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Le feste si avvicinano e sale la frenesia per la vacanza
Attualità Editoriali

Le feste si avvicinano e sale la frenesia per la vacanza: è prudente?

Le feste si avvicinano e molti magari staranno pensando di andare in vacanza in luoghi (forse) più sicuri, comunque rilassanti. Per farlo, una buona parte starà pensando di andarci in aereo convinti che, con questo mezzo di trasporto, non ci sia alcun rischio connesso al viaggio ma?????

È sicuro volare durante la pandemia? Forse no, anzi, gli esperti dicono NO! E vediamone le motivazioni.

Fin’ora si è sempre detto, di sicuro in modo molto superficiale, che gli studi suggeriscono che il volo è un’attività a rischio relativamente basso e che milioni di persone viaggiano in aereo anche e proprio durante le vacanze. Ma il quadro non è completo, anzi! Vediamo quindi cosa realmente dice la scienza sulla mitigazione dell’esposizione.

Quanto è sicuro volare?

Numerosi studi su questa questione sono stati pubblicati nei mesi trascorsi da quando la pandemia ha interrotto i viaggi almeno tra stati o continenti e molti di loro suggeriscono che il rischio di contrarre il coronavirus durante il volo è molto basso eppure la realtà non è proprio questa.

Sebbene non ci siano prove di voli aerei che abbiano causato molti eventi di superspreader, di casi di trasmissione ce ne sono stati, eccome.

A settembre, tanto per riportare uno dei tanti casi che si sono avuti, un uomo in volo da Dubai alla Nuova Zelanda è risultato negativo al virus, ma in realtà era infettato e lo ha trasmesso ad altri passeggeri. Il volo aveva 86 passeggeri e sette di loro sono risultati positivi al virus quando sono arrivati in Nuova Zelanda, nonostante avessero indossato maschere e guanti.

Ed allora la domanda è: Cosa ci dicono i numeri? O, più precisamente, cosa non ci dicono?

Esperti epidemiologici, e nello specifico di esperti di voli aerei, hanno chiaramente detto:

Sappiamo che il coronavirus è stato trasportato da persone che viaggiano da un luogo all’altro su aerei, ma non sappiamo esattamente quante persone hanno contratto il virus su un aereo. Per sapere quante persone hanno contratto il virus su un singolo volo, tutti a bordo avrebbero dovuto essere testati non appena scesi.

Ecco! Questo è un primo punto:

“Le persone che sono positive non appena sono scese da un aereo, erano probabilmente positive durante il volo”, ha detto David Freedman, un medico di malattie infettive presso l’Università dell’Alabama a Birmin-gham e quindi, ne consegue che tutti i passeggeri avrebbero dovuto essere testati più volte nell’arco di alcune settimane mentre erano isolati per assicurarsi che non avessero contratto il virus dopo l’atterraggio. E non è stato mai fatto!

Altra vulgata del settore: Tutti concordano che l’aria degli aerei sia ben filtrata ma, anche qui, è veramente così? Ed è sufficiente? Ancora una volta sembra di no!

Esperti di vari settori concordano sul fatto che l’aria sulla cabina di un aereo viene filtrata molto bene e le possibilità di contrarre il coronavirus mentre si è su un aereo in volo sono basse. Questo perché la maggior parte degli aerei ha i cosiddetti filtri dell’aria antiparticolato ad alta efficienza.

Questi filtri sono chiamati “filtri HEPA”, un acronimo che designa i filtri in grado di intrappolare il 99,97 percento delle particelle di dimensioni almeno pari a 0,3 micron.

“La filtrazione di livello ospedaliero si verifica e ci sono standard associati”, ha detto Michael Popescu, uno dei principali ingegneri di sistemi aerospaziali, aggiungendo che i fogli di fibra di vetro che compongono i filtri sugli aerei hanno diametri compresi tra mezzo micron e due micron.

Come funzionano questi filtri.

L’aria viene spinta attraverso il filtro e le particelle vengono intrappolate all’interno. Le particelle più piccole vengono rallentate e viene impedito loro di passare attraverso il filtro ma i virus come il coronavirus sono più piccoli dei filtri, per cui si conta sul fatto che tendono a raggrupparsi sulle goccioline di umidità più grandi che, invece, rimangono intrappolate.

