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Attualità Editoriali

Aumento dell’Iva? Perché no! Tria sembra gradirlo e ritenerlo finanche corretto

Di ora in ora crescono i timori e le letture che darebbero tra il ‘meno peggio’ ed il ‘quasi certo’ un aumento dell’IVA nel prossimo anno.

Le voci trovano fertile alimentazione nelle parole dello stesso Tria che, a precisa domanda ha risposto:

“Su questo argomento mi limito a dire che nel 2006 ho ricevuto un premio giornalistico per un articolo nel quale spiegavo le virtù di un’imposta più spostata sui consumi che sulle persone …. e qui mi fermo, perché si tratta di una posizione scientifica non di una decisione politica. In ogni caso nel Def vi sono indicazioni sui tagli di spesa che, insieme a un Pil che ci aspettiamo in crescita, potranno aiutare senza aggiungere squilibrio ulteriore al debito”

Letta con perplessità e timore anche la dichiarazione secondo la quale:

«La lettura della previsione tendenziale deve tenere conto del fatto che la legislazione vigente, come modificata dalla Legge di Bilancio 2019, prevede un aumento delle aliquote Iva a gennaio 2020 e a gennaio 2021, nonché un lieve rialzo delle accise sui carburanti a gennaio 2020»

e questo perché, seppur lessicalmente e giuridicamente corretto il suo collegamento alla “previsione tendenziale” e alla “legislazione vigente”, non rassicura affatto visto che, a differenza di quanto in analoga situazione avvenne quando fu stilato il Def 2017, quando – accanto a quanto necessariamente scritto nello scenario tendenziale – già nella premessa il governo aveva scritto che le clausole di salvaguardia allora previste sarebbero state sostituite.

Nel mezzo del cammin di nostro DEF

Il governo ha partorito il DEF, e ci siamo ritrovati in una “selva oscura”

Tria GiovanniTornando allora al pensiero di Tria circa la “virtù di un’imposta più spostata sui consumi che sulle persone”, (Tradotto: è più corretto aumentare l’IVA che le tasse), ha un terribile retrogusto amaro derivante dalla bile che scatena visto il cattivo gusto del ritenere che è più giusto che le imposte siano trasferite sui consumi e quindi, che le paghi anche, ad esempio, il questuante che poi va a comprarsi un panino, o quanto gli serve per SOPRAVvivere, piuttosto che le paghi – in proporzione – chi problemi di vivere non ha e magari pasteggia a caviale e Champagne o alimenta i suoi gatti con uova di storione.

Ma si può? Sembra di sì!

Magari finirà proprio così ed allora sarà ora che i morti di fame  la smattano di lamentarsi e continuare a voler le cose senza pagare il giusto. Comunque, è ora che si adeguino anche loro e, al caso, si facciano evasori: non mangino, non cachino …. non vivano, o rubino le cose!

Non rompano,  insomma. E che cavolo, basta con i favoritismi:

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