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Mattarella, Conte, Salvini, Di Maio condannati ad un dialogo che allunga l'agonia
Mattarella, Conte, Salvini, Di Maio condannati ad un dialogo che allunga l'agonia
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Mattarella, Conte, Salvini, Di Maio: condannati ad un dialogo che allunga l’agonia

IL PUNTO sui  condannati ad un dialogo e su una giornata che allunga l’agonia

Le molte preoccupazioni di Mattarella che avrebbe, tra l’altro, espresso preoccupazione per l’andamento dell’economia e rimarcato la necessità di far quadrare i conti.

La lente di ingrandimento della Ue sui conti pubblici, l’andamento dello spread, i dati dell’economia reale, ma anche la prossima partita da giocare in Europa: sono tanti i banchi di prova che attendono l’Italia, l’intero sistema paese, e per affrontare i quali serve un governo saldo in sella.

Sergio Mattarella ascolta le parole di Luigi Di Maio, dopo aver ascoltato nelle scorse settimane quelle di Matteo Salvini e di Giuseppe Conte. Tutti cercano di rassicurarlo: il governo andrà avanti, speriamo. Su questo il capo dello Stato avrebbe espresso la necessità di fare al più presto chiarezza nella maggioranza.

Tra le tante, la partita delle nomine Ue è la maggior preoccupazione del Presidente: c’è da rispondere al richiamo della Ue sui conti del 2019, da scrivere la manovra del 2020, ma soprattutto da far ripartire l’economia. E poi c’è la complicata partita dei top job di Bruxelles, Strasburgo e Francoforte. L’Italia viene da una posizione di tutto rispetto: i suoi rappresentanti siedono alla presidenza del Parlamento europeo, all’Alta rappresentanza per la politica estera e soprattutto alla guida della Bce.

Tra le tante preoccupazioni che oscurano il cielo della politica italiana predisponendo il pensiero ad esiti funesti, ecco giungere una notizia che darebbe per trovato l’accordo tra Lega e Movimento 5 Stelle sullo Sblocca Cantieri, il provvedimento messo in campo dalla maggioranza per accelerare sulla realizzazione delle opere infrastrutturali e che, nella mattinata di ieri, ha visto anche un duro scambio via etere tra Matteo Salvini e Danilo Toninelli, facendo si che il governo sia sembrato più che mai sull’orlo del baratro.

A scatenare il confronto è stato l’emendamento al provvedimento che prevede di sospendere per due anni il codice degli appalti. Un emendamento voluto dalla Lega e che, a meno di cinque ore dall’ultimatum di Conte agli azionisti dell’esecutivo, aveva rimesso in discussione la sopravvivenza stessa del governo provocando la dura reazione di Palazzo Chigi che accusa il partito e, dunque, il suo segretario, di mettere a rischio anche i provvedimenti a favore delle popolazioni terremotate.

Come se non bastasse c’è stata poi anche la rimostranza sulle chiacchiere fatte circolare dalla Lega secondo le quali, a ritardare l’approvazione dello Sblocca Cantieri, sarebbe proprio il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. Accuse bollate come «falsità».

Comunque sia, un accordo Lega-M5s sembra essere stato trovato sulla base di uno Stop parziale al codice appalti, e sul fatto che le norme sui subappalti restano.

Ma vediamo cosa, nel merito, dichiarano in una nota congiunta i capigruppo al Senato della Lega e del M5S Massimiliano Romeo e Stefano Patuanelli:

“Soddisfatti per l’accordo trovato sul decreto sblocca-cantieri. Dopo esserci confrontati anche con i relatori, proporremo al Senato, tra le altre cose, quanto già concordato in sede di commissione, vale a dire un emendamento che prevede la sospensione di alcuni punti rilevanti del codice degli appalti per due anni, in attesa di una nuova definizione delle regole per liberare da inutile burocrazia le imprese”.
“Al contempo, sarà garantito il rispetto delle norme e del lavoro già fatto nelle commissioni parlamentari sull’argomento. In particolare saranno anche garantite le soglie già in vigore per i subappalti e salvaguardati gli obblighi di sicurezza per le imprese. Abbiamo svolto un normale lavoro parlamentare che porteremo come maggioranza in commissione e poi in Aula al Senato”.

A completare il quadro di rasserenamento messo in campo ieri, è giunta anche la notizia che Di Maio e Salvini si sono sentiti con una telefonata che è stata definita «lunga e costruttiva» e che avrebbe quindi avviato una «riflessione condivisa sui cambiamenti da apporre alla squadra di governo»

Il colloquio sarebbe avvenuto già ieri mattina, prima delle 10, dopo una serie di messaggi che i due vice premier si sarebbero scambiati lunedì, dopo l’appello di Giuseppe Conte.

Il confronto, a quanto si apprende, sarebbe servito a dipanare in breve tempo il nodo dello sblocca cantieri, emerso nel corso della riunione a Palazzo Chigi di lunedì sera, che Conte ha interrotto in segno di protesta contro la decisione della Lega di non voler ritirare l’emendamento sulla sospensione del codice degli appalti.

Secondo le solite fonti bene informate, si sarebbe trattato di «un confronto positivo e costruttivo che fa ben sperare sulla sorte del governo». Finalmente, dopo settimane di incontri difficili e avvelenati dal clima della campagna elettorale, la telefonata sembra segnare il «primo passo» per ricostruire un rapporto che la competizione in vista del voto europeo aveva messo a dura prova.

Se si ritrova il clima iniziale come sembra, viene spiegato da fonti leghiste, Salvini è assolutamente «ben disposto ad andare avanti: non c’è alcuna volontà di rompere. Se permane questo clima costruttivo, lui ci sta» perchè non è vero che lui stia cercando di ‘forzare la mano’, cercare il ‘casus belli’ per provocare una crisi di governo e andare alle politiche anticipate per incassare e tramutare in numeri in Parlamento il 34% ottenuto alle europee: «Si tratta di ricostruzioni dettate dalla voce della paura dei 5 stelle. Salvini non sta cercando alcuna scusa»

e con questo si può chiudere il Punto sulla giornata di ieri senza dimenticare di richiamare il mio mantra di sempre:

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