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Aria di bufera tra Conte Salvini Di Maio
Attualità Editoriali

Salvini e Di Maio: non siamo noi ad essere casinisti, è lui che non sopporta i casini

Aria di bufera tra Conte Salvini Di Maio.

In cinquantuno minuti e trenta secondi di discorso, Conte ha provato a far chiarezza, a scuotere l’albero della cuccagna del Duo, e a riportare ordine nel serraglio gialloverde, ed invece, a quanto sembra, ha creato solo diversi malumori nella Lega e nel M5s che mostrano di non aver capito proprio niente ed affermano che Conte lo ha fatto unicamente per «tutelare la sua personale credibilità». Insomma, traslando:

  • il classico “non sono io ad essere razzista, è lui ad essere negro”

che diventa:

  • “non siamo noi ad essere casinisti, è lui che non sopporta i casini”

ed intanto continuano a farne di tutti i colori, e a far volare stracci mettendo, entrambi, nero su bianco le rispettive ‘liste della spesa’, con le proprie priorità – opposte e contrarie – da realizzare nei prossimi mesi. E come sempre, Caporal Salvini si conferma bottegaio più attento ed efficace anche nel portare avanti il suo redditizio slogan del «L’Italia dei ‘sì’» e ad appuntarsi medaglie di altri e, nel contempo, accollare ad altri (M5s) qualsiasi cosa negativa o che tale possa apparire.

Ieri ad esempio: Salvini era a Breganze per l’apertura del primo tratto ( 7 Km tra l’autostrada A31 Valdastico e Breganze) della superstrada Veneta (a pagamento), la Pedemontana, iniziata da anni e della quale, puntualmente, lui ha riportato a se ogni merito collegandola al suo slogan «L’Italia dei ‘sì’» affermando:

«Oggi ho ricevuto una lettera del presidente del consiglio che convoca una riunione sullo Sblocca cantieri. Beh, io sono stamattina qui, il cantiere è sbloccato. Questo è il miglior messaggio ai mercati internazionali, alle borse, ai signori dello spread e agli investitori: questa è l’Italia. Ho deciso di essere qua perché è “Italia del sì”, del fare, del coraggio. Troppi dubbi, troppi no, troppi forse, valutiamo, e durante la valutazione di quelli che hanno dubbi gli altri crescono. L’Italia non merita la crescita “zero virgola”, se abbiamo coraggio possiamo tornare a essere la prima potenza in Europa»

E questo pro domo sua e nel merito dell’ennesima medaglietta autoassegnatasi ma poi….

Poi non poteva mancare di dare anche un qualche colpo al M5s contrapponendo la sua «Italia dei ‘sì’» a «L’Italia dei ‘no’» che, secondo la sua sceneggiata, è solo del movimento. E questa volta, l’occasione gli è stata offerta su un piatto d’argento: il tema della Grandi Navi a Venezia (grandi Navi volute dalla “sua” parte politica e non certo dal movimento ma tant’è).

Grandi Navi quindi  e l’incidente che ha riportato in auge il problema del loro accesso in Laguna – (cosa che tanti soldi porta sempre ai suoi afferenti) – per cui, rispondendo ad una domanda a tema, eccolo pronto a richiamare in campo Tominelli e a dar da intendere che la colpa sia sua affermando:

“Incidente nave a Venezia? C’è un progetto condiviso da tutti, Comune, Regione, Autorità portuali, Compagnie di crociere, quindi si approvi. Anche su questo si è perso troppo tempo”.

quello che è successo ieri insiste il giornalista,

“e appunto, sto dicendo che ovviamente il turismo è una parte fondamentale dell’economia italiana lo si può fare in maniera intelligente con via alternative e riducendo quindi siccome c’è un progetto che aspetta di essere approvato da tempo penso che sia giunto il tempo di approvare questo progetto come di partire con quei cantieri sull’alta velocità fra Bergamo Brescia Verona Vicenza Padova, ma come per l’alta velocità al sud, come per la Roma Latina, come per le ferrovie in Sardegna, in Sicilia. Quindi, c’è tanto da fare”

