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La politica zoppa in cerca di leader
Editoriali

Legislatura perduta: i problemi che si presentavano nel 2013 restano

Legislatura perduta: i problemi che si presentavano nel 2013 restano – EDITORIALI

Commentando lo scenario che porterà alle elezioni, Giovanni Orsina parla di una “politica zoppa in cerca di leader”.

La politica zoppa in cerca di leader

Nella conferenza stampa di ieri il presidente del Consiglio ha espresso cauta soddisfazione. E non gli si può dar torto. Che una legislatura nata sotto una stella tanto infausta sia riuscita a durare per un lustro è già di per sé un risultato miracoloso. Ancora più sorprendente, poi, è che il parlamento e i governi degli ultimi cinque anni non si siano limitati a sopravvivere, ma abbiano deciso molto – e in alcuni casi pure bene. Ciò detto, è anche vero però che da un punto di vista strettamente politico-istituzionale la legislatura è andata interamente perduta: nessuno dei problemi che si presentavano nel 2013 è stato risolto. Se vogliamo capire le sfide che attendono la legislatura che verrà, dobbiamo riconoscere che questo è il nostro (bassissimo) punto di partenza.

Il premier Paolo Gentiloni si smarca da Renzi e sottolinea tutte le differenze

Il premier Paolo Gentiloni si smarca da Renzi

 

Paolo Gentiloni, banche, inutili audizioni

Paolo Gentiloni si smarca da Matteo Renzi sulle banche

 

Non è certo necessario raccontare qui per l’ennesima volta del referendum costituzionale e della sentenza della Consulta sulla legge elettorale. Forse non è inutile, invece, sottolineare quanto pesante sia l’eredità di quella vicenda. Riformare le istituzioni italiane nel frattempo non s’è fatto meno urgente – anzi –, ma gli italiani (comprensibilmente) non ne possono più sentir parlare, e per molti anni a venire, dinnanzi a chiunque dovesse baloccarsi con l’idea di cambiare la Costituzione, si ergerà ammonitore lo spettro di Renzi.

Con le elezioni del 2013, com’è ben noto, il sistema politico italiano, da sostanzialmente bipolare ch’era stato fin dal 1994, è diventato tripolare. Questo toglie agli elettori la possibilità di scegliere il governo nelle urne. Poiché i tre poli hanno scarsa voglia di cooperare l’uno con l’altro, inoltre, rende difficile mettere in piedi una maggioranza parlamentare purchessia. Per non dire d’una maggioranza solida, coerente, e duratura. Bene: a distanza di cinque anni, punto percentuale più, punto percentuale meno, i tre poli son sempre lì.

Se dal sistema nel suo complesso spostiamo l’attenzione ai singoli schieramenti, poi, troviamo anche in quel caso o gli stessi problemi del 2013 perché nulla s’è mosso, o problemi simili perché s’è mosso tutto, ma invano. L’annosa questione della successione a Berlusconi è dov’è sempre stata: al punto di partenza. In passato è stata fonte d’innumerevoli conflitti e scissioni. Tornerà inevitabilmente a esserlo anche nella prossima legislatura. E in maniera tanto più seria quanto più veneranda s’è fatta l’età del leader. La novità a destra è la crescita della Lega – crescita che però, almeno per il momento, non contribuisce a diminuire, ma ad aumentare il caos su quel versante.

Il Movimento 5 stelle un po’ è maturato: s’è costruito della classe dirigente, ha messo delle radici, ha fatto esperienza in parlamento e nelle amministrazioni locali. Però, anche in questo caso, non mi sembra proprio che da parte sua sia stato sciolto nessuno dei nodi di cinque anni fa. È davvero realizzabile il modello di democrazia diretta sostenuto dai pentastellati? Che garanzie democratiche può dare? E che idea di Paese ha il Movimento: qual è il suo progetto per l’Italia, quale la sua cultura di governo? Il M5s su questi punti glissa. Ed è nel suo interesse elettorale glissare. Dal punto di vista della maturazione e del buon funzionamento del sistema politico italiano, tuttavia, continua a rappresentare più un problema che una soluzione.

Renzi è stato chiamato alla segreteria dei democratici proprio perché doveva aiutare a superare gli antichi e gravi limiti che avevano condotto il partito alla «non-vittoria» del 2013. Non gli si può certo dire che non si sia mosso. Fin troppo: a tal punto da concludere il suo percorso politico in soli tre anni, e da portare infine al voto una sinistra divisa e tutt’altro che consolidata. Se le elezioni al Pd dovessero andare male, anche su quel versante potrebbe aprirsi dopo il voto una crisi di leadership. Che si sommerà all’immaturità persistente dei pentastellati e al problema persistente della successione a Berlusconi. In un parlamento probabilmente privo di maggioranza.

gorsina@luiss.it

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lastampa/La politica zoppa in cerca di leader GIOVANNI ORSINA

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