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Se stai affogando un amico interessato è meglio dell'ignavo, o no
Attualità Editoriali

Se stai affogando un amico interessato è meglio dell’ignavo, o no?

Tutta l’Europa, per non dire il Mondo, sta affogando e sta vivendo mesi drammatici sia dal punto sanitario che economico. Ogni Governo sta prendendo misure straordinarie per venire incontro alle esigenze di centinaia di milioni di Cittadini.

L’Italia sta facendo la sua parte: il Primo Ministro Conte (dopo la lettera scritta al Presidente del Consiglio d’Europa, Charles Michel che vi riportiamo alla fine), nella giornata di ieri, ha stanziato 4,7 miliardi di euro, per alleviare le sofferenze economiche di migliaia di nostri concittadini ridotti quasi alla fame.

E con l’Italia anche tante altre Nazioni. Proviamo a fare un appello!

CINA? Presente!:

“Il Governo cinese è pronto a fare la sua parte in segno di profondo ringraziamento verso l’Italia che ha aiutato il Paese nel momento del bisogno” …. “arriveranno dalla Cina anche medici specializzati che hanno affrontato per primi il picco dell’emergenza coronavirus”

RUSSIA? Presente!:

“From Russia with love” e così questa mattina, alla prima area di servizio dell’Autostrada, vicino a Moggio Udinese, è arrivata la colonna di camion Russi carichi di mascherine, tute per infermieri, disinfettante concentrato, apparecchiature per respirazione e diagnosi con esperti e tecnici a supporto.

CUBA? Presente!
E così anche loro, già dal 22 marzo, sono atterrati all’aereoporto di Milano 52 tra medici e infermieri arrivati dall’Avana per dare una mano a combattere l’emergenza coronavirus e che sono stati subito inviati all’ospedale di Crema.

ALBANIA? Presente!
Ultima in questo elenco, ma non ultima per i valore dell’azione messa in campo, unicamente perché è l’ultima news appena arrivata con annesso un video del Primo Ministro albanese che saluta i suoi in partenza e del quale, a seguire, vi riportiamo anche il trascritto:

“Non siamo privi di memoria: non possiamo non dimostrare all’Italia che l’Albania e gli albanesi non abbandonano mai un proprio amico in difficoltà. Oggi siamo tutti italiani, e l’Italia deve vincere e vincerà questa guerra anche per noi, per l’Europa e il mondo intero. Voi membri coraggiosi di questa missione per la vita, state partendo per una guerra che è anche la nostra. Trenta nostri medici e infermieri partono oggi per l’Italia, non sono molti e non risolveranno la battaglia tra il nemico invisibile e i camici bianchi che stanno lottano dall’altra parte del mare. Ma l’Italia  è casa nostra da quando i nostri fratelli e sorelle ci hanno salvato nel passato, ospitandoci e adottandoci mentre qui si soffriva. Noi stiamo combattendo lo stesso nemico invisibile. Le risorse umane e logistiche non sono illimitate, ma non possiamo tenerle di riserva mentre in Italia c’è ora un enorme bisogno di aiuto. E’ vero che tutti sono rinchiusi nelle loro frontiere, e paesi ricchissimi hanno voltato le spalle agli altri. Ma forse è perché noi non siamo ricchi e neanche privi di memoria, non possiamo permetterci di non dimostrare all’Italia che l’Albania e gli albanesi non l’abbandonano”.

Che dire: bellissime parole e ancor più bella azione valutando la dimensione e a condizione dell’Albania.

Ma continuiamo con l’appello:

EUROPA? Europa? Assente! Troppo impegnata a far di conto e a presiedere pranzi per analizzare la situazione al fine di valutare quanto morta convenga loro avere l’Italia

OK, calma. Non ci servono le scontate “spiegazioni” dei soliti (destroidi) soloni di turno: siamo ben consapevoli anche noi che il “buon samaritano” non esiste e che di sicuro, in certe emergenze, ha sempre e comunque un secondo scopo utilitaristico per lui e a ben vedere, sarà/è così anche in questi “aiuti” ma, come si suol dire: se stai annegando non fai lo schizzionoso su chi ti lancia un salvagente. Lo afferri e, per il momento ti salvi! E questo è, comunque un bene.

È un vero e concreto aiuto che è sempre migliore di quello dei quanti, invece, se ne stanno lì sulla riva a guardarti e a discutere come aiutarti o peggio, come altri che, alla fin fine, sembrano dirsi: beh!, lasciamo che ci provi da solo, non merita il nostro aiuto e se affonda pazienza, ce ne faremo una ragione e compreremo per poco i suoi resti.

