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Editoriali

La trappola dei tempi per il premier

Gli elettori delle nostre democrazie stanno diventando sempre più impazienti: i problemi vogliono vederli risolti immediatamente. Le strutture decisionali dell’Unione Europa sono macchinose e pachidermiche: le soluzioni magari le trovano, ma con una lentezza esasperante. Il tempo insomma – la mancata corrispondenza fra quello lungo di Bruxelles e quello breve di Roma, Parigi, Berlino – è uno dei problemi cruciali dell’Europa. L’ipotesi austriaca di chiudere la frontiera al Brennero, a ben vedere, non è altro che un tentativo di trovare una soluzione al problema del tempo: di dare una risposta immediata a un’opinione pubblica che col voto di dieci giorni fa ha mostrato di ritenere che la politica non sia abbastanza rapida ed efficace nel proteggerla.

Questa «trappola temporale» rappresenta un pericolo serio anche per Renzi. E lo è proprio sull’immigrazione. Il Presidente del Consiglio, com’è ben noto, dovrà affrontare nei prossimi sei mesi due prove elettorali: una importante in giugno, le elezioni amministrative; una cruciale in ottobre, il referendum sulla riforma costituzionale.

Fra Renzi e l’opinione pubblica italiana si stendono almeno tre ostacoli. La situazione economica, innanzitutto. Ma è un terreno sul quale il governo può vantare dei risultati. Poi la questione giudiziaria, che proprio in questi giorni s’è fatta incandescente. Era prevedibile, a ben vedere, che la ferita più che ventennale dello squilibrio fra politica e magistratura ricominciasse a sanguinare, in concomitanza con riforme istituzionali che potrebbero cambiare in profondità la geografia italiana dei poteri. Il fatto che l’insorgere della questione non sia affatto inatteso, d’altra parte, non toglie che questa per Renzi sia con ogni probabilità la sfida più insidiosa. Il terzo ostacolo – appunto – è la questione migratoria.

Il «migration compact» – la proposta che il governo italiano ha presentato tre settimane fa, che l’Europa aiuti i Paesi d’origine dei migranti in cambio di collaborazione nella gestione dei flussi – è senza alcun dubbio ambizioso e lungimirante. Non sarebbe facile per le altre forze politiche italiane attaccarlo: il leader leghista Salvini, ad esempio, ha sempre sostenuto la tesi che i migranti debbano esser soccorsi a casa loro. Il «compact», poi, è stato ben accolto dagli altri Paesi dell’Unione. Nell’incontro che ha avuto con Renzi ieri a Roma, tuttavia, la Cancelliera tedesca Merkel s’è detta d’accordo con la proposta italiana sui principi generali, ma non sul punto qualificante del finanziamento: la Germania non ha la minima intenzione di accettare gli eurobond previsti nel piano – l’emissione di titoli di debito pubblico comuni agli Stati dell’eurozona. E questa non è altro che una delle molte spie della grande complessità dell’operazione. Del tempo che sarà necessario per portarla – se ci si riuscirà – dalla carta al mondo reale.

Ma il tempo di Renzi non è il tempo di Bruxelles. È il tempo di Roma. Delle elezioni amministrative di giugno e del referendum di ottobre, nel quale il Presidente del Consiglio si gioca tutto. Di un’opinione pubblica sempre più preoccupata per l’immigrazione, sempre più ansiosa che il problema sia affrontato qui e ora, e che per il momento dall’Europa, in concreto, vede venire quasi soltanto segnali negativi. Un’opinione pubblica che arriverà al voto sulla riforma costituzionale dopo l’estate, la stagione nella quale i flussi migratori sono più intensi. Agli italiani Renzi potrà pur sempre cercar di spiegare che le istituzioni devono esser riformate proprio perché siano più rapide ed efficienti nel gestire le emergenze, e più autorevoli in Europa. Ma far passare il messaggio non sarà facile nemmeno per un comunicatore come lui.

vivicentro.it-editoriale / lastampa / La trappola dei tempi per il premier GIOVANNI ORSINA

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