Economia

Il timore di Mario Draghi per il populismo che spazza l’Europa

Mario Draghi World_Economic_Forum_2013_crop - Photo Remy Steinegger

Davanti agli eurodeputati di Bruxelles, il governatore della Bce Mario Draghi esprime il timore per il populismo che spazza l’Europa e difende l’euro definendolo “irreversibile”. Lo spread fra Btp e Bund però continua a crescere e raggiunge quota 200 punti facendo segnare un record dal 2014.

Draghi: no al protezionismo Usa. Poi difende l’euro, ma lo spread vola

Il differenziale fra Btp e Bund tedesco supera i 200 punti. Male anche i francesi. Il presidente della Bce: molto preoccupanti i segnali che arrivano dall’America

BRUXELLES – Esprime timori per le minacce di protezionismo e deregulation che si alzano dalla Casa Bianca. Blinda l’euro (“è irrevocabile”), vero collante “in tempi di chiusure nazionali”. Fa quadrato attorno alla Germania per respingere le accuse di Trump, ma al tempo stesso difende le politiche dalla Bce dalle critiche di Berlino. In una giornata nera per i mercati europei, che forse hanno risentito degli annunci di Marine Le Pen («Se divento Presidente, la Francia uscirà dalla Ue»), Mario Draghi ha tenuto un discorso carico di significato politico al Parlamento europeo di Bruxelles. Ma l’effetto sui listini non si è visto. Tutte le principali Borse europee hanno chiuso in negativo, lo spread tra i Btp a dieci anni e i Bund tedeschi è schizzato oltre quota 200 punti, ai livelli più alti dal febbraio 2014. Anche quello francese è salito a 77 punti (+21,5%).

Davanti agli eurodeputati della commissione Affari Economici e Monetari, il numero uno della Bce ha definito “molto preoccupanti” i segnali che arrivano dalla nuova amministrazione Usa sulla deregulation finanziaria: “L’ultima cosa di cui abbiamo bisogno è l’allentamento delle regole”. Altro campanello d’allarme – visto che “l’Ue è fondata sul libero scambio” – sono poi gli “annunci di potenziali misure protezionistiche”: Trump ha stracciato l’accordo commerciale trans-Pacifico (Tpp) e lasciato intendere un futuro simile per i negoziati del Ttip con l’Ue.

Ma se le trattative per gli accordi commerciali possono trasformarsi in carta straccia, lo stesso non si potrebbe dire dell’Euro. Per Draghi “è irrevocabile”. Lo ha ribadito in italiano e in inglese, rispondendo a una domanda dell’eurodeputato Marco Valli. Il parlamentare M5S ha evocato la prospettiva di un sistema Sme2, con monete nazionali uscite dall’euro, ma il presidente della Bce è stato netto: “Il mercato unico non sopravvivrà davanti a svalutazioni competitive”. La moneta unica resta quindi il pilastro, a maggior ragione in un’epoca in cui avanzano partiti anti-sistema che prospettano l’uscita dei loro Paesi dall’eurozona e la sua conseguente disgregazione: “L’euro ci tiene uniti in tempi di chiusure nazionali – ha aggiunto -. Possiamo e dobbiamo affrontare le fragilità a livello nazionale ed europeo”.

 

I governi, però, stanno iniziando a declinare questa necessaria unità in modo diverso. Si ritorna a parlare con insistenza di un’Europa a più velocità: nei fatti esiste già, ma Angela Merkel l’ha rilanciata venerdì scorso a Malta. Draghi non si esprime perché “credo ci sia una visione appena abbozzata” e “il concetto non è ancora sviluppato”. Pieno sostegno alla Merkel, invece, bersaglio delle accuse di Trump: “Noi non manipoliamo l’euro” ha scandito, citando un recente rapporto del Tesoro che di fatto dice la stessa cosa. Altra sponda a Berlino anche sulla questione del surplus commerciale: “Non è vero che la Germania lo usa per speculare”.

Però c’è anche una Berlino che critica. La politica monetaria della Bce è spesso nel mirino del ministro delle Finanze Wolfgang Schaeuble. Draghi gli ha risposto parlando di critiche “pre-elettorali” e aggiungendo che “i banchieri centrali sentono i politici, ma non li ascoltano”. Quindi ha rivendicato il piano di Quantitative Easing, che proseguirà fino a dicembre al ritmo di acquisti pari a 60 miliardi al mese. Respinta al mittente l’accusa di aver favorito l’Italia: “Non ci sono diseguaglianze”. Infine un passaggio che è sembrato una retromarcia della Bce sulla bad bank europea per i crediti deteriorati. Secondo Draghi, «non sarebbe una panacea». Meglio gestire le situazioni «a livello nazionale».

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lastampa/Draghi: no al protezionismo Usa. Poi difende l’euro, ma lo spread vola MARCO BRESOLIN – INVIATO A BRUXELLES

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