Un esempio?

Lagarde, avv. Francese ora Presidente dela Banca Centrale europea al posto di Draghi, sui Coronabonds, così si è espressa:

«Non siamo qui per chiudere gli spread, ci sono altri strumenti e altri attori per gestire quelle questioni»

sbattendoci così la porta in faccia e, per il servizio, farci pagare un conto salato con lo spread che subito si impennò.

Poi c’è stato il turno della tedesca Ursula von der Leyen che, sempre sui Coronabonds, afferma che sono: “Solo uno slogan, non ci stiamo lavorando”.

Alla Germania fa eco anche l’Olanda che afferma:

“L’Olanda è impegnata ad assicurare che una forma appropriata di condizionalità sia rispettata per ogni strumento utilizzato, come richiesto dall’attuale Trattato del Mes”

quindi, tradotto ed in breve, o vi vendete a noi o vi arrangiate.

E questa, in breve, è la situazione ancora in essere anche dopo la lettera che il nostro Presidente del Consiglio Conte ha inviato, il 25 u.s., al presidente del Consiglio d’Europa, Charles Michel, e sottoscritta anche da

  • Emmanuel Macron, Presidente della Repubblica francese,
  • Sophie Wilmès, Primo Ministro del Belgio,
  • Leo Varadkar, Primo Ministro of Ireland,
  • Xavier Bettel, Primo Ministro del Lussemburgo,
  • Kyriakos Mitsotakis, Primo Ministro of Greece,
  • Pedro Sánchez, Primo Ministro della Spagna,
  • Janez Janša , Primo Ministro della Slovenia
  • António Costa, Primo Ministro del Portogallo

e della quale, in chiusura, vi forniamo il testo

«Caro Presidente, Caro Charles, la pandemia del Coronavirus è uno shock senza precedenti e richiede misure eccezionali per contenere la diffusione del contagio all’interno dei confini nazionali e tra Paesi, per rafforzare i nostri sistemi sanitari, per salvaguardare la produzione e la distribuzione di beni e servizi essenziali e, non ultimo, per limitare gli effetti negativi che lo shock produce sulle economie europee. Tutti i Paesi europei hanno adottato o stanno adottando misure per contenere la diffusione del virus. Il loro successo dipenderà dalla sincronizzazione, dall’estensione e dal coordinamento con cui i vari Governi attueranno le misure sanitarie di contenimento. Abbiamo bisogno di allineare le prassi adottate in tutta Europa, basandoci su esperienze pregresse di successo, sulle analisi degli esperti, sul complessivo scambio di informazioni. È necessario ora, nella fase piu’ acuta dell’epidemia. Il coordinamento che tu hai avviato, con Ursula von der Leyen, nelle video-conferenze tra i leader è d’aiuto in tal senso. Sarà necessario anche in futuro, quando potremo ridurre gradualmente le severe misure adottate oggi, evitando sia un ritorno eccessivamente rapido alla normalità sia il contagio di ritorno da altri Paesi. Dobbiamo chiedere alla Commissione europea di elaborare linee guida condivise, una base comune per la raccolta e la condivisione di informazioni mediche ed epidemiologiche, e una strategia per affrontare nel prossimo futuro lo sviluppo non sincronizzato della pandemia.

Mentre attuiamo misure socio-economiche senza precedenti, che impongono un rallentamento dell’attività economica mai sperimentato prima, abbiamo comunque bisogno di garantire la produzione e la distribuzione di beni e servizi essenziali, e la libera circulazione di dispositivi medici vitali all’interno dell’UE. Preservare il funzionamento del mercato unico è fondamentale per fornire a tutti i cittadini europei la migliore assistenza possibile e la più ampia garanzia che non ci saranno carenze di alcun tipo. Siamo pertanto impegnati a tenere i nostri confini interni aperti al necessario scambio di beni, di informazioni e agli spostamenti essenziali dei nostri cittadini, in particolare quelli dei lavoratori transfrontalieri. Abbiamo anche bisogno di assicurare che le principali catene di valore possano funzionare appieno all’interno dei confini dell’UE e che nessuna produzione strategica sia preda di acquisizioni ostili in questa fase di difficoltà economica. I nostri sforzi saranno prioritariamente indirizzati a garantire la produzione e la distribuzione delle attrezzature mediche e dei dispositivi di protezione fondamentali, per renderli disponibili, a prezzi accessibili e in maniera tempestiva a chi ne ha maggiore necessità. Le misure straordinarie che stiamo adottando per contenere il virus hanno ricadute negative sulle nostre economie nel breve termine. Abbiamo pertanto bisogno di intraprendere azioni straordinarie che limitino i danni economici e ci preparino a compiere i passi successivi. Questa crisi globale richiede una risposta coordinata a livello europeo.

