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Freccia Rossa - Italo
Attualità Editoriali

Facile farsi superiori penalizzando gli altri. Anzi, è nordico costume

Guardare gli orari delle Frecce Rosse e magari accorgersi che ha eliminato due importanti corse su Salerno lascerebbe allibiti, ma non del tutto sorpresi.

Facile farsi superiori penalizzando gli altri. Anzi, è nordico costume

Guardare il prossimo nuovo orario delle Frecce Rosse ed accorgersi, come sembra da quanto trapelato, che ha eliminato due importanti corse da e per Salerno – quella delle 5:20 da Salerno e quella delle 17:28 da Roma, treni basilari per i cosiddetti pendolari, – lascerebbe allibiti, ma non del tutto sorpresi. Di fatto, è dall’epoca della cosiddetta Unità d’Italia, dalla scorreria di Garibaldi al sud, che il nord gli da calci per poi dire che è questo che da loro fastidio urtando i loro piedi.

Eh sì, questa è, ed è sempre stata, la realtà dei rapporti Nord-Sud basato prima su una rapina delle ricchezze del secondo, e poi sul suo sfruttamento in uomini, territorio e risorse per la gloria ed il progresso del Nord. Quello è lo stesso Nord che poi ha anche l’improntitudine di lamentarsi del “peso” del Sud che, secondo la vulgata, succhierebbe risorse al Nord, finanche frenandolo, quando la realtà è esattamente il contrario.

E la cosa mi fa arrabbiare per cui, personalmente, parafrasando Petrolini ed il suo: “Io nun ce l’ho cò te ma cò quelli che te stanno vicino e nun t’hanno buttato de sotto”, non è che me la prendo più di tanto con in nordici che, alla fin fine, da Garibaldi in poi si fanno gli affari loro, e se li fanno bene, ma con i miei stessi conterronei che, parte per indolenza, parte per ignoranza, ingoiano tutto e non ribattono per chiarire le cose mettendo sul tavolo tutte le carte della realtà dei fatti.

Non lo fanno i miei conterronei ma, cosa ancor più grave ed imperdonabile, non lo fanno anche i cosiddetti politici del territorio che, non contrapponendosi ai Nordici, mostrano, alla fin fine e per dirla alla Totò, di essere solo dei quaquaraquà, Sudici insomma (e non perché del Sud). Ora abbiamo finanche un certo Di Maio, che è stato addirittura ministro proprio per il lavoro ecc ecc, e poi anche un certo Conte, uno e bino, presidente del Consiglio, entrambi del Mezzogiorno (l’uno campano e l’altro pugliese) e cos’abbiamo avuto? La Lega che si è impennata e che ha messo radici anche al Sud dove, invece di allungare la tratta dei treni seri oltre Salerno per aiutarlo nella crescita, ci si ripensa e si comincia a togliere qualche corsa fermandosi a Napoli, e al solito si tace.

Gli unici a dire qualcosa, per quanto è stato loro possibile, sono sempre stati i nostri grandi uomini dello spettacolo per cui, visto il tema che mi ha spinto a scrivere questo mio “sfogo di reazione”, mi sovviene la definizione che ebbe a dare Troisi al fatto che il Sud venga definito, sempre dal Nord e dai nordici, “Mezzogiorno”:

“Ho capito pure – ebbe a dire Troisi – perché a noi ci hanno sempre chiamato Mezzogiorno d’Italia: per essere sicuri che, a qualunque ora scendevano al Sud, si trovavano sempre in orario per mangiarci sopra”.

Parole dette da un grande artista nel corso di un suo spettacolo, ma si sa che spesso è scherzando e ridendo che si dicono grandi verità e, se servisse un esempo pratico per convalidare questa interpretazione del termine “Mezzoggiorno”, basta voltarsi indietro, ad esempio all’agosto 1950, e guardare la CasMez, meglio conosciuta, guarda caso. come Cassa del MEZZOGIORNO.

Ovviamente i nordici, dopo averci gozzovigliato a loro piacere, l’hanno poi sempre additata come mangiatoia nella quale si versavano i “loro” soldi per sfamare quei poveracci e fannulloni del sud. Sic! Invece e nella realtà,  è stata una succulenta tavola apparecchiata per i nordici che scendevano al Sud, vi si sedevano, e mangiavano ai quattro palmenti senza pagare mai il conto e anzi, portandosi al Nord, tanto per essere certi di non lasciare nemmeno una briciola, anche quella che oggi si usa chiamare, sempre in onore all’ipocrisia, la Doggy bag. Ed allora ecco tanti finanziamenti dati, sulla carta, per il sud prendere la strada del Nord attraverso “prenditori” del nord mentre al sud restavano, al massimo, capannoni vuoti, spesso nemmeno finiti.

OK, qui mi fermo e chiedo venia per la lunga deviazione visto che sono partito con due Freccia Rossa della tratta per e da Salerno e sono arrivato all’annosa e mai risolta, ma mai nemmeno chiarita, questione del MEZZOGIORNO (che non per tutti vuol dire: ora di pranzo)

Come ci sono arrivato? Beh, vista la situazione non certo grazie a Trenitalia e ai suoi Freccia Rossa, ne all’italica amministrazione.

Magari con Italo che, ad ora, almeno il ritorno te lo permette con la sua corsa delle 17.30.

Per l’andata, al momento, Italo NON ha in orario una corsa utile in pari orario ma …. al caso si può ragionevolmente pensare che saprà infilarsi nel buco che lascerebbero le Frecce Rosse.

Al limite, ci saranno le corse da Napoli: due alle ore 5.20, 6.20, 6.35 tutte corse utili per arrivare in orario al lavoro o, comunque, all’apertura degli uffici….

….. e costa anche meno!

AGGIORNAMENTO del 15 ottobre 2019:

Ripensamento di Trenitalia: eliminata la soppressione della corsa Frecciarossa Salerno Roma delle ore 5,20′
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Stanislao Barretta

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