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Caos per la manovra 2018 - 221218
Editoriali Politica

Manovra. Dopo una notte di tensioni confermata la fiducia VIDEO

Dopo l’ennesima giornata al cardiopalma il Senato ha approvato la manovra con 167 sì e 78 no con uno stop all’adeguamento all’inflazione per le pensioni oltre i 1.500 € e taglio agli investimenti per 5 miliardi. La monovra ora dovrà tornare alla Camera per il via libero definitivo il 28 o il 29 dicembre, a poche ore dall’incubo dell’esercizio provvisorio.

Maggioranza #gialloverde nel caos: ecco cosa è successo in commissione Bilancio con #M5S #Lega e #GovernoDelCambiamento che scappano

Lega e 5 stelle apportano correzioni fino all’ultimo minuto e poi giunge la richiesta di fiducia del ministro per i rapporti con il Parlamento Riccardo Fraccaro. L’aula si ritrova così a dover votare un testo mai esaminato dalla commissione bilancio e la cosa ha suscitato la reazione dell’opposizione.

Ecco cosa è successo in commissione Bilancio: #M5S e #Lega nel caos @LauraBottici La nostra protesta contro i #ladridifuturo

FI ha lasciato la commissione prima del voto sulla modifica del testo, il Partito democratico ha chiesto le dimissioni del presidente della commissione, Daniele Pesco, Leu e FdI non hanno partecipato al voto.

Più tardi, quando dopo l’ennesima capigruppo il testo è finalmente giunto in Aula dove però si è sfiorata la rissa allorché i senatori dem si sono avvicinati ai banchi del governo.

Per tutti, poi, è il PD Misiani che preannuncia un ricorso alla consulta ed aggiunge: “tirate a campare per i prossimi mesi ma avete compromesso il futuro di questo paese”
Ricorso alla consulta confermato, nell’Aula del Senato, dal capogruppo Andrea Marcucci che specifica:

“Viste le gravissime violazioni dell’articolo 72 della Costituzione, il gruppo parlamentare del Pd esprime la volontà di sollevare ai sensi dell’art. 134 della Costituzione il ricorso diretto alla Consulta affinchè si pronunci sulla enormità che si sono compiute sotto i nostri occhi e sotto quelli del Paese da parte di questo governo violento che se ne frega dei diritti del Parlamento”.

Anche Forza Italia protesta e, con Ronzulli, afferma: “questa manovra è un enorme fake news” e, parafrasando lelenco diffuso da Di Maio delle cose che avrebbero fatto, enuncia: “Umiliata la democrazia parlamentare, Fatto. Violata la sovranità popolare, fatto”.

Ovviamente, Salvini ed i pentastellati sono di parere nettamente opposto e, al solito, esultano anche e soprattutto per il polverone sollevato per cui ecco che, alla fine della maratona notturna, Salvini affermi che, seppur stanchi, sono contenti e rivendica l’intervento sulle pensioni.

I 5 stelle, dal canto loro, squittiscono su quella che loro definiscono la battaglia in difesa del reddito di cittadinanza, ed ecco quindi lì pronto Gianmauro Dell’Olio a propinare il solito elencuccio:

“Dal prossimo anno – dice – possiamo mettere in campo il reddito di Cittadinanza ed il superamento della legge Fornero, l’aumento delle pensioni minime, il riconoscimento dei sacrosanti diritti dei risparmiatori traditi dalle banche”

Il testo sarà ora trasmesso alla camera per un ennesimo passaggio (presunto) finale con l’aula prevista per il 28 e 29 dicembre ma intanto, proviamo a ben vedere cosa hanno (a quanto è dato capire tra le chiacchiere e la polvere sollevata dai gialloverde) in cosa dovrebbe (potrebbe, il condizionale, visti i soggetti, è obbligatorio) consistere il tanto decantato intervento sulle pensioni di Salvini come anche il parallelo reddito di Cittadinanza ed il superamento della legge Fornero, l’aumento delle pensioni minime, il riconoscimento dei sacrosanti diritti dei risparmiatori traditi dalle banche decantato dai pentastellati.