Una “speranza di tendenza” quindi, e sarà anche così ma: ci si può affidare ad una speranza? È sufficiente?

È sufficiente il rimarcare che la maggior parte degli aerei (e qui già non siamo più nella totalità, il che è già un bel secondo distinguo) ricicla dal 25 al 30 percento dell’aria in cabina.

L’aria riciclata (25/30%), ci dicono, passa attraverso il filtro HEPA dove le particelle virali (ma non quelle del Covid, come su abbiamo riportato, ammenoché non siano a cavallo di goccioline d’umidità dovute anche al respiro) sarebbero imprigionate. Il restante 70-75 percento dell’aria viene evacuato fuori bordo ogni due minuti, il che significa che c’è aria nuova in cabina ogni due o cinque minuti, a seconda delle dimensioni dell’aereo.

Il dottor Freedman aggiunge e specifica che:

“La circolazione dell’aria su un aereo è migliore che in un edificio per uffici, migliore del tuo appartamento perché l’aria viene cambiata più volte all’ora, inoltre viene filtrata, il che non è il caso del tuo ufficio o appartamento“

Ed allora?

In questo caso il meglio non è che sia poi completamente nemico del peggio per cui la domanda è:

perché andare a cercarsi microbi fuori da casa propria o dal proprio ufficio oltretutto pagando per averlo?
Ed inoltre, per quanto sia e pur con i dovuti distinguo e le “limitazioni” emerse, la semplice domanda è e resta: la filtrazione è sufficiente?

La risposta seria e coscienziosa che si ottiene è che sembra proprio che non sia sufficiente visto che la stessa, a detta di valenti e seri epidemiologi, è solo un pezzo del puzzle.

Anche il distanziamento e il mascheramento sono importanti per mitigare il rischio e sono gli altri componenti chiave per impedire la diffusione del coronavirus, sia sugli aerei che altrove.

All’inizio dell’anno, quando si è appreso per la prima volta che le distanze sociali potevano mitigare le possibilità di contrarre il coronavirus, molte compagnie aeree hanno iniziato a lasciare i posti centrali aperti per creare più spazio tra i passeggeri.

Negli ultimi mesi, tuttavia, il profit ha preso man mano il sopravvento per cui molte compagnie aeree hanno invertito le loro politiche e hanno iniziato a far sedere le persone su tutti i sedili dicendo che stanno imponendo politiche di indossare le maschere il che manterrà i passeggeri al sicuro.

E questa è una mera loro opinione dettata dal portafoglio e non dalla scienza, ne coscienza.

I ricercatori, infatti, hanno invece affermato che le compagnie aeree dovrebbero applicare sia le politiche di distanziamento sociale – come lasciare i sedili centrali liberi – sia indossare la maschera.

Ma questo fa male al portafoglio delle compagnie che puntano, invece, ad avere sempre il pieno come dimostra il loro vizietto dell’over booking dei tempi normali e quindi non accettano affatto l’assioma del fatto che avere meno persone su un aereo significa che c’è meno rischio che le persone entrino in contatto con qualcuno che ha il virus.

“Avere meno persone sull’aereo è la chiave” ha detto, ad esempio, Qingyan Chen, professore presso la Purdue University School’s of Mechanical Engineering.

“Meno passeggeri significa meno pazienti e mantenendo il sedile centrale libero le compagnie aeree potrebbero eliminare il 40% del rischio”.

Uno studio condotto da scienziati della Harvard TH Chan School of Pu-blic Health ha affermato che “quando un aereo supera il 60% dei fattori di carico , non è più possibile fare affidamento solo sulla distanza fisica per mitigare il rischio di trasmissione del virus” ed hanno sottolineato anche che “le persone non dovrebbero volare con maschere fatte in casa, bandane o ghette per il collo.”

Ma passiamo ora ad analizzare un ulteriore pezzo che compone l’intero puzzle di un viaggio, in aereo in questo caso ma valido anche per tante altre circostanze ed occasioni nelle quali si guarda solo il dito e non anche la luna.

