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Il Caporale che si era fatto Capitano comincia a temere il congedo (VIDEO)

Da qualche giorno sta montando un vento che fischia sempre più forte un suono che somiglia sempre più ad un: ma basta, ci avete …. ; è ora che si torni ad essere seri, a fare veramente il lavoro per il quale vi abbiamo “assunti” (eleggendovi)  e a rendere per quanto vi paghiamo; e non è poco visto che, facendo un rapido calcolo,  fra stipendio e indennità parlamentari, incassate una cifra compresa fra i 326mila e 336mila euro netti

Ad esempio, basandoci sui costi – e gli incassi – di chi questo vento ha messo in movimento, Salvini, si annota che, per l’appunto, fra stipendio e indennità parlamentari, incassa una cifra compresa fra i 326mila e 336mila euro netti annui derivanti da un’indennità mensile lorda di 11.555 euro che, al netto diventa di 5.304,89 euro alla quale  va aggiunta una diaria di 3.500 euro più ancora un rimborso per le spese di mandato pari a 4.180 euro e 1.650 euro al mese come rimborsi forfettari fra telefoni e trasporti.

E questo senza considerare le eventuali altre indennità di funzione, i costi aggiuntivi dei viaggi in aereo  (viaggi che il Caporale ormai fa solo con gli aerei superlusso grazie ad una furba gestione dei suoi impegni elettorali – quindi personali – che, guarda caso, coincidono sempre con una qualche cazzola istituzionale infilata ad hoc nella giornata) e quello derivante dal dispiego di uomini delle forze di Polizia e Digos, che ormai sono regolarmente umiliate ed utilizzate prevalentemente per dare la caccia a lenzuoli e cartelli a LUI sgraditi, eliminandoli e fermando (arrivando persino all’arresto) onesti cittadini che osano far vedere che “il re è nudo” ovvero che “il Capitano”, in realtà, è un “Caporale” come ben tratteggiato da Totò in una delle sue impareggiabili riflessioni nella quale diceva: (ASCOLTA)

LEGGI:  “L’umanità io l’ho divisa in due categorie di persone: uomini e caporali. La categoria degli uomini è la maggioranza, quella dei caporali per fortuna è la minoranza. Gli uomini sono quegli esseri costretti a lavorare tutta la vita come bestie, senza vedere mai un raggio di sole, senza la minima soddisfazione, sempre nell’ombra grigia di un’esistenza grama. I caporali sono appunto coloro che sfruttano, che tiranneggiano, che maltrattano, che umiliano. Questi esseri invasati dalla loro bramosia di guadagno li troviamo sempre a galla, sempre al posto di comando, spesso senza avere l’autorità, l’abilità o l’intelligenza, ma con la sola bravura delle loro facce toste, della loro prepotenza, pronti a vessare il povero uomo qualunque. Dunque, dottore, ha capito? Caporali si nasce, non si diventa: a qualunque ceto essi appartengano, di qualunque nazione essi siano, ci faccia caso: hanno tutti la stessa faccia, le stesse espressioni, gli stessi modi, pensano tutti alla stessa maniera.”

o vedi:

E per questo fare, il Caporale incassa, come su dettagliato, la “misera” cifra mensile di 14.634,89 euro più tutto il resto per cui, come dar torto a Totò e come non vedere che, se fosse ancora vivo e se ancora non l’avesse fatta, di sicuro Capitan (Caporale) Salvini lo avrebbe di sicuro ispirato e spinto a darcene nota.

Purtroppo, ogni giorno che passa, questa è la realtà che ormai sempre più persone, riprendendosi dalla Sindrome di Stoccolma nella quale erano caduti, vedono che il re è nudo e che il Capitano non è altro che uno dei tanti Caporali che hanno, come affermato da Totò: “tutti la stessa faccia, le stesse espressioni, gli stessi modi, pensano tutti alla stessa maniera” e spesso riescono anche a campare, e bene, sfruttando, tiranneggiando, maltrattando e umiliando (i deboli, inutile dirlo). Il tutto per la “misera” cifra mensile di cui sopra ed una pensione che, ad oggi e che percepirà al compimento dei 63 anni, è già fissata a 2.748 euro al mese ma sicuramente salirà, e di tanto come tante altre, anche se, di fatto, per qualcuno che non ha mai fatto altro che chiacchierare in tutta la sua vita, spostandosi da sinistra a destra a seconda degli spazi da sfruttare che trovava, anche 2.748 euro al mese sono indubitabilmente una cifra spropositata.

