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Camusso: un piano per i giovani

Un manifestazione di protesta di giovani disoccupati
Un manifestazione di protesta di giovani disoccupati

“Serve un piano straordinario per l’occupazione giovanile”: così la segretaria della Cgil Susanna Camusso, intervistata da Roberto Giovannini, condensa le richieste del sindacato al governo. Secondo lei il Jobs Act non ha dato la scossa di cui il Paese ha bisogno. Il presidente della Bce, Mario Draghi, ieri ha spiegato che il sostegno all’economia non si fermerà: i segnali di ripresa sono ancora troppo deboli, anche se le stime sulla crescita migliorano.

Camusso: “Vogliamo un piano straordinario per l’occupazione giovanile”

La leader della Cgil: su Jobs Act e pensioni Renzi non ha convinto il Paese

ROMA – Mario Draghi dice che tocca ai governi agire per uscire dalla crisi? È vero, le scelte della Bce hanno evitato il peggio – spiega Susanna Camusso, segretario generale della Cgil – ma è evidente che le politiche di austerità di questa Europa non ci porteranno fuori dalla crisi. E più si continua su questa strada sbagliata, più si rafforzano i nazionalismi e si indebolisce la speranza».

Segretario, tra lei e il premier Renzi è stato muro contro muro. Ora il clima cambia. È perché si avvicina il referendum?  

«È indubbio che noi parti sociali abbiamo subìto un ostracismo pesante. A quanto pare negli ultimi tempi il presidente del Consiglio ha cambiato linea, e sembra aver riscoperto il principio europeo del dialogo sociale, finora evitato accuratamente. Ora si tratta di capire se le aperture di confronto che ci sono state produrranno dei risultati. Temiamo che la legge di bilancio sia ancora di taglio tradizionale, senza un necessario sostegno alla domanda. Ora vogliamo sperare che il piano “Casa Italia”, inteso come prevenzione, messa in sicurezza e riqualificazione del paese, possa essere un’interessante opportunità per rilanciare sviluppo e lavoro. Siamo pronti a discutere. Noi, a differenza di chi a Palazzo Chigi ha sempre avuto un atteggiamento ideologico, abbiamo una posizione laica».

E sugli ammortizzatori sociali?  

«Su questo tema non siamo soddisfatti. Il governo sa, perché li ha significativamente ridotti, che non ci sono strumenti utili per gestire le crisi in corso. In passato ha raccontato che ci sarebbero stati ammortizzatori sociali universali, che invece non ci sono. Non va bene».

Perché la Cgil teme una legge di Stabilità “tradizionale”?  

«Un giudizio compiuto lo daremo a tempo debito. Ma non vediamo un cambiamento fondamentale della politica economica. Sul fisco, un grande strumento di redistribuzione, si continua con provvedimenti di respiro limitato e bonus sparsi che non cambieranno la situazione. Anche se positivi, quando contribuiscono a dare sollievo ai bassi redditi, come nel caso dei pensionati. Bisognerebbe intervenire invece sui patrimoni per reperire risorse per un piano del lavoro per i giovani – che è la vera emergenza del Paese – ridurre fortemente le tasse a lavoratori dipendenti, ai precari e discontinui, ai pensionati. Ma non ci pare sia questa l’intenzione».

Il governo dice che il Jobs Act è stato un successo…  

«Se c’è una cosa su cui tutti sono d’accordo è che le politiche del governo, dal Jobs Act alla decontribuzione, non hanno immesso un numero significativo di giovani nel mondo del lavoro. Il governo quando si insediò annunciò al mondo che avrebbe eliminato il precariato. Oggi, con i voucher, rischiamo di averne, se possibile, uno peggiore. Servono risorse e misure di impatto ben differente. Bisogna fare i contratti, a cominciare dal pubblico impiego. Occorre sostenere gli investimenti in ricerca e innovazione. E si deve tornare ad assumere in una pubblica amministrazione riqualificata».

Siete d’accordo o no con la detassazione degli aumenti salariali nei contratti aziendali?  

«Noi vogliamo certamente favorire gli accordi di produttività, ma una politica economica di sostegno alla domanda impone che finalmente si comincino ad innalzare i salari. Quelli di tutti i lavoratori, non solo di quel 20% che sottoscrive contratti aziendali. Bisogna intervenire su tutto il lavoro, senza penalizzare le piccole e piccolissime imprese che i contratti aziendali non li farebbero mai».

Oggi la Cgil annuncia: chiederà agli iscritti di votare “no” al referendum costituzionale.  

«Già a suo tempo avevamo dato un giudizio negativo della proposta di riforma, ma per il merito della norma, non in funzione antigovernativa. Sono le politiche che ha praticato a non far crescere il consenso intorno al governo. Non ha convinto sul Jobs Act, non ha convinto sulle pensioni; questo lo ha pagato nel voto amministrativo, forse lo pagherà anche in altre scadenze elettorali. Noi invitiamo i cittadini a partecipare al referendum e a votare “no”. Ma non faremo parte di alcun comitato, vogliamo mantenere la nostra autonomia. Non pensiamo che se vince il “no” ci sarà la recessione. La recessione ci sarà o meno a seconda delle politiche economiche che verranno adottate».

Twitter @RobertoGiov

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