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Attualità Editoriali

24 marzo 1919-2019, un secolo per passare dal Duce al Comandante?

Nell’editoriale del 19 Marzo scrivevo, chiedendomi, “Ricorsi storici: 100 anni fa nasceva la figura del “Duce”. Ora nascerà quella del “Comandante”?

Ebbene, con una tempistica impressionante per coincidenza di data, e alla distanza di un secolo esatto, si può dire che ieri è stata palesata e fatta ufficialmente nascere la figura del “Comandante” proprio come, un secolo fa, ebbe a nascere, sempre ufficialmente, la figura del Duce e, come allora ad operare il parto fu Mussolini, oggi l’ostetrico è indubbiamente Salvini.

Politici in divisa - Mussolini e Salvini

Di sicuro tutte le camicie verdi (di)mostreranno indignazione e negheranno qualsiasi negatività, ed anche questo è cosa esattamente speculare al quanto, un secolo fa ad ieri, accadeva con le camicie nere che negavano il loro vero essere.

Coincidenze? Analogie fortuite? Io direi proprio di no!

E’ pura e sempre ideologia del fascioleghismo e l’adorazione del Duce oggi fattosi Comandante, e questo rafforza la preoccupazione che si dovrebbe avere e non continuare, altra negativa analogia, a chiudere gli occhi come fece, 100 anni fa, il popolo italiano sulla scia della parte industriale che le sosteneva; parte industriale che, guarda caso, anche oggi è stata ed è l’ossatura delle camicie verdi.

Fatta questa premessa passo ad analizzare l’accaduto e gli eventi ieri in successione con quanto, da troppo tempo ormai, accade e che ora si è palesato oltre ogni dubbio.

Benito Mussolini (mutato in Salvini) e Adolf HitlerPRIMO PUNTO che ben richiama la vocazione all’Uomo solo al comando, indi il Comandante, indi Il Duce di un secolo fa, e mi riferisco a quello che io ho identificato nel più classico dei classici “ragazzo fatto in là e fammi lavorare”, di Salvini, del Comandante, rivolto a Di Maio per le sue annotazioni in tema di sicurezza:

“Sono sorpreso e stupito, stia al suo posto, […] su questa materia comando solo io” ha sbottato Salvini.

SIC!

Un’annotazione del genere fatta da chi è abituato a mettere mani, piedi e bocca in QUALSIASI ministero, ed in tutti fa valere il suo pensiero e desiderio, è qualcosa che oscilla tra il ridicolo (ma serio) ed il serio (ma ridicolo) e, per dirla alla Metastasio, è come:

Voce dal sen sfuggita” che “poi richiamar non vale: non si trattien lo strale, quando dall’arco uscì”.

“Voce dal sen fuggita” perché lui stesso non si è reso conto della portata del quanto stava dicendo (o forse no; forse è solo il menefreghismo che ormai trasborda dalla diga dell’apparenza) mostrando intolleranza al contradittorio e ad osservazioni contrarie al suo pensiero e volere. Chiaramente, dopo, LUI e le sue camicie verdi minimizzano il tutto bollando la cosa come un inutile discutere, una forzatura delle sue parole ed intento ma, e qui ci sovviene il resto dell’aforisma di Metastasio che recita, “poi richiamar non vale: non si trattien lo strale, quando dall’arco uscì”.

Parole, chiacchiere, polverone è il loro dire e fare dopo, non il quanto detto e fatto prima per cui, provare a fermarle e mistificarle dopo, a niente vale o dovrebbe valere se solo si ragionasse.

Ma ragionamento, e memoria, continuano a confermarsi merci ormai, se non esaurite, in forte esaurimento in Italia (ma anche altrove) e probabilmente, purtroppo, a nulla varrà la puntuale conferma fornita dallo stesso Comandante con quella che si potrebbe definire come la classica prova del nove (semmai fosse ancora necessaria).

E la “prova del nove” ci viene fornita, ad esempio, dalla visita del presidente Xi in Italia che, con la partenza dello stesso da Palermo alla volta di Nizza da dove proseguirà per il Principato di Monaco, ormai si può considerare conclusa lasciandosi alle spalle un memorandum d’Intesa tra Italia e Cina, firmato con Di Maio, sulla collaborazione nell’ambito della cosiddetta “nuova via della seta” che, tra i tanti punti concordati, include accordi commerciali per 2,5 miliardi.

