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La nave Trieste trasferita sei mesi prima. Taglio di mille lavoratori

I lavoratori in sciopero per il trasferimento di nave Trieste a Muggiano. Necessità di un tavolo tecnico per il rilancio del cantiere e della città

La nave Trieste trasferita sei mesi prima. Taglio di mille lavoratori

Castellammare di Stabia – E’ notizia di questi giorni che la Fincantieri ha deciso il trasferimento, sei mesi prima del previsto, della nave Trieste, ammiraglia della Marina Militare dal cantiere di Castellammare a quello di Muggiano.

Nave che è stata varata nel cantiere di Castellammare il 25 maggio scorso, con una ufficiale e partecipatissima cerimonia con la presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e rappresentanti delle più importanti cariche istituzionali.

Un cantiere, quello di Castellammare, che vive da tempo nella più totale incertezza per mancanze di commesse e adeguamenti strutturali, alla quale incertezza si è aggiunta questa nuova decisione che toglie ore di lavoro e dunque riduzione di circa 1000 unità lavorative.

Un vero terremoto, è stato definito, che ha indotto il sindaco Gaetano Cimmino a inviare una lettera al Presidente del Consiglio Conte, al Ministro degli Affari Esteri Di Maio, al Ministro dello Sviluppo Economico Patuanelli, al Presidente della Regione Campania De Luca, al Presidente Autorità Portuale Spirito e all’Amministratore Delegato della Fincantieri Bono.

Tutti soggetti ai quali il primo cittadino ha esternato la sua forte preoccupazione “circa il futuro lavorativo di questa realtà aziendale che di riflesso si proietta sull’immagine dell’intera città; un cantiere che rappresenta un polo industriale strategico non solo per l’azienda ma anche e soprattutto per tutto il meridione”.

Il sindaco ricorda alle personalità in indirizzo, di aver inviato una missiva, senza peraltro aver ricevuto riscontro, il 18 giugno del 2019 ricordando che il Cantiere navale di Castellammare è il più antico d’Italia e che “ha dato i natali all’Amerigo Vespucci, nota come la nave più bella del mondo”.

In detta missiva Cimmino afferma di aver acquisito, nei mesi scorsi, la “disponibilità di tutti Voi, a unire le forze e cooperare per garantire serenità a centinaia di famiglie e imprimere una svolta decisa ad un complesso industriale che merita un piano di rilancio all’altezza della sua storia e del suo impatto per il territorio”.

Preoccupazione per come viene mortificato il Cantiere di Castellammare e da qui la protesta e dunque lo sciopero inscenato dai lavoratori che comporterà ritardi anche relativamente ai lavori che riguardano il Ponte Morandi.

Indispensabile è dunque per il sindaco Cimmino di istituire un tavolo tecnico permanente presso il Ministero dello Sviluppo Economico per ricercare e predisporre azioni capaci a garantire investimenti seri per il rilancio dello stabilimento.

Immediata la reazione del Deputato Catello Vitiello del Gruppo Misto che si è impegnato a depositare urgentemente una interrogazione su detta questione.

Il trasferimento di nave Trieste con sei mesi di anticipo, afferma il parlamentare, rappresenta una lesione dei diritti per circa 1000 lavoratori, sia dipendenti sia dell’indotto.
Il trasferimento anticipato ridurrebbe ore lavorative che fino a giugno del 2010, data in cui era stato previsto il trasferimento, “avrebbe dato respiro in termini occupazionali”.

Il deputato Vitiello non accetta le motivazioni che giustificano detta decisione. Ovvero le carenze infrastrutturali dello stabilimento che “si sarebbero dovuti realizzare con lo stanziamento di 70 milioni da parte del precedente governo giallo-verde. Di questa somma – precisa – non v’è nessuna traccia, così come non v’è traccia del piano d’investimenti complessivo di 110 milioni (di cui 40 avrebbe dovuto metterli Fincantieri) sbandierato dall’azienda fino a qualche mese fa”.

Vitiello conclude la sua nota evidenziando che detto trasferimento oltre ai danni sopra menzionati, avrebbe un impatto negativo su quella che è l’operatività del cantiere, non solo sulle commesse future ma anche per quelle attuali come parti in costruzione del Ponte Morandi.

Anche per il consigliere comunale di opposizione Tonino Scala, urgente e indispensabile è dar vita a un coordinamento permanente affinché gli impegni assunti dal Consiglio regionale, dalla Fincantieri e dal Governo, abbiano consequenzialità.

E per questo invita il sindaco ad assumersi questo impegno per “dare centralità al cantiere, accrescere l’occupazione, definire un nuovo piano d’investimenti, ribadire che l’unica mission produttiva possibile e coerente è quella che prevede la costruzione di navi”.

Per anni – aggiunge Scala – sono stati fatti annunci, accordi e promesse di finanziamenti; si sono tenuti Consigli comunali e regionali, da lui definiti propaganda. E’ tempo che i lavoratori e tutta la città, abbiano risposte rapide e concrete.

Gli obiettivi che il cantiere e dunque la città deve perseguire hanno bisogno di collaborazione, oltre che da parte della Regione e del Governo, anche dell’Autorità Portuale.

Poi rivolgendosi al primo cittadino Scala afferma:“Sindaco fai presto è finito il tempo delle mediazioni e dei temporeggiamenti. Per il cantiere serve un rinnovato piano di rilancio che non può che partire da una proficua sinergia istituzionale che metta fine alla fase di incertezza e inauguri quella legata a un futuro positivo e di rilancio per la nostra città”.
Giovanni Mura

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