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discorsi di fine anno
Opinioni

La decennale retorica dei discorsi di fine anno

Fanno ormai tutti discorsi ampollosi ai concittadini, ma pressoché mai a chi, per legge, di fatto e da sempre, ha primarie responsabilità.

La retorica è l’arte di conquistare e persuadere mediante discorsi. E noi cittadini comuni, germogliati un po’ ovunque nei decenni con sermoni e monologhi a cominciare dalla scuola dell’obbligo e poi televisione, ne rimaniamo affascinati pure quando si replicano le analoghe ridondanze di sempre che però, abitudinari come siamo divenuti culturalmente, ci intriga anche sentire, seppure poi di fatto nella Penisola si cambia ogni cosa solo a parole mentre nel quotidiano niente muta nella sostanza. Come dire: nulla di nuovo sotto il sole mentre galleggiamo a vaniloqui in un mare oscuro. Fino a che dura.

In questo fine 2019 c’è stata l’inflazione dei discorsi, anzi sermoni. Prima era solo quello noto e solenne di fine d’anno del Quirinale nel quale si ripete il medesimo augurio di intenti propositivi e a cui segue l’altrettanta consueta lusinga delle trasversali pletore pubblico-politiche e anche di privati nonché dell’informazione assonante.

Da alcuni anni e particolarmente in quello trascorso, tanti emulatori si sono dati al discorso di fine anno.

In questa Nazione infatti, l’ipocrisia interiore seguita da retorica a buon mercato, sembra l’unico sintomo di decadenza umana che non risenta di alcuna crisi. Sicché pure i comuni cittadini, afferrati da una sorta di “delirio da palco”, si sono dati alle omelie di fine anno.

Tra le figure istituzionali sono comparsi nell’anno appena trascorso anche stucchevoli Presidenti di Regione, sindaci di Città metropolitane e Comuni. Le innumerevoli claque di opportunisti e allineati (uomini e donne) si sono subito dopo sbucciate le mani ad applaudire e riempire con complimenti le proprie bocche e pagine di articoli e commenti.

Di tutta evidenza, tali pianificati messaggi mediatici di fine anno giovano implicitamente soprattutto per rassicurare le corrispondenti corti sulla solidità del generale sghembo sistema, sul mantenimento del conclamato clientelismo, mercimonio, corruzione legalizzata, ingordigia, nepotismo, familismo e corporativismo, sulla sistematicità in questo dell’Amministrazione, sull’onnipotenza di propugnare e interpretare le leggi secondo convenienza, sulla continuità dell’estorsione fiscale e del debito pubblico, insomma sul seguitare dell’asservito potere costituzionale e democratico, pertanto che stando nel trasversale sistema si appartiene alle classi e livelli dominanti.

E seppure andasse male, alla fine comunque pagherebbero come sempre i buoi-cittadini e specialmente i contribuenti noti o con i beni alla luce del sole e dopo in mancanza anche i loro “vitelli” (figli).

D’altra parte, appare lampante, salvo per chi non può o non vuole vedere, che siffatti formali discorsi ufficiali, e non solo di fine anno, sono rivolti in modo diretto solo ai cittadini. Mentre, guarda caso, quasi mai ai Governanti, Parlamentari, Giudici, Boiardi, Burocrati, Direttori, Dirigenti, Amministratori di Enti vari quali Città Metropolitane, Comuni, Partecipate, ecc.

Sarebbero invece questi ultimi a cui si dovrebbero fare le prediche, nonché applicare pure seri ed efficaci controlli, pene e sanzioni in crescendo in proporzione all’incarico o titolo (ma quando mai).

Il cittadino a cui tutti si rivolgono al contrario non conta forzosamente quasi nulla in questa Democrazia, salvo quando fa la comparsa in ogni (apparente) suo autonomo pensiero oppure mette la pressoché vana X, relegato com’è per legge e sopravvivenza, ad obbedire al sistema, pagare il pizzo dei tributi per mantenere il sistema e poi al massimo muggire o anche fare flash mob ma sempre per sollazzo del sistema o di una parte di esso a seconda la convenienza politica del momento.

D’altronde, senza andare troppo nei meandri oscuri, imperscrutabili e complessi del sistema, si guardi semplicemente l’Albo pretorio del proprio Comune, oppure della rispettiva Città metropolitana e nel caso si trovi una delibera o una determina che non sembra chiara se non anche illecita, si provi civilmente a contestarla. Occorrono diverse migliaia di euro per le iniziali spese legali, poi alcuni anni da potere sprecare e tanta pazienza e pure coraggio per sopportare, resistere, fare fronte ad ogni tipo di ritorsioni, ecc.

Quindi figurarsi ciò che può fare il cittadino rispetto alle scelte di una Regione o di uno Stato oppure nei confronti della Giustizia ingiusta o elusiva, oppure contro la Burocrazia sprezzante o accidiosa, ecc. Praticamente quasi niente.

Tuttavia, il cittadino tutto questo neanche forse lo sa. Anzi la maggior parte di noi di solito lo scopre a proprie spese quando ormai è troppo tardi e forse neppure allora lo comprende, poiché usciamo anche da raffermi programmi scolastici palesemente anacronistici e in certe materie chiaramente filtrati, specialmente in diritto, economia e libero dibattito, mentre siamo anche manifestamente influenzati da un sistema mediatico ambiguamente evasivo, dissimulatore e adeguatamente conformista agli apparati.

Inoltre, aspetto purtroppo sempre più visibile, dopo tante generazioni trattate nei decenni da “manzi” e legalmente recintate attraverso norme ingannatrici e sprezzanti, la maggioranza dei cittadini fuori dei castelli ci siamo quasi assuefatti, limitandoci ormai solo a mugghiare e scornarci se on pure cannibalizzarci tra di noi, praticamente ci stiamo involvendo per frustrazione, abbattimento, impotenza, difficoltà e anche viscida istigazione di certa comunicazione e propaganda.

E poi basta un vacillamento economico o geopolitico in qualche parte del Mondo per vedersi in questa Nazione andare socio-economicamente più a fondo prima del ragionevole prevedibile. Fino a che dura tutto questo veicolato nascondimento e vanagloria.

Come se ne esce ?

Adduso Sebastiano

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Sebastiano Adduso

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