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Gialloverdi indecisi a tutto
Editoriali Politica

Gialloverdi: indecisi, ma pronti a litigare pur spalleggiandosi, su tutto

Il ministero dell’Interno del Governo Gialloverde ha inviato una circolare ai prefetti annunciando una stretta del Viminale sui permessi umanitari per i migranti e fornendo indicazioni sulle protezioni garantite agli stranieri in fuga tra i quali sono a rischio soprattutto donne incinte e minori. A completamento ha tolto 42 milioni dal capitolo accoglienza per destinarli a quello dei rimpatri volontari. Il tutto nell’ovvio silenzio-assenso di Di Maio, sempre più ombra di Salvini. visto che Il M5S non può fare a meno della Lega se vuole rimanere al governo e cercare di incassare provvedimenti simbolo (leggi: reddito di cittadinanza e abolizione vitalizi) sui quali, a sua volta, Salvini “glissa” per litigare però, ad esempio, sulle Città dei prossimi Giochi Olimpici e Paralimpici del dopo Pechino.

Giochi che daranno visibilità ai luoghi che li ospiteranno, ma anche lustro a chi potrà assegnarsi la medaglia di averne patrocinata la collocazione e quindi i due, trattandosi di loro visibilità e quindi interessi (e non di altri), vanno allo scontro: i grillini puntano su Torino per rilanciare la sindaca pentastellata Appendino, i leghisti sostengono invece Cortina d’Ampezzo. La scelta, insomma, andrà ben oltre gli aspetti tecnici dei dossier. Sarà una decisione anche politica. In questa partita Milano sembra essere svantaggiata.

E restando sull’alta reattività dei due su cose che toccano il loro interessi, passiamo alla Giustizia:

E’ ormai nota la sentenza/condanna della Lega per 49milioni di euro scomparsi ed altrettanto nota l’alzata di scudi di Salvini (con anche M5S a sorreggerli) che si dichiara “altro” da Bossi come altra sarebbe la Lega da quella delle note vicende e per questo si autoproclama vittima di persecuzione chiamando in causa, chiaramente per avere difesa, persino il capo dello stato. E lo fa, e parla, in spregio ad ogni norma giuridica e puntando a sottacere che, comunque sia e comunque la giri e rigiri, Lui e la Lega attuale sono nate da “quella” Lega e della stessa hanno usato cultura, ideologia, strutture ecc ecc e quindi: hanno comunque tratto beneficio (e fatto uso) della cifra in contestazione che il tutto ha permesso di formare e crescere.

Lo stesso, e gli affiliati, dimenticano inoltre che la loro pretesa è equiparabile a quella degli eredi di un ????? che lasci a loro i proventi di sue malvessazioni. A questi, di sicuro, non è certamente concesso il goderne i frutti, ed “i nostri” di sicuro mostrerebbero anche di indignarsi ad eventuali pretesi diverse. Dirò di più: quanti eredi di possibili fortune si ritrovano, invece, magari per strada per colpe del loro genitore? Di sicuro, al suo mancare, non possono dire che non centrano per niente, che loro sono altro, e pretendere di continuare a valersi dei beni contestati, e confiscati.

Salvini e la Lega, in pratica, sono in situazione similare epperò, non ritenendosi cittadini come gli altri, men che meno anch’essi soggetti a leggi, non solo si ribellano ma si sentono anche vittime di chissà quale sopruso. Ed anche in questo l’ombra Di Maio, ombra resta.

Passiamo ad altro? Sanità!

Anche in questo i nostri mostrano le corde del loro populismo nonché italico pressapochismo nel momento in cui mettono becco nelle Vaccinazioni.

Per nulla decidere, ma con e per questo far danno come in tutto, ecco che hanno riesumata – con notevole impudenza ed ignavia – l’autocertificazione mostrando così di santificare tutti i cittadini dimenticando la natura del gregge che guidano nel quale, purtroppo, si annotano – senza difficoltà alcuna – un buon, grande, enorme, numero di “pecore nere”.

A giustificazione del loro promulgare dicono di farlo per non venir meno al diritto di “istruzione” di ogni cittadino ma dimenticano i due l’altro diritto, primario ed inalienabile, del diritto alla salute. Salute che sarebbe messa a grave rischio dai figli delle succitate pecore nere (spesso anche violenti nelle loro azioni, come cronaca annovera) che non esiterebbero a dichiarare il falso tanto per non perdere tempo, quel tempo che, appunto, i due cuori d’oro, vogliono risparmiare agli stessi per …. per cosa poi? Per presentare il libretto con annitazione dell’avvenuta vaccinazione? E dove starebbe il tempo che perderebbero? Presentare l’una o l’altra cosa (altra cosa che, oltretutto, dovrebbero scrive: perdendo tempo per farlo) prenderebbe lo stesso tempo, o no?

Chiaramente però se il tempo da perdere è riferito a quello per andare a farsi mettere il timbro sul libretto delle vaccinazioni, e quindi ad effettuare la stessa, il conto e la terminologia torna ma …. non torna affatto la difesa della salute pubblica e dei nostri figli per cui, da padre – ed ora nonno -, francamente mi sento di dire che tra i due diritti preferisco che sia tutelato il secondo anche in virtù del fatto che, nel caso del primo, alla peggio si avrebbe un “cretino” in più (cosa che oltretutto tornerebbe utile a tanti, loro inclusi); nell’altro un ragazzo – e futuro uomo – in meno.

Ancora un punto NI? Lo scontro con Calenda pronto a dissentire sul decreto dignità affermando che “è un mix di incompetenza e populismo” replicando così, senza possibilità di fraintendimenti, alle parole del ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, pubblicate ieri sulle colonne de La Stampa: “Ridurremo il cuneo fiscale nei settori che riteniamo strategici, a iniziare dal Made in Italy”, ha detto fra l’altro il vicepremier Cinque Stelle. “Non si può fare – risponde oggi Calenda – perché in base ai trattati europei verrebbe considerato aiuto di Stato”. Nell’intervista di Paolo Baroni, Calenda sottolinea poi: avremo più disoccupati.

I tutto questo, intanto, Salvini ha incontrato il numero 2 libico Maitig e lancia la sfida ad Haftar in chiave anti-Macron mentre Grasso, in Parlamento, chiede luce sulle stragi di mafia dicendo: “Sulle stragi di mafia la regia politica è certa, deve indagare il Parlamento”. L’ex procuratore Pietro Grasso lo afferma dopo la sentenza della Corte d’Assise di Caltanissetta sulla strage di via D’Amelio, nella quale è scritto nero su bianco che le indagini sono state deviate da apparati dello Stato e, per questo, invoca una commissione d’inchiesta, perché sembra ancora di essere molto lontani dalla piena comprensione di quanto è accaduto in Italia tra la fine degli anni ‘80 e la prima metà dei ‘90.

Tant’altro ci sarebbe da annotare e vagliare ma credo che quanto su detto già basti ed avanzi per farsi un quadro per cui chiudo, come sempre, con la solita speranza dell’ “io speriamo che me la cavo” seguito dalla canzone purtroppo sempre valida di Battiato: Povera Patria

Stanislao Barretta

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