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Braccialetto elettronico della Amazon
Attualità Editoriali

Il braccialetto elettronico di Amazon: verità? Bufala? Progresso? Schiavitù?

La notizia dell’ormai famoso “braccialetto della Amazon” diffusasi a macchia d’olio, in brevissimo tempo e ovunque, parte – come tutte le news tra il Fake ed il vero – dal riconoscimento di un brevetto (anzi: due), chiesto nel 2016 da Amazon, e riconosciuto solo in questi giorni. Il brevetto riguarda, appunto, un “braccialetto elettronico” che, secondo quanto dichiarato nella specifica che accompagna la richiesta, dovrebbe servire a meglio coordinare il lavoro del personale fornendo ad essi, direttamente, tutti i dati necessari all’esecuzione di una determinata azione senza dover ricorrere alla memoria (fallibile) o dover controllare note, specifiche, bollette e quant’altro gli necessiterebbe per avere i dati corretti sul quanto deve eseguire. Conseguenza? Lavoro più preciso ed anche veloce non dovendosi impegnare le mani per consultazioni varie.

Braccialetto elettronico della AmazonQuesto sarebbe, sempre secondo la nota di Amazon ed anche secondo quanto appurato da un’inchiesta del New York Times – If Workers Slack Off, the Wristband Will Know. (And Amazon Has a Patent for It.) – , lo stato delle cose. Inoltre, sempre secondo l’inchiesta del NYT, la sua produzione non è stata né iniziata né programmata ma il CEO di Amazon, Jeff Bezos, si è ritrovato a doversi difendere dalle innumerevoli accuse di riduzione in “schiavitù” del personale: “uomini-robot”, e a dover affermare: “in tutti i Paesi in cui operiamo rispettiamo in maniera rigorosa tutte le regolamentazioni in materia di lavoro”.

Una specie di febbre alla Orson Welles dunque? (Ricordate “La guerra dei mondi” ?) Ebbene, sembra proprio che la “notizia” abbia sortito (quasi) lo stesso effetto dimostrando, una volta in più, che le Fake News, se “ben confezionate”, con quel giusto mix tra reale ed inventato, siano molto appetite dal pubblico tanto che quasi le anela e, se ne incontra una, la ingoia con tutto il piatto senza porsi nessun se ne ma.

Ovviamente a diffondere e cavalcare la notizia non sono certo mancati gli italiotici politici, nostro prodotto nazionale al pari di pizza, spaghetti, fiorentina e mozzarella: di bufata, ovviamente. E all’appello sembra proprio che non manchi nessuno: si va, ad esempio, dal presidente del consiglio Paolo Gentiloni a Matteo Salvini, sulla stessa scia anche Laura Boldrini e così per tutto l’immenso parco politicante italiano.

Conclusione?

Il braccialetto quindi, a quanto sembra, servirebbe in realtà ad agevolare il lavoro dei dipendenti, permettendogli di trovare più velocemente i prodotti nei magazzini attraverso la trasmissione dei dati dell’ordine effettuato sul dispositivo citato. Se finora è stato utilizzato lo smartphone per operare il ritrovamento dei prodotti, il braccialetto permetterebbe inoltre di avere le mani più libere.

E questo è. Ad ora e, sempre ad ora, l’unica cosa sulla quale si potrebbe (e dovrebbe) mettere le mani (senza braccialetto) avanti, è la questione della privacy, che sorgerebbe nel momento in cui il braccialetto dovesse essere usato per operare una sorta di sorveglianza sui dipendenti o nel caso in cui l’aumento della produttività non porti ad un aumento della retribuzione.
Ben conoscendo il mondo produttivo sono questi i veri punti che, al caso, saranno da normare e sui quali dover discutere dato che, indubitabilmente, queste due funzioni non è che saranno messe da parte ed ignorate dal management industriale, anzi.

vivicentro.it/Stanislao Barretta/EDITORIALEATTUALITA’

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Stanislao Barretta

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