Questi alcuni dei punti principali in tema a quanto sopra:
  • Stop all’adeguamento delle pensioni all’inflazione per tutti gli assegni superiori ai 1521 €
    (per i gialloverde, evidentemente, una pensione da 1.521 euro è già una pensione da nababbi con la quale si può scialacquare pur senza adeguarla ai costi della vita pur se ora di sicuro saliranno. Più sicuramente ancora, i gialloverde si sono adeguati anche in questo alla vulgata del perché si tartassano i poveri invece dei ricchi, e la risposta è sempre la stessa: perché sono tanti e, come ha insegnato Totò: è la somma che alla fine dà il totale. SIC)
  • taglio alle pensioni d’oro per 5 anni. Il prelievo sarà modulato per fasce a partire dal 15% per gli assegni superiori a €100.000 fino al 40% per le pensioni oltre i €500.000 SIC
    (5 anni? E perché? Ah già, è il periodo per cui si augurano di durare e quindi SOLO per questo periodo provano ad assicurarsi un certo prelievo poi, dopo, che si arrangino gli altri quando, grazie alla loro clausola di salvaguardia, dovranno provvedere a far fronte a decine e decine di miliardi da mettere sul tavolo per evitare aumenti automatici dell’Iva, di Accise e/o tagli dolorosi).
  • proposta di un’aliquota al 7% ai pensionati residenti all’estero se rientreranno in Italia per trasferirsi nei paesi del Sud con meno di 20.000 abitanti SIC
    (domanda: ma al Nord non ce ne sono di paesini? E poi, perché 20.000 abitanti? Se di più cosa cambia per loro se non la “libera scelta” del pensionato di andare dove gli pare? Ma forse è proprio il concetto di libera scelta che fa loro venire l’orticaria ed inoltre e per chiudere questo punto, sanno che all’estero, se e laddove si paghi qualcosa – e spesso lo si farà dopo 10 anni di esenzione totale -, la percentuale è notevolmente inferiore come inferiore è, in generale, il costo della vita per cui i soldi percepiti – che oltretutto sono al netto da ogni italica trattenuta – valgono molto di più? NO, non lo sanno o comunque, e questo è l’importante, non lo sanno i bovini e gli ovini italioti che li osannano e che tutto mangiano e bevono, ringraziando)
  • sforbiciata al fondo per gli investimenti che passa dai 9 miliardi in tre anni inizialmente previsti a 3,6 miliardi. Per il 2019 il fondo scende a 740 milioni di euro (contro i 2.750 precedenti), nel 2020 a 1.260 milioni (da 3.000 milioni) e nel 2021 a 1.600 (da 3.300). Il governo assicura però che non ci sarà alcun “taglio agli investimenti. Nel passaggio al Senato, le risorse destinate nel prossimo triennio agli investimenti restano invariate, per un valore complessivo di circa 15 miliardi” ma intanto, a conti fatti, ruisulta un taglio agli investimenti per 5 miliardi nel prossimo triennio. SIC
  • saldo e stralcio delle cartelle esattoriali per chi è in difficoltà economica
    (ndr: l’accordo a saldo e stralcio è la possibilità offerta dal sistema giuridico di estinguere il proprio debito nei confronti di una banca o di una società finanziaria pagando un importo inferiore a quello dovuto ma poi resta da vedere e valutare il come ed il quanto. Intanto la dichiarazione fa scena. SIC)
Salta invece la norma sulle auto a noleggio con conducente, norma che nei giorni scorsi aveva scatenato le proteste in Piazza degli NCC mentre le assunzioni nella pubblica amministrazione slittano al 15 novembre 2019.

Intanto la nuova versione della manovra ha suscitato anche i dubbi dell’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb) perché, anche se la nuova stima di crescita del Pil all’1% per il 2019 (a fronte dell’1,5% precedente) è ritenuto ora “plausibile, restano non trascurabili rischi di revisione al ribasso”. E i rischi “risultano amplificati se si considerano le previsioni per il 2020 e 2021” per cui punta il dito, e mette in guardia, sui saldi: senza gli aumenti dell’Iva previsti nelle nuove clausole di salvaguardia, il deficit italiano nel 2020 e nel 2021 arriverà alla soglia limite del 3% “con evidenti rischi sulla sostenibilità futura della finanza pubblica”.

E questo è (o sembra o dovrebbe essere) ad ora. Poi si vedrà cos’altro salterà (fuori)

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