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Domino Brexit
Editoriali

Il bene più importante nei mercati è la fiducia: Brexit non aiuta. FRANCESCO GUERRERA

Dopo il commento di Massimo Gramellini all’azione di 229 italioti autoproclamatisi Cittadini del Libero Territorio di Trieste titolato TRIEXIT vediamo, nell’editoriale di oggi a cura di Francesco Guerrea, quali sono i pericoli di una vera e seria exit, quella britannica.

I pericoli del domino di Brexit FRANCESCO GUERRERA

L’Europa è in crisi e i mercati e i governi lo sanno. Dal momento in cui i britannici hanno preso la decisione scellerata di staccarsi dall’ Unione Europea, i capitali e le capitali sono in uno stato di febbrile fermento.

C’è chi ne approfitta, come gli hedge funds che scommettono sul calo della sterlina, o il governo italiano che prova a convincere le agguerrite signorenò di Berlino e Bruxelles, Angela Merkel e Margrethe Vestager, ad approvare la ricapitalizzazione delle banche nostrane.

E chi ne soffre, come gli investitori nei fondi immobiliari inglesi che stanno colando a picco, o gli azionisti di società finanziarie di tutta Europa.

I drammi creati dal voto-choc nel referendum britannico sono molti ma il filo conduttore è quello di un braccio di ferro tra autorità centrali e chi le vuole mettere alla prova. Renzi sta spingendo il salvataggio di stato delle banche perché sa che l’Ue è debole, nonostante le parole forti della Merkel. Che Berlino non si può permettere un’esplosione finanziaria nel mezzo di una crisi geopolitica. Che, alla fine, Bruxelles una soluzione di compromesso la trova quasi sempre.

E gli investitori, che spingono giù le valute, i fondi inglesi e i titoli bancari, stanno prendendo di mira le banche centrali. Più i mercati scendono, più la Banca Centrale Europea e la Banca d’Inghilterra allargano i cordoni della borsa, distribuendo soldi destinati all’economia ma che vanno anche a finire nelle tasche degli speculatori.

Le autorità europee non hanno molte alternative perché la posta in palio è altissima. Se qualcuno fa una mossa sbagliata, qua ci scappa un’altra crisi finanziaria o, peggio, la dis-integrazione dell’ Europa.

Ma non è il momento di farsi prendere dal panico. I problemi dei fondi immobiliari inglesi per ora sono circoscritti a quei tipi d’investimento.

Il problema non è, come hanno scritto in molti, la bolla immobiliare britannica, che esiste ma non si manifesta in questi fondi. Il peccato originale di questi veicoli è che promettono liquidità ma investono in beni illiquidi. Gli investitori hanno l’illusione di poterne uscire quando vogliono ma in realtà i loro soldi sono intrappolati in edifici, parcheggi e supermarket che non si possono vendere in un secondo.

Ma le banche centrali hanno il dito sul grilletto e sembrano pronte ad intervenire al primo segno di contagio. «E’ il mestiere del banchiere centrale moderno», mi ha detto un ex banchiere centrale. «La cosa più importante è evitare una crisi finanziaria. La crescita economica, l’inflazione, tutta quella roba, conta molto meno».

Persino le schermaglie di Renzi e della Merkel sono risolvibili a porte chiuse. Le mie fonti dicono che Bruxelles, con il beneplacito di Berlino, sta già lavorando su un compromesso che permetterà di salvare il Monte dei Paschi di Siena e di ridurre la valanga di prestiti marci che sta seppellendo le altre banche italiane.  Non siamo (ancora) sull’orlo di una crisi stile-2008 ma dobbiamo imparare dalla crisi del 2008. All’epoca, un’implosione bancaria (Bear Stearns, Lehman Brothers e Citigroup, ma anche le europee ABN Amro, Northern Rock e Royal Bank of Scotland) paralizzò prima i mercati e poi le economie, trasformandosi in recessione globale.

Oggi il casus belli – Brexit – e il meccanismo di trasmissione – la politica europea – sono completamente diversi. Gli attori principali, però, rimangono quelli del 2008, governi e banche centrali, con le stesse armi: tassi d’interesse, stimolo monetario e allentamenti di regole. La vera lezione del terremoto del 2008 è che problemi risolvibili si possono rapidamente trasformare in una crisi rovinosa se mercati, governi e settore finanziario non si fidano più l’uno dell’altro.

Il bene più importante nei mercati è la fiducia. Speriamo che se lo ricordino gli amanti dei bracci di ferro europei.

Francesco Guerrera è condirettore e caporedattore finanziario di Politico Europe. fguerrera@politico.eu e su Twitter: @guerreraf72

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