Tutto ok? Tutto finito? Ma proprio per niente! Il comandante che poco prima aveva (praticamente) detto a Di Maio: “ragazzo fatto in là e fammi lavorare” lamentandosi del fatto che questi avesse osato invadere il SUO territorio,
con annotazioni in tema di sicurezza affermando: “Sono sorpreso e stupito, stia al suo posto, […] su questa materia comando solo io”, eccolo pronto, come sempre, a mettere piedi, mano e bocca nel “territorio” di competenza del “ragazzo”, e non solo di questo ma anche di quello che nominalmente sta, ad esempio, agli esteri e vari altri palesando, ancora una volta, la sua vocazione dell’uomo solo al comando: del Comandante (una volta Duce).

Ecco quindi allora il Comandante, leader delle camicie verdi, pronto a rassicurare gli Usa e ad attaccare il “fastidioso ragazzo”, al secolo e all’anagrafe Di Maio, affermando:

“Sono contento che il presidente cinese sia in visita in Italia, ma ci vuole parità di condizioni. Non mi si dica che in Cina ci sia il libero mercato, dove lo Stato non interviene nell’economia e nell’informazione” e questo dopo che, già in precedenza, aveva affermato: “Non voglio che l’Italia sia una colonia”.

Ora, se questo non è un suo intromettersi in azioni, in questo caso del ministero del commercio – ed anche degli esteri -, non afferenti al SUO ministero cosa è? E se lo è, com’è, come si può non annotarne la stridente assonanza con il quanto da lui lamentato nei confronti del “ragazzo” Di Maio che non si era “fatto in là per lasciarlo lavorere tranquillamente” in casa SUA, nel ministero degli interni.

Normalmente, le sue Parole “dal sen sfuggite” si sperdono nel vento (incidendo però nei fatti) senza alcuna replica se non altro da parte dei “coabitanti” ma, questa volta, ad onor del vero, c’è da annotare anche che il “ragazzo” che si era fatto in là (DI Maio) è tornato e gli ha replicato, in modo netto e da perfetto scugnizzo impertinente:

“Lui ha il diritto di parlare, io ho il dovere di fare i fatti, come ministro dello Sviluppo economico […] Oggi abbiamo firmato accordi per 2,5 miliardi e con un potenziale di 20 miliardi di euro”.

Di Maio e Salvini, il Gatto e la VolpeBene, bravo, bis, verrebbe da dire ma si dubita che ci sarà un bis, magari un tris e via di seguito anzi, l’impressione che tutto rientri nel copione delle parti in commedia che il DUO (Trio se includiamo anche Conte per completare il quadro collodiano del: Gatto, la Volpe e Pinocchio) sta portando avanti sin dalla firma del Contratto di Governo che sempre più appare pari ad un contratto di ingaggio in commedia.

Ma andiamo oltre e arriviamo all’ultima ciliegina sulla torta dell’indomito ed indomabile Comandante (già Duce un secolo fa).

L’occasione di metterla gliela fornisce il dibattito sulla cittadinanza in Italia dopo il caso dell’autobus dirottato, con la strage sfiorata, che ha (ri)aperto il dibattito sulla cittadinanza a chi nasce in Italia (in burocratese: lo Ius soli – in lingua latina «diritto del suolo» – espressione giuridica che indica l’acquisizione della cittadinanza di un dato paese come conseguenza del fatto giuridico di essere nati sul suo territorio, indipendentemente dalla cittadinanza dei genitori.).

Ebbene, il Comandante (variante lessicale di Duce) Salvini, nella sua veste di prode Ministro dell’Interno, non ha aperto spiragli e ieri, parlando a margine del forum di Cernobbio, al microfono di Stefania Arcudi, ha così attaccato il nemico del momento, e fa niente se è un inerme ragazzino di 13 anni (come del resto sono inermi tutti quelli che lui ama attaccare):

“stiamo facendo tutte le verifiche del caso perché prima di fare scelte così importanti bisogna avere controllato tutto e tutti […] è una scelta che potrà fare quando verrà eletto parlamentare, per intanto la legge sulla cittadinanza va bene così com’è”

Ecco! Torna a tuonare il Salvini, Comandante (alias Duce) nonché Marchese del Grillo e a dire, in pratica “io so io e voi non valete un cazzo” e poi,

“io sono stato eletto, voi no! Se volete dire la vostra, fatevi eleggere!”

Intanto io faccio come i pare e guai a chi osa contraddirmi o ostacolarmi, foss’anche un ragazzino di 13 anni. SIC!

Educazione, coraggio e cultura in auge. Viva il Comandante (già Duce nei ricorsi storici e nei vocabolari), viva Salvini, viva le camicie verdi.

e grazie anche a Baglioni:

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