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Castellammare, Scala: “Il caso Cirio studiato sotto l’aspetto sociologico”

Castellammare, Scala: “Il caso Cirio andrebbe studiato sotto l’aspetto sociologico”

Castellammare di Stabia, Tonino Scala commenta il “Caso Cirio” attraverso diversi riferimenti ad un libro di Ferrarotti, la piccola città.

“Come ho già ribadito, non m’interessa solo l’aspetto giudiziario, di ladri di galline è piena la letteratura quotidiana, questo indigna e sconvolge in un mondo che lascia passare ogni cosa, ma vorrei provare ad analizzare un altro aspetto, non sono un giustizialista, la magistratura faccia il suo corso e anche se tutto dovesse andare come spesso accade a bolle di sapone, resterebbe la gravità di vicende che non hanno solo risvolti penali, ma politici, sociali, che solcano il quotidiano. Amo utilizzare espressioni popolari, sono quelle che più riescono a definire con parole semplici e immediate cose, vicende. Non m’interessa solo aspetto giudiziario, anche se con grande interesse leggo quelle pagine per capire, per avere conferme di cose denunciate, di questioni che tutti sapevano, m’interessa capire e analizzare l’aspetto socio politico culturale. Dall’inchiesta, non solo da queste ultime pagine, ma dal romanzo criminal- sociologico- politico emergono molte cose. Una borghesia piccola piccola, una politica ancor più piccola, funzionari straccioni e compiacenti, una camorra in grado non di condizionare appalti condominiali e grandi opere, ma di farsi politica dettando la linea, una politica che abdica al proprio ruolo. La cosa più eclatante, denunciata tante volte al punto da essere stati relegati, talvolta, a mera testimonianza, la subordinazione ad una classe imprenditoriale che non condiziona, ma si sostituisce a quella politica gettando le carte. Di come una delibera di consiglio comunale, considerata lesa maestà, quella del febbraio del 2010, perché contrastava l’interesse di un singolo, una speculazione. Di come un atto che aveva una visione di città, in questo pezzo di territorio si fa turismo, si creano posti di lavoro, non case, abbia paralizzato, per un interesse di una piccola parte, più di dieci anni di attività amministrativa, tarpando le ali a una città che non poteva e non può permettersi di non volare. Consigli comunali sciolti anticipatamente, cinque amministrazioni che ancora girano e rigirano intorno alla stessa storia ritornando, come nel gioco dell’oca, al punto di partenza.”

Scala elabora la situazione stabiese, sotto forma di storia, di romanzo, e continua:

“Per non parlare del seguito di questo romanzo semplice e intrigante che nel dicembre del 2019 vede altro capitolo con un titolo: Se pagassero due milioni di euro al comune, potrebbero costruire le case. Infatti, nell’atto ricognitivo protocollato il primo ottobre dal capo del settore urbanistico si leggeva: «Si rende necessario procedere con un atto di diffida assegnando un congruo termine (30 giorni) per l’adempimento al pagamento degli oneri, nonché contestualmente richiedere tutti gli adempimenti indicati nell’istanza di accoglimento del progetto». Atto che al momento della conoscenza due mesi dopo non era ancora partito. Sarà mai partito? Il sindaco dice sì, ma al momento non abbiamo mai ricevuto nessuna comunicazione. Guardando sul sito del comune non c’è traccia di determine dirigenziali in tal senso. Di sicuro il sito non è aggiornato. In quel mese di dicembre, la conclusione cui giunse il dirigente andava nella direzione opposta a quella auspicata dal Consiglio, nei fatti riattivava la procedura e la validità del permesso a costruire, invece di prendere atto della sua decadenza.”

Si tratta di atti che lo stesso Scala chiese di consegnare alla Procura della Repubblica:

“È stato fatto? Credo, spero di sì, ma non ne abbiamo contezza. Perché ci fu questa mia richiesta? Erano trascorsi 60 giorni dalla presentazione dell’atto ed era lecito, credo, capire cose fosse successo in questo lasso di tempo. Il dubbio di questa storia infinita è semplice: sono state fatte tutte le cose che dovevano essere fatte? La revoca è stata effettuata? Lo scopriremo vivendo che per chi avrà questa fortuna. La cosa che più mi lascia perplesso è il non imbarazzo rispetto alle vicende, il non prendere posizione, so che non è una vicenda giudiziaria, ma non di sola giustizia vive l’uomo. La storia è il canale attraverso cui fluiscono i rancori, le nostalgie, le incomprensioni dell’oggi: un flusso che non conosce la strada del futuro, ma si proietta di continuo nel passato.”

E conclude:

“La vicenda, ripeto, non è giudiziaria, è politica e sociale. La politica ne la città piccola piccola è diventata supina ad interessi di parte che l’hanno paralizzato per troppi anni.” castellammare castellammare

 

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In merito all'autore

Vincenza Lourdes Varone

Vincenza Lourdes Varone

Diplomata al Liceo Classico "Plinio Seniore", successivamente laureata in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali presso l'Università degli studi di Napoli, l'Orientale. Attualmente iscritta al corso di Studi Internazionali presso la stessa università, per il conseguimento della Laurea Magistrale.

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