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Emmanuel Chidi Namdi
Cronaca Lazio Opinioni

Bastardi si nasce: a Fermo la conferma

Emmanuel era sopravvissuto alla ferocia di Boko Haram, alle violenze dei predoni libici, alla brutalità degli scafisti ma nulla ha potuto contro l’imbecillità di un italiota di Fermo stronzo e razzista.

Nella vita c’è chi sembra nascere con un “bersaglio” incorporato sul quale tutte le malesorti si esercitano ed Emmanuel Chidi Namdi sembra proprio essere stato uno di questi. Un ragazzo di appena 36 anni al quale sembrava di aver già “dato” alla vita quanto, da bersaglio, doveva dare. In Nigeria era riuscito a sopravvivere e a sfuggire ai fanatici dell’islam addestrate a vivere da bestie nel Bangladesh. Era fuggito con Chinyery, la sua donna, dopo che Boko Haram aveva incendiato le chiese del posto e nel rogo avevano perso i genitori e la figlia. Poi, nella traversata del deserto del Niger e della Libia avevano subito l’assalto dei briganti del luogo che li avevano depredati e pestati. Poi ancora, sul barcone che doveva scaricarli in Sicilia, lei ha subito un aborto ma, finalmente erano in Italia e cominciavano a sentirsi tranquilli e sicuri non sapendo che questa è si Patria di Poeti, Santi e Navigatori ma che è anche Madre feconda di grandi stronzi, ed uno di questi era già nel suo destino. Un verme che lui, spostatosi otto mesi fa con la sua compagna da Palermo a Fermo, nelle Marche, avrebbe avuto la sfortuna di incontrare sulla sua strada.

Di lui, di Emmanuel e della sua compagna ora si sa tutto e ci sono le fotografie. Del grande stronzo razzista di Fermo null’altro è dato sapere o meglio, è dato divulgare in quanto, stando al moderno andazzo della “protezione” dei delinquenti in nome di una mal interpretata ed utilizzata “privacy”, viene tenuto nascosto dalle forze dell’ordine e dagli inquirenti che non consentono la divulgazione di sue foto e nemmeno del nominativo per cui, la prossima volta (perché una cosa è certa, una prossima volta ci sarà come già ce ne sono state altre nel suo passato),  chi avesse la ventura di incrociarlo NON saprà di essere al cospetto di un emerito stronzo e delinquente e non avrà modo, ne motivo, di girargli alla larga. Né tantomeno, la comunità tutta (fatti salvi i pochi “intimi” o “affini” o “addetti all’ordine”), avrà modo di riconoscerlo per isolarlo ed emarginarlo lasciandolo su un simbolico marciapiede come lo stronzo di questo sonetto napoletano che a lui dedico con viscerale disprezzo:

“Strunz, c’arravogliato n’goppa a un marciapiede fumanno staie…
Passa ‘na mosca, e’ te canta a ninna-nanna, e’ fa zzzzzzzz…
Tu dorme…
Tu dorme…strunz.
Strunz, ca n’terra staie…
O vient passa, e’
t’cummoglia…
‘Na mosca te gira attuorn, e’ tu stai la…
Povero
strunz”

Ma veniamo alla notizia e al fatto.

Emmanuel Chidi Namdi, 36enne nigeriano, picchiato selvaggiamente a Fermo per aver reagito a insulti razzisti rivolti alla sua compagna, è morto.

Emmanuel era un richiedente asilo fuggito con Chinyery, la fidanzata 24enne, dall’orrore di Boko Haram che, nel suo paese, aveva incendiato le chiese del posto uccidendogli genitori e figlia che erano morti in un incendio. Era poi riuscito a sopravvivere ad una drammatica traversata che lo aveva fatto approdare in Sicilia e nella quale la donna aveva perso un bimbo. Da Palermo poi si era spostato a Fermo dove era stato ospitato, sin dallo scorso settembre, dal seminario vescovile della cittadina marchigiana ma …..

Ma quando sembrava che ormai dolori, orrori e sofferenze potessero essere messi da parte e che le “bestie e la bestialità dei fanatici islamici” fossero ormai lontani ecco che l’altra sera, mentre stava passeggiando con la fidanzata in via XX settembre, ha avuto la sventura di imbattersi in un italiota stronzo e bestia di Fermo che ha iniziato a provocarli chiamando “scimmia” lei e insultando pesantemente anche lui.