Mangiare e usare il bagno comportano dei rischi

Come in cabina, l’aria nei bagni di un aereo cambia continuamente. I servizi igienici sugli aerei utilizzano un sistema di aspirazione per spostare i rifiuti dalla toilette al serbatoio di contenimento, quindi quando si “sciacqua” l’aria viene aspirata attraverso il vuoto epperò, sempre a detta di esperti (ma magari anche alla portata di un’attenta riflessione di chiunque, finanche mia):

“I bagni degli aeroplani sono particolarmente pericolosi per almeno due motivi”, ci evidenziano questi esperti:

  • “Il primo è il fatto che, come ovunque, si possono toccare superfici che un passeggero infetto ha appena toccato.”
  • “Il secondo è che i rifiuti umani come le feci e l’urina contengono Covid-19 e quando tiri lo sciacquone, questa azione farà fuoriuscire SOLO alcune particelle, quelle più grandi mentre invece, le particelle più piccole si trasferiscono e potrebbero entrare nell’aria per cui, se ho il Covid-19 e uso il water e lo sciacquone e qualcun altro entra subito dopo, questo qualcun altro corre un bel rischio”,

ed aggiungono:

“Finora non abbiamo prove che le persone si ammalino in quel modo, ma secondo i nostri modelli abbiamo scoperto che questo è possibile”.

Per questi motivi, quindi, gli esperti suggeriscono di aspettare 30 secondi o più prima di entrare in un bagno da cui qualcun altro è appena uscito e di utilizzare un fazzoletto di carta o un tovagliolo di carta in modo da non toccare superfici come le manopole delle porte e i rubinetti a mani nude. Saggia regola questa che vale ed è saggia, ripetiamo, anche in qualsiasi altro luogo sia esso una toilette o comunque un luogo ristretto di uso in comune.

Ultima nota ed osservazione va fatta anche ai pasti serviti a bordo per i quali, ad esempio, si suggerisce anche che le compagnie aeree scaglionino i tempi onde evitare che TUTTI i passeggeri, quand’anche obbligati a tenere una mascherina, se la toglieranno tutti allo stesso momento cosa quindi non certo sicura visto che, in contemporanea, tante particelle saranno immesse nell’aria (ed anche questa è cosa valida ovunque e non solo sugli aerei e, oltretutto, dovrebbe contribuire meglio a far comprendere le motivazioni di alcuni divieti e/o chiusure e/o restrizioni)

Ultima, ma non per questo meno importante, ed anzi potrebbe anche essere la Prima, sono da tenere in conto anche le “azioni” e le “situazioni” fuori dall’aereo in quanto non è da dimenticare, ne sottovalutare, che le persone probabilmente hanno più cose di cui preoccuparsi prima di salire sull’aereo che sullo stesso (idem, non ci stancheremo di ribadirlo, per qualsiasi altra situazione o luogo come, ad esempio, scaturisce dalla discussione sul cosiddetto “diritto allo sci” già da noi trattato QUI).

Volendo stilare un brevissimo elenco abbiamo:

  1. quando sono nel terminal,
  2. quando passeranno i controlli di sicurezza,
  3. quando, nell’attesa, si siederanno nei ristoranti e nei bar dell’aeroporto
  4. ecce cc ecc

Insomma, i pericoli ed i rischi sono e restano infiniti e di molti non ci si rende nemmeno conto presi magari dalle nostre abitudini per cui, ad esempio, finanche in Ospedale, le persone pensano che l’interazione con il paziente sia il rischio più alto per cui si prendono una pausa senza mascherina, o scrivono non mascherati, o quando stanno chattando con i colleghi si tolgono la mascherina, e via di questo passo in un elenco che potrebbe risultare infinito e, l’ignorarlo, potrebbe essere molto ma molto rischioso:

“Se la gente si focalizza su una sola cosa che ritengono rischiosa, pensando di mettersi al sicuro da essa allenteranno qualsiasi altra preoccupazione per cui, ad esempio, prenderanno da mangiare e da bere in un ristorante o in un bar all’aeroporto, come anche in qualsiasi altro luogo, senza la mascherina, senza minimamente pensare che è cosa rischiosa”.

Conclusione: per favore, riflettete, riflettete e riflettete ancora per ogni cosa che fate e non limitatevi, ripeto, a guardare il dito ma guardate anche, e soprattutto la luna perché spesso è lì che si nasconde il virus che vi colpirà perché, come soleva ricordarci il saggio Totò: “è la somma che dà il totale”!

Stanislao Barretta

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