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Gianni Riotta
Gianni Riotta
Editoriali

Quelle bugie che fomentano l’ odio

Lotteremo contro l’ odio che ha ucciso Jo, perché credeva in un mondo migliore. Dobbiamo unirci tutti e batterci insieme contro l’ odio, che non ha credo, razza, religione: è solo un veleno»: con queste parole, nobili, pacate, con classico coraggio britannico, Brendan Cox ha ricordato la moglie Jo, 41 anni, mamma di due bambini, deputata laburista, ex dirigente dell’associazione umanitaria Oxfam, leader europeista al referendum Brexit e campionessa dei diritti umani, uccisa ieri a coltellate e colpi di pistola. Brendan Cox coglie con lucidità la posta in gioco, in Gran Bretagna, Europa, America. L’odio brucia, spinto da politici demagoghi, media irresponsabili e avidi, sottobosco web astuto e violento, dominando la conversazione d’Occidente.

Il sangue che scorre in queste ore – Orlando, Parigi, Leeds – ne è conseguenza diretta.

Le prime voci dicono che l’assassino avrebbe urlato «Britain First», slogan di battaglia di un gruppo estremista che odia Europa ed emigranti, ma, come nella strage alla discoteca gay di Orlando e per il poliziotto e la moglie uccisi a Parigi, le indagini daranno un caleidoscopio di contraddittori moventi che ciascuno leggerà a vantaggio della propria tesi preconcetta. La sostanza non muta: la zizzania dell’odio, caricaturare gli avversari tutti da corrotti nemici della democrazia, il non dialogare mai o considerare ogni accordo e negoziato tradimenti da punire, tenta gli estremisti alla violenza. Tanti parleranno di «follia», ma c’è metodo in questa pazzia, il metodo feroce del risentimento populista.

La crisi economica del 2008, i posti di lavoro cancellati da automazione e mercato globale, le ondate migratorie, i vorticosi mutamenti, sociali e tecnologici, scatenano nostalgia per il passato, ovunque. I musulmani rimpiangono la comunità perduta, gli americani la grandezza del Paese dopo la II guerra mondiale, gli inglesi la Britannia che governava il pianeta, i russi la potenza atomica della Guerra Fredda, i francesi lo stato sociale generoso, quando si passava il pomeriggio al caffè con gli amici, i tedeschi il marco über alles. Ognuno di questi rimpianti è illusione, malinconia per un’era che mai ritornerà, nel secolo di Cina, India, America Latina, presto Africa e tecnologia dirompente. La maggioranza dei lavori del 2050 non esistono neppure nel 2016, un’innovazione turbolenta amata dai pionieri digitali a Silicon Valley ma che spaventa le periferie dei disoccupati.

La paura di cristiani e musulmani, occidentali e immigrati, anziani e giovani, donne e uomini, viene raffinata in droga letale da politici che bruciano, senza costruire. Insinuare che Obama sia un filo terrorista, Trump il nuovo Hitler, la legge sul lavoro francese un colpo di stato, l’Europa matrigna per l’Inghilterra, i musulmani tutti Isis, i cristiani tutti crociati, sono slogan efficaci nei talk show e nella battaglia per le curve di Google Trends, ma in milioni di esseri umani, angosciati per il futuro, creano rabbia irriducibile, in qualcuno il richiamo alla violenza.

La campagna elettorale britannica su Sì e No all’Europa è stata sospesa dopo l’assassinio di Jo Cox, sussulto unitario che le prossime ore dissolveranno. Il decano degli analisti inglesi, Martin Wolf del Financial Times definisce la campagna Brexit «Progetto Bugie», calcolando l’esoso biglietto economico da pagare per la «libertà». Ma il suo stesso giornale conferma, in un sondaggio, che la maggioranza dei cittadini diffida di esperti, accademici, intellettuali, detestando l’intero establishment. La raziocinante disamina macroeconomica di Wolf scompare però davanti all’urlo di Neanderthal online Brexit! Tanti preferiscono l’identità alla ragione. Questa «crisi» non è passeggera, come ci si illude ancora in qualche obsoleto «Centro Studi», sarà, a lungo, la realtà per padri e figli. Chi, per un meschino vantaggio elettorale, avvelena le comunità sia consapevole che le violenze isolate diverranno di massa. Ogni leader responsabile, destra, centro, sinistra, dovrebbe prenderne atto. Purtroppo, anche nelle ultime ore della campagna elettorale italiana, il vantaggio sembra andare all’odio, facendo apparire l’animo di Jo e Brendan Cox malinconica riserva di una coraggiosa minoranza, costretta a battersi alle corde.

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