La BCE ha annunciato lo scorso giovedì 19 marzo una serie di misure senza precedenti che, unitamente alle decisioni prese la settimana prima, sosterranno l’Euro e argineranno le tensioni finanziarie. La Commissione europea ha anche annunciato un’ampia serie di azioni per assicurare che le misure fiscali che gli Stati membri devono adottare non siano ostacolate dalle regole del Patto di Stabilità e Crescita e dalla normativa sugli aiuti di Stato. Inoltre, la Commissione e la Banca Europea per gli Investimenti (BEI) hanno annunciato un pacchetto di politiche che consentiranno agli Stati membri di utilizzare tutte le risorse disponibili del bilancio dell’UE e di beneficiare degli strumenti della BEI per combattere l’epidemia e le sue conseguenze. Gli Stati membri dovranno fare la loro parte e garantire che il minor numero possibile di persone perda il proprio lavoro a causa della temporanea chiusura di interi settori dell’economia, che il minor numero di imprese fallisca, che la liquidità continui a giungere all’economia e che le banche continuino a concedere prestiti nonostante i ritardi nei pagamenti e l’aumento della rischiosità. Tutto questo richiede risorse senza precedenti e un approccio regolamentare che protegga il lavoro e la stabilità finanziaria. Gli strumenti di politica monetaria della BCE dovranno pertanto essere affiancati da decisioni di politica fiscale di analoga audacia, come quelle che abbiamo iniziato ad assumere, col sostegno di messaggi chiari e risoluti da parte nostra, come leader nel Consiglio Europeo

Dobbiamo riconoscere la gravità della situazione e la necessità di una ulteriore reazione per rafforzare le nostre economie oggi, al fine di metterle nelle migliori condizioni per una rapida ripartenza domani. Questo richiede l’attivazione di tutti i comuni strumenti fiscali a sostegno degli sforzi nazionali e a garanzia della solidarietà finanziaria, specialmente nell’Eurozona. In particolare, dobbiamo lavorare su uno strumento di debito comune emesso da una Istituzione dell’UE per raccogliere risorse sul mercato sulle stesse basi e a beneficio di tutti gli Stati Membri, garantendo in questo modo il finanziamento stabile e a lungo termine delle politiche utili a contrastare i danni causati da questa pandemia. Vi sono valide ragioni per sostenere tale strumento comune, poichè stiamo tutti affrontando uno shock simmetrico esogeno, di cui non è responsabile alcun Paese, ma le cui conseguenze negative gravano su tutti. E dobbiamo rendere conto collettivamente di una risposta europea efficace ed unita. Questo strumento di debito comune dovrà essere di dimensioni sufficienti e a lunga scadenza, per essere pienamente efficace e per evitare rischi di rifinanziamento ora come nel futuro.

I fondi raccolti saranno destinati a finanziare, in tutti gli Stati Membri, i necessari investimenti nei sistemi sanitari e le politiche temporanee volte a proteggere le nostre economie e il nostro modello sociale. Con lo stesso spirito di efficienza e solidarietà, potremo esplorare altri strumenti all’interno del bilancio UE, come un fondo specifico per spese legate alla lotta al Coronavirus, almeno per gli anni 2020 e 2021, al di là di quelli già annunciati dalla Commissione. Dando un chiaro messaggio di voler affrontare tutti assieme questo shock unico, rafforzeremmo l’Unione Economica e Monetaria e, soprattutto, invieremmo un fortissimo segnale ai nostri cittadini circa la cooperazione determinata e risoluta con la quale l’Unione Europea è impegnata a fornire una risposta efficace ed unitaria. Abbiamo inoltre bisogno di preparare assieme “il giorno dopo” e riflettere sul modo in cui organizziamo le nostre economie attraverso i nostri confini, le catene di valore globale, i settori strategici, i sistemi sanitari, gli investimenti comuni e i progetti europei. Se vogliamo che l’Europa di domani sia all’altezza delle sue storiche aspirazioni, dobbiamo agire oggi e preparare il nostro futuro comune. Apriamo pertanto il dibattito ora e andiamo avanti, senza esitazione».

A ciascuno, ora, la propria valutazione dei fati che, ripetiamo, sono e restano quelli su riportati

Se stai affogando un amico interessato è meglio dell’ignavo, o no? / Stanislao Barretta

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