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Cannabis per il CSC “non è un farmaco”|Ministro Grillo:avviare sperimentazione clinica
Cannabis per il CSC “non è un farmaco”|Ministro Grillo:avviare sperimentazione clinica
Politica Salute e Scienze

Cannabis: per il Consiglio superiore di Sanità “non è un farmaco”

Cannabis: per il Consiglio superiore di Sanità “non è un farmaco”.  Ministro Grillo: “non sarà bloccato l’utilizzo terapeutico della cannabis”

Cannabis per il CSC “non è un farmaco”| Ministro Grillo: avviare sperimentazione clinica

Il Consiglio Superiore della Sanità ha consegnato il suo parere sulla cannabis terapeutica al ministro della Salute Giulia Grillo. Gli esperti del CSC sostengono che non si possa dire che si tratti di un farmaco, perché la cannabis non è stata sottoposta ai controlli dellEma, l’Agenzia europea per i medicinali o dell’Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco,  e “non può quindi considerarsi una cura”,comunque, non escludono la possibilità di un cambio di rotta dopo un’adeguata sperimentazione.
La necessità di muoversi verso una sperimentazione che possa portare a un parere positivo dell’uso della cannabis a scopo medico è stata espressa dallo stesso presidente della V sezione del Consiglio superiore di sanità, Giuseppe Remuzzi, che è anche direttore dell’Istituto Mario Negri di Milano, un istituto di ricerche in ambito farmacologico.

“Sono d’accordo nel farla e farla bene – ha detto Remuzzi in riferimento alla sperimentazione – non possiamo considerarla la panacea senza verifiche serie e accurate. Credo che la sperimentazione sia una cosa buona per tutti.”

La precisazione del ministro della salute Giulia Grillo dopo il parere del CSC

Nonostante quanto affermato dal Consiglio superiore di sanità, il ministro della salute Giulia Grillo ha voluto rassicurare i pazienti sottoposti a trattamento con Cannabis Terapeutica con una nota:

“Il parere non contiene prescrizioni negative, pertanto non sarà bloccato l’utilizzo terapeutico della cannabis e continuerà a essere assicurato ai sensi della normativa vigente. Valuterò con le direzioni tecniche e i soggetti interessati l`opportunità di recepire quanto indicato sulla necessita’ di avviare una sperimentazione clinica a maggior tutela dei malati .I pazienti sanno bene che mi sono impegnata personalmente per aumentare le scorte di cannabis ad uso medico, incrementando le importazioni dall’Olanda e raddoppiando la produzione dello stabilimento chimico-farmaceutico militare di Firenze, e proprio nei prossimi giorni insieme al ministero della Difesa e a quello delle politiche agricole finalizzeremo l’accordo per migliorare ancora il processo produttivo e garantire l’approvvigionamento ai malati”.

Lo stesso ministro della Salute Giulia Grillo aveva espresso la necessità di incrementare la produzione a luglio dell’anno scorso dopo aver ricevuto segnalazioni dalle associazioni di pazienti che si curano con la cannabis “La produzione è molto importante perché possiamo anche noi soddisfare altre esigenze, non solo interne ma pure estere” – aveva detto il ministro – “Farò ogni sforzo affinché in tutte le farmacie torni disponibile la cannabis ad uso medico per garantire la continuità terapeutica alla quale avete diritto”.

in Italia sono migliaia i pazienti che fanno uso di cannabis a scopo terapeutico, per un fabbisogno di una tonnellata all’anno. La domanda viene soddisfatta in minima parte dalle coltivazioni dell’Istituto chimico-farmaceutico militare di Firenze, che nel 2018 ne ha prodotta per 150 chili, il resto invece viene importato dall’Olanda e dall ‘AURORA azienda canadese con sede in Germania che ha vinto il bando di 100kg lo scorso luglio . Purtroppo non è abbastanza per coprire il fabbisogno nazionale , data la domanda sempre crescente per questo tipo di terapie.
I pazienti,infatti ancora oggi si ritrovano ad affrontare peregrinaggi per trovare medici prescrittori che non abbiano pregiudizi, farmacie che siano in grado di preparare il prodotto magistrale,problemi con la patente di guida, cambi e\o interruzioni di terapie e pazienti di serie a e di serie b in base alla regione in cui vivono.

Il comitato pazienti cannabis medica a maggio 2019 ha consegnato una relazione al ministro della salute Giulia Grillo durante un incontro a Calatabiano (video e articolo)

e nel mese di giugno a una lettera per segnalare  i tre aspetti che riteniamo dovrebbero essere risolti in via parallela al più presto:

Fornitura di 400kg: la quantità di cannabis oggetto del bando, potrà probabilmente soddisfare il fabbisogno di cannabis nazionale per massimo 8-9 mesi; il crescente numero di pazienti, la lacunosa distribuzione di cannabis sul territorio e la scarsa disponibilità di prodotto presso le farmacie, continueranno ad essere fattori di incertezza della terapia, di incertezza da parte dei medici che devono prescrivere e di nuovo disappunto da parte dei pazienti che continueranno a vivere nell’assoluta incertezza circa la reperibilità di cannabis presso le farmacie. Da questo punto di vista, il tema attuale – esplicitato e illustrato più volte nelle opportune sedi – non sarà risolto ma solo „spostato“ temporalmente di qualche mese!
Continuità Terapeutica: con l’importazione di altre tre varietà di cannabis si introducono nuovi prodotti diversi e non sostituibili rispetto a quelli ora in commercio. E‘ difficile da accettare la difficoltà che si riscontra presso gli organismi dirigenziali preposti nel comprendere che non tutti i tipi di cannabis sono uguali e che ogni varietà ha un’azione differente. Cannabis è la sostanza attiva ma ciascuna varietà è assolutamente diversa dall’altra. Non si può pensare di importare ogni volta un prodotto diverso e terminata la fornitura si chiede di sostituirlo con un altro. Cosa faranno i pazienti ora in terapia con ad esempio, il prodotto Pedanios 22/1o i bambini in cura con Aurora 1/12? Come farete per garantire che i pazienti attualmente in cura possano ricevere il loro prodotto prescritto dal medico? Per quali motivi gli uffici del Ministero ostacolano le nostre richieste e continuano a pensare che si può passare da una varietà all’altra senza problemi?

Ricerca scientifica: Molti centri universitari e di ricerca potrebbero contribuire in modo sostanziale ad acuire la „certezza“ scientifica dei benefici della cannabis in presenza di determinate patologie; se i primi avessero la possibilità e le relative autorizzazioni ad importare cannabis per scopi di ricerca, il comparto scientifico avrebbe l’opportunità di approfondire i temi legati all’efficacia dell’impiego della cannabis su determinate patologie, attribuendo ulteriore certezza scientifica e documentale ad una materia che, ahimè, riceve fino ad oggi attenzioni di carattere prevalentemente „politico“. Il mondo scientifico è fortemente dedito alla ricerca sulla cannabis e le sue implicazioni terapeutiche: perché anche le richieste di importazione da parte di illustri professori e ricercatori vengono puntualmente disattese dagli uffici ministeriali? .

Santa Sarta

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