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Dibattito alla Camere di Conte
Opinioni Politica

Dibattito alla Camere: “l’arte” oratoria del Prof. Conte

“Faremo tutto entro la cornice della Costituzione”.

Questa l’affermazione più “forte” del Presidente del Consiglio alla Camera, Giuseppe Conte. E grazie! Viene da chiedersi: perché questa precisazione pleonastica? si può forse fare anche diversamente?, o forse a qualcuno era già balenato in mente il poter percorrere vie diverse? In effetti già qualche stiracchiatura alla Costituzione è stata percepita, se guardiamo alla “rivisitazione” legastellata degli articoli 90, 92, 95 dei quali abbiamo accennato in questi giorni.
Il resto del discorso presidenziale è stato una mera elencazione di buone intenzioni o di ripresentazioni di enunciati del tanto sbandierato “accordo di governo”. Ma restando sempre sul vago, sia nella definizione dei vari temi, sia nella tempistica della loro attuazione. Uno di quei sermoni in cui c’è dentro di tutto, ma in modo piatto, senza che nulla primeggi sul proscenio dell’attenzione di chi ascolta.

Ci è apparsa una esposizione esangue, che non cattura né la mente né il cuore, alla stregua della lettura di un atto notarile. Infatti, neanche il cuore è riuscito ad impegnare quando ha nominato la tragedia di un uomo morto ammazzato dalla mafia. Lo sanno anche le pietre, in Italia, che al Presidente Mattarella la mafia gli uccise il fratello Piersanti il 6 gennaio 1980…

Ebbene, nel discorso programmatico alla Camera, il prof. Conte se ne esce dicendo di essere addolorato per «l’attacco alla memoria di un congiunto del presidente Mattarella sui social, adesso non ricordo esattamente ». Linguaggio amorfo, impersonale, da aula di tribunale o da relazione tecnica. Ma se non si mette un po’ di pathos in un ricordo drammatico come questo, di un morto ammazzato, dove dobbiamo aspettarci che ce ne possa mettere? Voleva dedicare una attenzione al Presidente Mattarella ed è riuscito a suscitare un boato di protesta nell’Aula. «Si  chiamava Piersanti, si chiamava Piersanti!», si grida dai banchi dell’opposizione, che tributa una standing ovation alla memoria, tra gli applausi commossi di buona parte dell’emiciclo. Ed il “nostro” Premier, invece, se ne esce con un imbarazzante “adesso non ricordo esattamente”. A lui che si picca tanto di ricordarci di essere professore, vorremmo fare una domanda: ma se fosse stato un suo studente – in sede di esame – a dirle “adesso non ricordo esattamente”, Lei un 18 glielo avrebbe dato?
Lei, presidente Conte, ha esordito offrendosi di essere per il futuro “l’avvocato difensore di tutti gli Italiani”. Ebbene sarebbe un buon inizio se dedicasse un po’ della sua preziosa opera nel tutelare l’onore ed il prestigio del Presidente della Repubblica, recentemente vulnerati in spregio agli articoli del codice penale (nn. 277, 278) espressamente previsti.
Da segnalare che i leader ed i politici della sua eterogenea maggioranza non hanno brillato affatto per saggezza, equilibrio e moderazione in questa incresciosa situazione vissuta dai vertici dello Stato nelle settimane di passione appena trascorse. Anzi si sono prodigati a buttare benzina sul fuoco, che ha infiammato i media ed i social. Se ne sono sentite di tutti i colori.
Qualcuno ha evocato la Bastiglia con larvata minaccia, qualche altro ha riaperto la vecchia ferita del delitto di mafia con esplicita ferocia. Sui cellulari girava il filmato di un tizio in borghese che si qualificava come ex carabiniere e sproloquiava contro il Presidente Mattarella alla stregua di un esaltato, gli faceva eco un altro tizio vestito da poliziotto che non era da meno…In un’orgia mediatica impazzita, che sembrava il gioco (pericoloso!!!) a chi la sparava più grossa. Adesso che la sfuriata mediatica pare che si sia acquietata, tutti questi facinorosi andrebbero per lo meno identificati. Per sapere se si tratta effettivamente di dipendenti delle forze dell’ordine o di privati cittadini in libera uscita “verbale”. Indi comminare a questi cittadini “esemplari” quello che i rigori della Legge prevedono per simili reati.

C’è il piccolo dettaglio che l’art. 313, comma 1°, Codice Penale, per questo tipo di reato prevede che “non si può procedere senza l’autorizzazione del Ministro per la giustizia”.
Quale salomonica decisione assumerà il Governo ed il neo Ministro per la Giustizia su questa delicata materia, che concerne l’onorabilità del Presidente della Repubblica, la tutela delle nostre Istituzioni repubblicane ed anche il sereno svolgimento delle funzioni connesse alla carica del Capo dello Stato?
Aspettiamo di vedere che seguito avranno i tanti proclami da primi giorni di scuola che abbiamo ascoltato giungere dalle nostre aule parlamentari.
Per il momento ci sentiamo di pronunciare ancora il nostro auspicio: Dio salvi l’Italia!

Carmelo Toscano

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