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Editoriali Politica

Quanto sta influendo la protesta dei Gilet Gialli sulla Conferenza Onu sul Cambiamento Climatico?

Quanto sta influendo la protesta dei Gilet Gialli sulla Conferenza Onu sul cambiamento climatico?

Da circa un mese la cruenta protesta dei Gilet Gialli a Parigi sta tenendo banco nella cronaca internazionale. Dalla Francia continuano a giungere immagini di vandalismo e repressione che poco hanno a che fare con uno Stato che si considera uno dei più civilizzati d’Occidente. Ma al di là delle critiche che vanno ovviamente mosse sia a un movimento che cancella e tradisce il Contratto Sociale tra uomini e le norme basilari di una democrazia, sia alla risposta violenta dello Stato, c’è da sottolineare una verità assoluta: “Il popolo ha sempre ragione“. Poco importa se questa ragione sia ragionata o no, vi è un tipo di ragione a priori a cui bisogna sottostare per onore della rappresentanza. Ascoltare i timori del popolo, mediare e filtrare una soluzione comune dovrebbe essere nell’ABC della classe politica di uno stato democratico. Poste queste premesse valide per qualsiasi movimento, è tempo di andare nel dettaglio: qual è la rivendicazione che ha fatto scattare la protesta dei Gilet Gialli? Sebbene sembrino ben organizzati, i manifestanti di Parigi sono tutto sommato un agglomerato pluralista come dimostrano, per esempio, le contraddizioni tra i vari punti nella lista di rivendicazioni presentate ai deputati francesi. La goccia che ha fatto traboccare il vaso, però, sembrerebbe essere l’ecotassa su carburante e carbone introdotta dal Governo Macron, che fa parte di una serie di proposte Comunitarie per ridurre l’emissione di agenti inquinanti. Ecotassa che, sebbene i membri del governo giallo-verde siano formalmente “vicini” ai Gilet Gialli, è in via di approvazione anche in Italia, anche se c’è da superare le differenze di vedute tra Salvini e Di Maio, con il leader leghista vicino alle “idee” politiche di Trump che da sempre si dichiara contrario alla convenzione di Parigi sul clima e che addirittura ritiene il cambiamento climatico una fake news; mentre il pentastellato raccoglie figuracce in tv mandando la sottosegretaria Castelli a spiegare (male) le ragioni di tale tassa.
Chiuse le parentesi italiane, l’Europa che sembrava l’unico continente sensibile e combattivo sulla problematica si è presentata alla Conferenza Onu sui Cambiamenti Climatici di quest’anno, anche a causa della eco mediatica della protesta dei Gilet Gialli, senza una posizione forte, in balìa di superpotenze che per ragioni economiche ritengono di poter soprassedere sull’ambiente. Primi fra tutti, come già annunciato, gli Stati Uniti di Donald Trump che ha utilizzato l’insurrezione dei Gilet Jaunes per dichiarare guerra agli ecologisti.

Una posizione debole quella del Vecchio Continente ancora più demoralizzante se si pensa che Macron (volente o nolente uno dei leader più carismatici d’Europa) è stato costretto a fare marcia indietro sospendendo l’ecotassa proprio poco prima dell’inizio della Conferenza Onu ancora in corso in Polonia.
Ma non c’è davvero niente da fare per questa Terra? Si può ignorare il problema anche se in nome di una causa nobile come quella di non andare a pesare ancora di più sulle tasche dei cittadini? La rabbia dei Gilet Gialli era un’ottima occasione per costringere le classi dirigenti ad attuare politiche diverse, non per costringerle alla fuga (festeggiata come una vittoria dai movimenti ultranazionalisti). La marcia indietro di Macron è un fallimento per tutti poichè lascia l’argomento nelle mani di chi, per convenienza o per populismo, non vuole affrontarlo affatto; o nelle mani di Satana, vero artefice del cambiamento climatico secondo il capo di gabinetto del Ministero per la Famiglia, Cristiano Ceresani…accidenti!
Se resterà qualcosa delle idee politiche sull’ambiente portate avanti da decenni dall’Europa dopo il COP24 di quest’anno, qualcosa dovrà cambiare per non soccombere. Magari invertendo la natura dei provvedimenti, preferendo le soluzioni alle sanzioni: sebbene l’ecotassa sia una soluzione efficace e rapida per incentivare la popolazione a munirsi di auto ecologiche o a preferire i mezzi pubblici, dare la sensazione al cittadino che questa sia l’ennesima oppressione fiscale imposta dall’alto non è il modo più giusto, evidentemente, per sostenere la battaglia all’inquinamento atmosferico. Senza una riforma strutturale, a partire dall’educazione verso l’ambiente fino allo sviluppo di nuove tecnologie, non c’è tassa che tenga. Ma soprattutto senza una posizione forte e comune come quella proposta in passato dall’Europa ai tavoli sul clima, non c’è Gilet Giallo che tenga…

A cura di Mario Calabrese
RIPRODUZIONE RISERVATA
(Immagine di copertina presa da Facebook)

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Mario Calabrese

Nato a Gragnano, diplomato al Liceo Classico "Plinio Seniore" di Castellammare di Stabia, attualmente iscritto al corso di laurea "Scienze per l'investigazione e la sicurezza" dell'Università degli Studi di Perugia

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