saranno scarse.
Il tasso di abbandono degli studi universitari in Italia è infatti tra i più alti in Europa: la percentuale di laureati nel 2017 è stata appena del 26,4%, contro il 38,8% dell’Ue.
Tenendo conto delle nostre aspirazioni, bisogna quindi valutare quali settori possano offrire maggiori prospettive occupazionali.
Potremmo avere la sorpresa che quello che ci piacerebbe fare nella vita è anche una delle professioni che offre le maggiori possibilità di inserimento. Se così non dovesse essere, dovremo decidere se ci conviene comunque intraprendere quella strada o rimodulare le nostre aspettative.
Sul web ci sono vari siti che affrontano tale tematica, dando consigli, azzardando previsioni sulle professioni maggiormente richieste in futuro, fornendo indicazioni su come compilare un curriculum vitae o come affrontare un colloquio di lavoro.
Questi siti cercano di fornire ai giovani indicazioni per una scelta consapevole, ma prevedere quali sviluppi ci saranno nell’economia e quali saranno i cambiamenti del mondo del lavoro nei prossimi anni non è affatto facile.
In determinati settori, comunque, c’è addirittura carenza di personale qualificato.
Molto richieste sono tutte le professioni legate all’innovazione tecnologica e all’ottimizzazione dei processi, ma anche a quella dei servizi alla persona e alle attività sociali.
Ovviamente, maggiori saranno le competenze acquisite, più alte saranno le probabilità di trovare subito impiego.
È opportuno pertanto fare un bilancio delle competenze, meglio con l’aiuto di un esperto, per verificare se si è in grado di rispondere alle richieste dal mercato del lavoro.
Ma quali sono le competenze che dobbiamo possedere? Oltre a quelle tecnico-professionali, per le quali bisogna seguire studi specifici, vi sono delle competenze trasversali, legate alla personalità, altrettanto importanti.

Leggendo un qualsiasi annuncio di lavoro, si potrà capire quali sono le competenze più richieste, le cosiddette soft skills: la capacità di lavorare in gruppo, le doti comunicative, il senso di responsabilità, l’affidabilità, la motivazione, la resilienza, la creatività.
Confrontare le competenze possedute con quelle richieste ci consentirà di valutare se saremo in grado di svolgere determinate professioni, se potremo affrontare subito un colloquio di lavoro o dovremo ancora “allenarci” per esso.
Molto probabilmente, bisognerà approfondire gli studi e affinare le doti personali.
Chi non può o non vuole proseguire gli studi universitari, ha la possibilità di seguire dei corsi regionali, nel settore d’interesse, spesso anche gratuiti.
Un’altra possibilità è quella di seguire un corso di specializzazione tecnica post diploma, presso un ITS.
Gli ITS sono delle fondazioni che riuniscono scuole, università e imprese e che offrono dei corsi professionalizzanti di alta specializzazione tecnica, di durata biennale, con i quali è possibile conseguire il diploma di tecnico superiore in determinati settori.
Per essere vincenti in ambito professionale, bisogna dunque impegnarsi seriamente costruendo un proprio progetto di vita, aggiornandosi e riqualificandosi, nell’ottica di una formazione permanente, la cosiddetta lifelong learning, perché nella vita, si sa, gli esami non finiscono mai.
Solo così si potrà affrontare la sfida di un mercato del lavoro sempre più complesso e competitivo.

A cura di Adelaide Cesarano

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