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MARCELLO SORGI
Editoriali

Due nuovi fronti aperti per il governo Renzi

Due nuovi fronti si sono aperti ieri all’improvviso sulla strada del governo: il Vaticano e l’Europa.

Alla vigilia del voto di fiducia e dell’approvazione finale della legge sulle unioni civili alla Camera, il segretario della Conferenza episcopale italiana monsignor Galantino, le cui esternazioni quasi sempre coincidono con il pensiero del Papa, ha detto che la scelta della fiducia rappresenta «una sconfitta», quasi a dire una rinuncia a un’ulteriore fase di confronto che la Chiesa avrebbe voluto più lunga (qualcuno dice: lunga all’infinito, pur di evitare la legge).

Politicamente, visto anche il ruolo istituzionale che Galantino ricopre nella gerarchia, si tratta di un’ingerenza negli affari italiani, non diversa, purtroppo, da quella che lo stesso Francesco volle fare quando la legge era ancora in discussione al Senato, e prima che Renzi decidesse di rinunciare alla parte più contestata del testo, la stepchild adoption, l’adozione del figlio del partner nelle coppie omosessuali, con le implicazioni che poteva portare in materia di utero in affitto. Ma per le parole adoperate e per il momento scelto per esternarle, l’uscita di Galantino può anche essere interpretata come una sorta di atto dovuto.

Un estremo tributo all’ala più tradizionalista della Chiesa, la quale mai e poi mai avrebbe accettato il silenzio di fronte alla nuova legge italiana che, pur differenziandole dal matrimonio, introduce il riconoscimento per le coppie di fatto. Insomma una presa d’atto critica che ribadisce il dissenso, ma in nessun modo punta a impedire l’approvazione del testo, anzi perfino ne prende atto.

Il secondo fronte riguarda il negoziato con la Commissione europea: anche in questo caso, non di effettiva novità si tratta, dal momento che la trattativa con i severi censori di Bruxelles sulla legge di stabilità e sul grado di flessibilità rispetto ai canoni del rigore imposto dal trattato di Maastricht va avanti da mesi, con aperture e chiusure che si susseguono spesso senza una logica comprensibile. Il nuovo rinvio di una settimana non dovrebbe mettere in discussione il via libera definitivo sui conti italiani, semmai imporre un lavoro straordinario al ministro dell’Economia Padoan che ha condotto fin qui un complicato tira e molla, puntando a convincere la Commissione che un rinvio degli obiettivi più impossibili da raggiungere non vuol dire che l’Italia non accetti la disciplina che le è imposta.

Al di là della sorpresa per due imprevisti che non erano stati messi in conto, le conseguenze non dovrebbero dunque essere irreparabili. Inevitabile però sarà un ulteriore appesantimento di una campagna elettorale che, a mano a mano che la data del voto s’avvicina, diventa ogni giorno più tormentata. Come ha capito il furbo Marchini, candidato civico e berlusconiano a Roma, che dopo un incontro con il Papa destinato a restare riservato, non ha atteso Galantino per dire che, se diventasse sindaco, si rifiuterebbe, malgrado la legge, di celebrare unioni civili. Cosa non si fa per cercare fino all’ultimo di accaparrarsi voti cattolici.

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