Emmanuel ha reagito come chiunque avrebbe fatto e l’italiota, noto alle forze dell’ordine e conosciuto ultrà della squadra locale, ha sradicato un palo segnaletico per usarlo a mo’ di spranga e lo ha colpito riducendolo in fin di vita e, dopo un giorno di agonia, attaccato al respiratore, ieri sera Emmanuel e’ morto.

Ora si accumulano e si sprecano i commenti addolorati di tutti, nella comunità di Fermo ed anche fuori da essa ma ….. ma intanto resta il divieto di poter fare conoscere queste bestie, con nome e foto, in modo da potersi difendere in modo preventivo; magari standone alla larga.

Che dire, a me sembra il trionfo del mondo all’incontrario. Il trionfo di leggi che in apparenza sembrano fatte per punire chi delinque (se, forse e quando li beccano) ma intanto li proteggono prima che delinquono NON consentendo che si sappia della loro presenza in zona, che se ne conosca il nome e cognome, che se ne conosca l’aspetto ed il viso. Nulla di tutto ciò. Ognuno di noi potrebbe trovarsi accanto, a stretto contatto di gomito, un delinquente, un assassino, un ladro, un pedofilo ecc ecc  e NON saperlo perché queste bestie hanno diritto alla “privacy” ed alla tutela della LORO persona. E quella degli altri? Quella delle persone perbene? Quella chi la tutela? Chi li mette in condizioni di prevenire un accidenti ed evitare così di venire a contatto con queste bestie con il rischio di divenire poi “un caso” del quale, quella stessa giustizia, quelle stesse forze dell’ordine, quella stessa magistratura saranno chiamate ad occuparsi e FORSE a punire (con tutta la magnanimità, le scusanti ed i condizionali del caso per cui ….. si riparte: tornando, ovviamente, nell’anominato)?

Buon senso e cura della parte buona della comunità vorrebbe che, al contrario, ad ogni angolo di strada, in ogni quartiere ed in ogni Città, ci fosse una bacheca ben visibile con affisse le foto (ed il curricula criminale) quantomeno di ogni delinquente che sia domiciliato nella zona. Ed invece ….. invece nulla è dato sapere ed anzi, se un giornale o chiunque altro ne divulgasse i dati e le foto, si ritroverebbe inquisito come se il criminale fosse lui.

Questa è la vita! Anzi no! Questa è la morte della fiducia nelle istituzioni e nella giustizia.

Ad Emmanuel va anche il pensiero del mattino di Massimo Gramellini pubblicato sulla stampa di oggi e che qui vi ripropongo trasudante, anch’esso, d’amarezza e traspirante lo stesso mio senso di impotenza

Le onde del destino. MASSIMO GRAMELLINI

Non riesco a trovarci un senso, Emmanuel. Nasci in Nigeria, trentasei anni fa. Ti sposi e metti su famiglia, finché un giorno i feroci saladini della macelleria islamista di Boko Haram (significa «vietato leggere», bel programma davvero) fanno saltare per aria la chiesa con dentro tuo figlio, i tuoi genitori e i tuoi suoceri. Vendi tutto ciò che possiedi e scappi in Libia, dove un trafficante di esseri umani malmena tua moglie facendole perdere il secondo figlio che ha in grembo. Riuscite a salire su un gommone e a scampare alla traversata. Risalite l’Italia dalla Sicilia alle Marche per scorgere uno sprazzo di luce: l’arcivescovado di Fermo vi accoglie in seminario, aiutandovi a presentare domanda di asilo. Nei tuoi pensieri si riaffaccia la speranza di qualcosa che sia degno di chiamarsi futuro: un lavoro, una casa, magari un altro figlio per lenire quel dolore che non se ne va.

Due giorni fa, martedì, stai camminando per la strada con la tua donna quando un ultrà della squadra di calcio locale ti urla addosso che hai sposato una scimmia africana. Tu difendi tua moglie, lui insiste, venite alle mani, un palo della segnaletica stradale viene divelto (ancora non è chiaro da chi) e usato come arma. La tua breve vita finisce sul selciato, sotto una gragnuola di pugni e di calci. Non ci capisco più niente, Emmanuel. Sei sopravvissuto ai terroristi, agli scafisti e a un mare in tempesta per farti dare la morte da un razzista di paese.

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