Opinioni

Intesa Italia e Libia: primo passo di una crescente presenza Ue nella crisi mediterranea

L’intesa tra Italia e Libia per fermare l’immigrazione illegale – spiega Stefano Stefanini – «dev’essere anche il primo passo di una crescente presenza Ue nella crisi mediterranea più vicina all’Europa».

Il pressing italiano su Bruxelles

Il coraggio di essere presenti a Tripoli premia. Ieri l’Italia ha ottenuto dal Presidente libico un impegno senza precedenti a fare da filtro all’immigrazione in entrata e in uscita. Non sappiamo quanto  riuscirà ad onorarlo. Esponendosi a rischi politici gravissimi di collusione post-coloniale, ha chiesto l’aiuto dell’Italia sul terreno.
L’Italia non glielo farà mancare ma ha bisogno di avere al fianco l’Europa. Oggi, al vertice della Valletta, il Presidente del Consiglio chiede all’Ue di gettare peso politico e risorse a sostegno dell’accordo con la Libia. L’Unione si gioca credibilità non solo sull’immigrazione ma anche sulla stabilità e sicurezza del Mediterraneo.

Il coinvolgimento dell’Unione Europea in Libia è fondamentale per l’Italia. Siamo stati primi a tornare a Tripoli. Non vogliamo essere gli unici. L’Italia non poteva rimanere fuori dalla Libia. Non può permettersi di rimanervi sola. Il nostro principale riferimento erano gli Stati Uniti.

Nel dubbio su cosa farà l’amministrazione Trump, abbiamo bisogno di compagnia europea.

L’avallo e il sostegno a Fayez al-Sarraj darebbero però anche all’Ue una boccata d’ossigeno di cui l’Unione ha disperatamente bisogno. Farebbero del vertice maltese un successo, alla vigilia della saga Brexit. L’immigrazione via Libia è un problema europeo, non italiano o maltese. L’Ue ha continuato a passarsi la patata bollente da vertice a vertice. L’unico risultato concreto era stato l’accordo con la Turchia che un anno chiuse definitivamente la rotta balcanica. Nulla di concreto era stato fatto sulla rotta libica. Finalmente qualcosa.

Con tutta la buona volontà, il Presidente libico non può, praticamente da solo, chiudere il rubinetto dei flussi che attraversano il suo Paese, diretti dall’Africa sub-sahariana all’Europa, via italia. Pur forte della legittimità internazionale Fayez al-Sarraj controlla poco più di un fazzoletto della capitale libica. Senza un solido aiuto esterno l’impegno a fermare l’immigrazione clandestina resterà sulla carta perché egli non ha uno Stato in grado di attuarlo. Non dobbiamo farci soverchie illusioni: nel prossimo futuro, il peso della rotta libica continuerà a gravare sull’operazione Sophia, sulla Marina Militare italiana e sulle strutture di ricezione e filtro degli arrivi. La situazione può però migliorare se aiuteremo il Presidente libico prendere, gradualmente, il controllo che ci ha promesso.

Perché il sostegno dell’Ue al Presidente libico è talmente importante? Fayez al-Sarraj incasserebbe aiuti europei e, con un segnale di governo, si accrediterebbe ulteriormente sul piano internazionale. Non risolverebbe i due veri problemi che ne limitano il potere: le milizie che spezzettano la Libia, e la stessa Tripoli; il braccio di ferro con Tobruk e col Generale Khalifa Haftar, appoggiato dall’Egitto e, larvatamente, dalla Russia. Con l’intera Ue dietro le spalle Al Sarraj riequilibrerebbe i rapporti di forza specie quando, inevitabilmente, tratterà con Haftar (bisognerà incoraggiare a farlo).

Ad eccezione dell’accordo con la Turchia, opera di Berlino più che di Bruxelles, l’Ue ha finora affrontato l’immigrazione a valle, con improbabili piani di distribuzione, anziché a monte. Sostenendo il filtro libico interverrebbe almeno a metà strada; per arginare i flussi all’origine servono intese con i paesi africani di provenienza (il decantato «migration compact»). La crisi libica, che Bruxelles ha finora ignorato se non a parole, può fare della Libia uno Stato fallito ai confini dell’Unione. L’Ue se tirerebbe indietro a proprio rischio e pericolo. Se l’Europa non s’aiuta da sola, non è detto che ci siano altri pronti a proteggerla.

L’accordo dell’Italia con al-Sarraj è un successo del governo Gentiloni e della diplomazia italiana. Dev’essere anche il primo passo di una crescente presenza Ue nella crisi mediterranea più vicina all’Europa.

Roma sta seguendo il metodo Merkel. Il Cancelliere tedesco ha preso l’iniziativa con la Turchia, l’ha «europeizzata» e vi ha tenuto inchiodata l’Ue. La ratio libica è identica.

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lastampa/Il pressing italiano su Bruxelles STEFANO STEFANINI

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