E qui, al continuo alternare e contrapporre l’Italia del sì e l’Italia del no, il pensiero mi è andato a “Elio e le storie tese” ed al loro “La terra dei cachi”:

Italia sì, Italia no, Italia gnamme, se famo du spaghi
Italia sob, Italia prot, la terra dei cachi
[…] Italia sì, uè, Italia no
Uè uè uè uè uè
Perchè la terra dei cachi è la terra dei cachi

(ascolta e vedi)

Conclusione.

Ad ora, come si suol dire: zero a zero, palla al centro.

Ognuno è rimasto nella sua metà del campo temendo di attaccare veramente, e limitandosi a far volare gli stracci dell’altro, e non importa se siano veri o fittizzi, l‘importante è “fare ammuina”, come si dice abbia comandato un ammiraglio della real marina per far sì che nulla si comprendesse o meglio, che si pensasse ad una grande attività mentre, in realtà, nulla si stava facendo.

Alla fin fine, ormai, il vero tema in campo è, più che altro, la capacità di ‘tenuta’ del Movimento e di contrapporsi alla forza travolgente di Salvini che ormai, più che mai, sembra non fermarsi davanti a nulla con la Lega al 34%.

Nel M5s, come ha detto chiaramente anche Conte nella conferenza stampa, il timore è che Salvini voglia «incassare» il successo delle europee e tramutarlo in numeri in Parlamento, andando alle politiche anticipate.

Cosa che però, Caporal Salvini rifiuta, perché sarà tutto ma non “fesso”, per cui vede bene che accomodamento, e situazione migliore di quella che ha ora, non avrebbe potuto averla nemmeno se l’avesse espressamente ordinata.

Ha assunto un ministero che gli consente di poter parlare a ruota libera, raccontando tutte le balle che vuole, ed anche mettendo in scena commedie e compassate con ruspe et similia, prendendosela con i più deboli sulla terra ferma ed in mare, senza però dover far di conto con bilanci e conti da far tornare.

Inoltre, anche se i veri risultati sono a quota zero, e tant’altre cose (come ad esempio: porti chiusi) sono solo figuracce che accumula in una continuità impressionante, ma che lui lascia scorrere come se nulla fosse potendo contare anche sulla scarsa memoria degli italiani e, soprattutto, dei suoi salviscisti (ultimissima: l’ennesima sua battaglia – persa – per la Sea Watch 3  che, con la Meloni, voleva addirittura affondata ma che è tornata, legittimamente e legalmente, a navigare ) prosegue a martellare con il suo «L’Italia dei ‘sì” è la strada giusta» omettendo che però le sue sono solo parole, e che per dare il sì alle sue richieste servono soldi. Soldi che NON ci sono ma lui se ne frega tanto sono i 5 Stelle che devono trovarli (o pagare lo scotto della loro mancanza) visto che, nella sua furbizia, tutti i ministeri che richiedono soldi per fare gli investimenti o sviluppare lavoro ed altro, li ha mollati a loro.

E questo è! Per cui ecco che il timore dei 5 stelle è, appunto, quello di rimanere prigionieri del ‘racconto’ costruito dal segretario leghista che li dipinge come «l’Italia dei ‘no’».

L’altra paura è quella di rimanere nell’angolo, triturati dal cresciuto protagonismo del ministro dell’Interno per cui, fonti governative M5s ragionano nei termini del:

«Salvini si sente Dio, vuole incassare e continuare a crescere, dipingendoci come quelli che ostacolano tutto, i cantieri, la Tav, gli investimenti alla difesa. Se non usciamo dall’angolo la scelta è se essere fagocitati da lui o andare al voto e farlo governare da solo.»

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Stanislao Barretta

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