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Editoriali

Ex agente KGB assassinato in Gran Bretagna, sintomi di un Europa morente?

L’Unione Europea prova ad affilare gli artigli sul caso Skipral’, l’ex spia russa assassinata nel Regno Unito. Ma le reazioni degli stati membri non convincono.

Lo scorso 4 marzo, mentre l’Italia era “occupata” ad esprimere le proprie preferenze elettorali, nel Regno Unito (a Salisbury) si è consumato l’omicidio di Sergej Skripal’,  un ex spia dei servizi segreti russi, e l’avvelenamento della figlia Julija. I due sembrerebbero essere stati avvelenati da un gas nervino, in particolare dall’azione di una sostanza chiamata Novičok.

Sia l’uso di questa particolare sostanza (brevettata nell’Unione Sovietica negli anni ‘70) sia il possibile movente, lasciano pensare che l’ordine di assassinare l’ex spia russa sia partito dal Cremlino.

Sergej Skripal’, infatti, godeva della protezione del Regno Unito dal 2010, da quando aveva ottenuto un indulto durante uno “scambio di spie”, al seguito di una condanna per alto tradimento inflittagli dalla russia poichè ritenuto un doppiogiochista dissidente di Putin.

Non è la prima volta che la Russia entra in territorio britannico per far “pulizia” dei propri dissidenti: nel 2006 destò molto scalpore l’avvelenamento di Aleksandr Litvinenko, tramite radiazione da polonio-210, il quale poco prima di morire accusò proprio Putin.

Ciò che è diverso, questa volta, è la reazione degli stati membri dell’UE e della stessa Gran Bretagna. Il Governo Inglese si è affrettato a “cacciare” quasi tutti i diplomatici russi presenti nel paese; gesto molto forte, ma che allo stesso tempo sembra l’ultimo ruggito di un grande felino.

Mentre è di soli pochi giorni fa la notizia dell’espulsione di alcuni diplomatici russi da parte di stati membri dell’Unione Europea, più per “solidarietà” nei confronti del Regno Unito che per una reale risoluzione politica. Solidarietà a cui partecipa anche l’U.S.A. con l’espulsione di 60 diplomatici, che avviene, però, tra il silenzio totale del governo.

Molti esperti di Geopolitica e Diritto Internazionale concordano nel definire questi provvedimenti “di scarso impatto politico, sintomo dello sgretolamento dell’Unione”.

La Gran Bretagna, che dal canto suo prova a conservare la propria forza diplomatica dopo la Brexit, e l’Ue, chiamata a riottenere la fiducia dei cittadini europei, non sembrano non avere vigore nei confronti di una Russia capace di prendere il coltello dalla parte del manico anche questa volta.

Sullo sfondo, i venti di anti-europeismo che soffiano su tutto il continente si uniscono sia agli scandali delle ingerenze russe nelle campagne politiche e negli organi di informazione di vari paesi, compreso il nostro, sia alle politiche protezionistiche degli Stati Uniti, facendo sprofondare l’Europa nell’insicurezza.

L’Unione dovrà, nei prossimi mesi, cercare di riottenere una forza diplomatica che guarda, con sforzi congiunti, verso l’esterno se non vuole sopperire alle altre super-potenze e alla Russia, che a questo punto ha tutti gli interessi nello sfaldamento delle istituzioni europee.

a cura di Mario Calabrese

RIPRODUZIONE RISERVATA

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Mario Calabrese

Nato a Gragnano, diplomato al Liceo Classico "Plinio Seniore" di Castellammare di Stabia, attualmente iscritto al corso di laurea "Scienze per l'investigazione e la sicurezza" dell'Università degli Studi di Perugia

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