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Torna l’incubo terremoto: potrebbe essere una “faglia dormiente” che si è risvegliata

NUOVO terremoto tra Marche e l’Umbria
NUOVO terremoto tra Marche e l’Umbria

Due violente scosse con epicentro tra l’Umbria e le Marche risvegliano l’incubo del terremoto nel Centro Italia. Il sisma ha provocato numerosi crolli costringendo centinaia di persone a lasciare le abitazioni e trascorrere la notte sotto la pioggia. Danni sono stati registrati anche ad Amatrice e nelle zone colpite dal terremoto di agosto. Secondo gli scienziati non si è trattato di scosse di assestamento ma di un nuovo terremoto. Come spiega Mario Tozzi potrebbe essere una “faglia dormiente” che si è risvegliata.

L’incubo della faglia dormiente

Nelle prima ore successive al sisma non eravamo sicuri di quale fosse stata la struttura profonda della crosta terrestre che avesse provocato il terremoto di Castelsantangelo sul Nera. In particolare se non si potesse trattare di una scossa di replica in qualche modo collegata al terremoto di Amatrice del 24 agosto. Ma la scossa che è arrivata in serata (se non legata addirittura a un altro, nuovo sisma) sembra togliere ogni dubbio: probabilmente si tratta di una nuova struttura, cioè l’attivazione di una faglia finora dormiente.

Nel primo caso si sarebbe trattato di una scossa anomala per magnitudo, ma comunque nella scia delle repliche del terremoto di agosto, repliche che, lo ricordiamo, possono durare, e dureranno, ancora per mesi. Nel caso dell’attivazione di un’altra faglia, invece, la situazione può comportare anche ulteriori eventi di magnitudo paragonabile a quel 5,4 Richter calcolato per la prima scossa. O anche di maggiore entità. Si tratta cioè di quella «coppia sismica» che è tipica nei terremoti dell’Appennino centrale e meridionale e che già si era avvertita durante il terremoto del 1997 a Colfiorito. Ma anche il terremoto del 24 agosto aveva avuto una prima scossa di magnitudo 6,0 Richter alle 3.36 del mattino e una successiva, sotto Norcia, di magnitudo 5,8. Ed effettivamente di questo sembra si sia trattato, almeno allo stato attuale delle conoscenze. Un effetto «doppietta» che conoscevamo e che paventavamo.

Si tratta di terremoti che possono provocare danni gravi, proprio per via del fatto che insistono su edifici e infrastrutture già danneggiati dalla prima scossa, cioè molto più vulnerabili. Cosa che accadde alla famosa vela di Cimabue, all’interno della basilica di San Francesco ad Assisi, con la scossa della mattinata successiva alla prima e quasi della stessa entità, che uccise cinque persone e sbriciolò tutto quel settore della cupola. Questa una delle ragioni per cui in Italia centrale è indispensabile un continuo e caparbio lavoro di prevenzione sul patrimonio costruito, un lavoro che non ha bisogno di altri terremoti per partire. E questa anche una delle ragioni per cui il rischio sismico deve entrare nella nostra cultura molto più di quanto sia accaduto in passato, informandone i comportamenti e spazzando via quel fatalismo che, siamo sicuri, anche oggi verrà invocato.

Non c’è nessuna natura assassina che se la prende, implacabile, con chi è già colpito, ma solo la nostra ostinazione a non voler tener conto che l’Italia è fatta di borghi e di faglie, di monumenti e terremoti, entrambi parte fondante del nostro Paese. Ci vorrà poi qualche tempo per capire bene quanto il terremoto di Amatrice abbia, eventualmente, innescato una specie di effetto domino che abbia poi attivato segmenti di quella stessa faglia già attivata o nuove faglie. Da tempo alcuni geologi ritengono che le faglie «si parlino», anche se questo varrebbe soprattutto per i terremoti di magnitudo elevata, superiore a 7,5 Richter, potenzialmente in grado di attivare interi settori di crosta terrestre. Per il momento l’ipotesi che un terremoto di magnitudo medio-bassa possa innescare altri sismi e attivare altre faglie è ancora solo un’ipotesi.

Le rocce caricano energia quotidianamente nelle profondità della Terra e poi la scaricano, saltuariamente, nei terremoti. Non dappertutto, però: in Italia conosciamo bene le regioni a rischio, quelle dove sono presenti faglie sismogenetiche, cioè in grado di generare sismi. Solo che queste faglie non emergono spesso in superficie e quindi sono difficili da studiare. Faglie e magnitudo sono da un paio di mesi entrate anche nel linguaggio quotidiano, dopo il terremoto di Amatrice, e forse qualche maggiore elemento di informazione è entrato a far parte della cultura del rischio naturale, tradizionalmente scarsa nel nostro Paese. Ciononostante, vista l’ondata di terrore che si è sparsa in tutta l’Italia centrale per questi eventi, si rimane sempre sorpresi di quanta paura faccia un terremoto e quanta poca ne faccia una casa costruita male, la sola che procura vittime e danni.

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In merito all'autore

Maria D'Auria

Giornalista campana di adozione romana. Laureata in giurisprudenza, impegnata nel sociale, appassionata di lettura, scrittura, fotografia. Collaboratrice della testata ViVicentro.it, referente per la Regione Lazio. Esperta di comunicazione, cronaca sportiva, inchieste, eventi.

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