Ma tant’è e buon per lui. Male per tutti gli altri 60.000.000 di italiani che si ostinano a onestamente e veramente lavorare ma del resto, come dire, se tutti “vivessero a sbafo” alla fine nessuno più potrebbe farlo perchè di fessi che seriamente lavorano non ce ne sarebbero più. E chissà che alla fine non sarà questa la medicina giusta che porterà poi a cambiar ritmo e ad avere finalmente persone serie ed oneste che vivano su questo pianeta operando ciascuno secondo proprie capacità e propensioni (purche attive, fattive ed oneste).

In conclusione non si può non dar nota del fatto che, magari proprio a seguito del continuo dissolversi della Sindrome di Stoccolma, il Caporale comincia a tirar giù la maschera, ad uscire dal suo periodo Zen, e a sbraitare di nemici, di complotti e complottisti che gli remano contro e, poverino, vogliono detronizzarlo. Ovviamente l’allarme lo lancia pro domo sua, per i suoi Salviscisti, ed anche per far attivare ancor più i tanti suoi “assunti” che ora con lui faranno bene a tremare perché, se detronizzano lui, cadranno anche tutti loro tra i quali, tanto per citarne alcuni (uno staff intero in realtà) si possono annotare quelli che, sin dal primo giorno al Viminale, ha assunto – aumentando a tutti lo stipendio (tanto non sono soldi suoi) – come collaboratori.

Questi, come segnalò MAURO MUNAFÒ nel suo articolo su l’Espresso, sono, sempre solo per fare un minimo esempio, tutti i membri dello staff di comunicazione, incluso il figlio di Marcello Foa.

E anche questi sono altri costi derivanti dal conto che il Caporal Salvini ci presenta mese dopo mese.

Costi questi elargiti per lo staff social che, tradotti in cifre, ci dicono che il conto totale dello staff di Salvini, passato a libro paga delle casse statali, è di 314mila euro l’anno. A questi vanno aggiunti, ancora, i 90mila euro l’anno garantiti al capo ufficio stampa Matteo Pandini, ex giornalista di Libero e autore di una biografia di Salvini, assunto il primo luglio scorso. Insomma, più o meno mille euro al giorno pagati da tutti per ricevere tweet, dirette Facebook e selfie da campagna elettorale permanente.

Finita qui? Ma manco per idea!

Tra le tante altre voci, e capitoli, di spesa c’è da aggiungere anche la propaganda sulle SUE pagine Facebook, quindi pagine personali, che ora non paga più lui, ma direttamente il suo dicastero. E quindi tutti gli italiani. Il costo? Più o meno mille euro al giorno pagati da tutti per ricevere tweet, dirette Facebook e selfie da campagna elettorale permanente.

Tirare a questo punto un totale è cosa ardua anche perché quanto sopra è solo la punta dell’iceberg per cui sarebbe anche fatica vana e cifra errata, sicuramente in difetto. Comunque tanto, tantissimo, troppo per il quanto per noi cittadini realmente prodotto e da qui credo che stia cominciando a partire il dissolvimento della crisi da Sindrome di Stoccolma che potrà portare anche ad un crollo definitivo, e magari improvviso.

Ma questo è ancora di là a divenire e, seppur si comincia realmente a percepirlo, è comunque già portato a galla, e alla cronaca, dalle lamentele e dalle accuse a “cospiratori vari in Italia ed in tutta Europa” dallo stesso Caporal Salvini che ora, dopo la vicenda Siri, la vicenda della sentenza sulle ONG che gli ha rimandato a casa il suo: “Ciapa lì e porta a cà” , ha visto affondare sotto i colpi di un’inchiesta giudiziaria anche la giunta comunale di Legnano, la città lombarda dove la leggenda narra che il condottiero simbolo della ‘prima’ Lega, Alberto da Giussano, compì le sue gesta eroiche.

A Legnano, e questa è realtà di crollo già in essere, sono infatti finiti ai domiciliari sia il sindaco del Carroccio, Gianbattista Fratus, che l’assessore alle Opere Pubbliche Chiara Lazzarini, mentre in carcere è andato il vicesindaco Maurizio Cozzi per cui ora, il Comune simbolo della Lega, su disposizione del prefetto di Milano Renato Saccone, è retto da un Commissario provvisorio “considerato il caso di necessità e urgenza”.

Le accuse per gli arrestati, come riportato dall’AGI, sono, a vario titolo, quelle di turbata libertà degli incanti e corruzione elettorale per avere creato un sistema il cui motto sarebbe declamato in un’intercettazione del vicesindaco: “Una volta che si individua la persona basta, la gara non ha alcuna valenza”.

“Gli indagati – ha spiegato il procuratore di Busto Arsizio Nadia Calcaterra – avviavano selezioni personali, agganciavano i loro candidati, sostenevano dei colloqui e alla fine facevano in modo che i bandi venissero turbati in modo tale da ottenere la nomina nonostante l’incompatibilità assoluta con l’incarico bandito”.

E questo è! Ad ora!

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