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Editoriali

Modelli negativi ed emulazione: le istituzioni hanno dimenticato il loro ruolo pedagogico?

Modelli negativi ed emulazione: le istituzioni hanno dimenticato il loro ruolo pedagogico?

Sempre più spesso capita di incappare nella polemica “del momento” circa i modelli negativi che la nostra società abbondantemente offre. Da sportivi, celebrità, membri delle forze dell’ordine e politici giungono spesso esempi che definire anti educativi sarebbe poco. Ma le polemiche di solito finiscono per risultare sterili o inconcludenti, frutto della smania comune un po’ in tutti noi di offrire la nostra opinione agli altri senza che essa venga richiesta. Eppure approfondimenti sui modelli negativi sono dovuti, specialmente se consideriamo che in questo momento storico c’è un’alta incidenza di devianza giovanile nella popolazione, spesso ispirata (direttamente o indirettamente) da modelli comportamentali di personaggi pubblici o addirittura inventati come protagonisti di film o serie tv (Approfondimento su Gomorra). Se su questi ultimi occorrerebbe specificare che nella narrazione ogni esempio sbagliato è legato al destino di chi lo compie, il quale potrebbe espiare o pagare caro il proprio comportamento, nei personaggi pubblici si avverte questa percezione di deresponsabilizzazione del proprio ruolo. Bisogna dirlo: nessuna persona può rappresentare un modello completamente positivo o completamente negativo, ma nell’avvenimento di un particolare episodio o di una dichiarazione, spesso rilasciata con leggerezza, vi è una forte carica pedagogica che si genera tramite la caratteristica connaturata nell’uomo di saper cogliere le intenzioni dell’altro e riproporle con il fenomeno dell’emulazione (neuroni specchio). Il concetto di emulazione/imitazione si sviluppa a partire dalla teoria dell’apprendimento sociale di Albert Bandura, il quale ipotizza che l’apprendimento stesso avvenga attraverso processi di emulazione, imitazione e riproduzione. In particolare, con “emulazione” s’intende la riproduzione meccanica, stereotipata e mimetica, senza una valutazione di efficacia o riflessione rispetto allo scopo, mentre l’imitazione rappresenta un’evoluzione dell’emulazione, essendo definibile come la riproduzione consapevole dell’azione del modello, finalizzata al raggiungimento del medesimo scopo.
Va da sè che un soggetto in fase di formazione, come bambini e adolescenti, assorbendo modelli comportamentali negativi siano più portati ad emularli, soprattutto se nella società non vi siano abbastanza modelli positivi che facciano da contrappeso. Se non si può pretendere troppo da alcuni personaggi dello spettacolo che, nella pratica, rendono la propria stessa vita uno show dai dubbi contenuti, pretendere un comportamento migliore dai membri delle istituzioni è d’obbligo. Quando il linguaggio politico si accende, spesso si ignora che questo andrà ad incidere sul comportamento dei propri sostenitori. A volte varrebbe la pena perdere un dibattito invece che ottenere una vittoria che sia legata ad un comportamento sbagliato come alzare la voce coprendo quella del proprio interlocutore, proporre informazioni false, o – in generale – dimenticarsi che in qualsiasi momento di vita istituzionale non si è mai soli, ma si porta con sè, chi più e chi meno, numerosissime persone che hanno delegato la propria rappresentanza. Nella speranza che vi sia un ritorno a personaggi alla Berlinguer, non si può che sottolineare che anche nei rapporti interpersonali tra genitori-figli, tra parenti e tra amici vi sia un forte valore educativo che va sempre tenuto presente per non diventare, a propria volta, un modello negativo.

a cura di Mario Calabrese

RIPRODUZIONE RISERVATA

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In merito all'autore

Mario Calabrese

Nato a Gragnano, diplomato al Liceo Classico "Plinio Seniore" di Castellammare di Stabia, attualmente iscritto al corso di laurea "Scienze per l'investigazione e la sicurezza" dell'Università degli Studi di Perugia

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