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MAURIZIO MOLINARI
MAURIZIO MOLINARI
Editoriali

Nei neuroni la frontiera della scienza

NEURONI – A quasi sette anni dal suo inizio la ricerca sulla mappatura del cervello umano registra dei progressi che sfidano la nostra immaginazione. «Human Connectome Project» ha debuttato nel 2009, raggruppa oltre cento scienziati di più Paesi e si sviluppa dai laboratori di tre atenei – le Università di Oxford, Minnesota e Saint Louis – dove si tenta di esplorare il cervello richiamandosi al precedente della cartografia del nostro Pianeta.

David Van Essen, che guida tale avveniristica sfida, è convinto che per avere successo non basta localizzare dove si trovano i circa cento miliardi di neuroni di ogni cervello umano ma bisogna scoprire soprattutto come sono collegati e comunicano fra loro. Ovvero, ciò che conta di più è la connettività fra i neuroni.
Da qui l’uso di più tecniche di risonanza magnetica per identificare i percorsi che si articolano dalla materia bianca del cervello, come se si trattasse di circuiti elettronici di un computer, oppure per osservare le attività che avvengono nella materia grigia quando gli impulsi vengono inviati o raggiungono cellule cerebrali.
L’intento è costruire un «Connectome» arrivando a realizzare una mappa della corteccia cerebrale e per avere idea di cosa stiamo parlando basti immaginare che, secondo i ricercatori, ogni lato del cervello include fra 150 e 200 aree distinte.

È una scommessa scientifica che deve molto agli studi di Sebastian Seung, neuroscienziato dell’Università di Princeton.

E anche autore del libro «Connectome: How the Brain’s Wiring Makes Us Who We Are» (Connectome, come i circuiti del cervello ci fanno essere ciò che siamo) secondo il quale la mappatura delle diverse regioni ci consentirà di comprendere le patologie che spesso affliggono gli esseri umani. In altre parole, si tratta di una sfida scientifica che può contribuire ad aprire nuovi orizzonti nella cura delle malattie e nel prolungamento della vita. Il progetto è prossimo a raggiungere il primo obiettivo: l’esame con scanner magnetici dei cervelli di 1200 giovani adulti. «I dati raccolti ci consentiranno di lavorare per arrivare a scoprire le leggi e i principi teorici che li governano» afferma Olaf Spoms, lo scienziato dell’Università dell’Indiana, che nel 2005 ipotizzò il «Connectome» che ora sta venendo alla luce. In attesa di conoscere i risultati complessivi del lavoro svolto ciò che già colpisce sono alcune delle scoperte che la task force di ricercatori ha già accumulato. Ad esempio, lo studio dei circuiti cerebrali di gemelli identici consente di affermare che sono diversi e dunque non sono solo frutto della genetica ma subiscono delle modifiche a seguito delle esperienze fatte. Todd Constable, docente di Radiologia e Neurochirurgia all’Università di Yale, ritiene che ogni «Connectome» è unico, come le impronte digitali, ma con una specificità in più: la differenza non sta nel disegno esterno quanto nei codici che connettono le diverse aree. Ogni essere umano ha codici propri. Se l’Istituto nazionale della Sanità degli Stati Uniti ha deciso di finanziare tali studi, stanziando 30 milioni di dollari, è perché ritiene che la mappatura dei circuiti umani può portare a trovare le risposte ad alcuni dei più complessi disordini mentali, dalla depressione alla schizofrenia. È interessante notare come questo campo di studi porti a smentire consolidati pregiudizi. Come è nel caso del team «Rosalind Franklin» dell’Università di Tel Aviv che dopo aver esaminato con lo scanner i cervelli di 1400 persone ha concluso che è impossibile sostenere la tesi della differenza fra uomini e donne: l’ippocampo ha tali e tante variazioni da non poter essere identificate con distinzioni di genere. La scoperta dei segreti del cervello è una sfida che riguarda anche l’Italia, non solo per la presenza di connazionali nelle task force scientifiche che ne sono protagoniste in Europa e negli Stati Uniti, ma per il fatto che il nostro Paese ospita dei centri di ricerca che operano nella stessa direzione. A cominciare dal «Magics» del San Raffaele di Milano dove è la tecnologia «Brainsway», nata in Israele e sviluppatasi negli Stati Uniti, ad essere applicata quando i farmaci non danno risultati. Sono questi frammenti di scienza che in più Continenti disegnano orizzonti capaci di trasformare il corpo umano nel protagonista del XXI secolo.

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