Economia

Patto Merkel-Draghi per l’euro: nessuna doppia velocità

Merkel-Draghi

Dopo un lungo incontro a Berlino con Mario Draghi, Angela Merkel chiude la porta all’idea di “una moneta a due velocità” e stringe un patto a difesa dell’euro con il presidente della Banca centrale. La Cancelliera lancia un appello all’unità e auspica che “le decisioni vengano sostenute da tutti i Paesi Ue”.

Merkel-Draghi: “Niente serie A e B, l’Eurozona deve restare unita”

Vertice tra la cancelliera e il presidente Bce: no a velocità diverse all’interno dell’Ue Dopo gli attacchi tedeschi all’Eurotower si rafforza il patto sulla moneta unica

BERLINO – È un netto no a un euro di serie A e uno di serie B quello che Angela Merkel ha pronunciato poche ore dopo un lungo faccia a faccia con Mario Draghi. Ore 20, primo piano della cancelleria federale, Merkel ha appena concordato coi governatori regionali un piano per accelerare le espulsioni dalla Germania dei migranti senza diritto d’asilo quando, rispondendo a una domanda de La Stampa, torna sull’incontro del pomeriggio col numero uno dell’Eurotower. «Non sono solita riferire di questi colloqui, è sempre interessante parlare col presidente della Bce», esordisce. Ma la cancelliera ci tiene – «per evitare fraintendimenti» – a puntualizzare l’idea di un’Europa a più velocità che ha lanciato al vertice di Malta.

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Un’Europa a diverse velocità esiste già, ribadisce: «già il fatto che non tutti Paesi della Ue siano nell’Eurozona costituisce un’Europa a velocità diverse: alcuni hanno una moneta comune, altri no». Diverso invece il discorso per quanto riguarda l’Eurozona: «non ci tengo ad avere velocità differenti all’interno dell’Eurozona, bensì l’Eurozona deve restare unita nella sua interezza e quello che viene deciso in quel formato, come l’Esm e altri temi, deve essere sostenuto da tutti i Paesi dell’euro insieme, non devono esserci contraddizioni». Parole che fanno il paio con quel «keeping us united» che Draghi aveva pronunciato lunedì a Bruxelles al Parlamento europeo. Eccolo il patto di Francoforte Merkel-Draghi per tenere insieme l’euro e l’Europa in temi di burrasca, uscito da un vertice che sigla l’accordo tutto strategico dopo i ripetuti attacchi tedeschi alla Bce. Fonti vicine alla Cancelliera parlano di uno scambio di opinioni come ce ne sono tanti tra i due, in realtà segna un passaggio importante sul piano politico.

Al centro dei colloqui, durati un paio di ore, la situazione nell’Eurozona, il riemergere delle difficoltà della Grecia e il ruolo del Fondo monetario, ma anche le tentazioni protezionistiche della nuova amministrazione Usa e agli attacchi di Trump agli squilibri del modello tedesco (proprio ieri l’Ufficio federale di statistica ha comunicato che il surplus commerciale della Germania ha toccato nel 2016 il valore record di 252,9 miliardi di euro). Un patto preceduto da importanti aperture di Berlino: prima il no del presidente della Bundesbank Jens Weidmann a una brusca frenata della politica monetaria espansiva, poi le parole del ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble che, in un talk show della tv pubblica tedesca, mercoledì sera si era pronunciato a favore di un’«uscita cauta» dalla politica accomodante «inusuale» della Bce, per evitare che si giunga «a grossi sconvolgimenti». E aveva spiegato con inedita chiarezza che la Germania trae «enormi vantaggi» dall’unione monetaria e dall’integrazione economica. «La Germania non ha, al pari degli altri, nessun interesse a che si giunga a una situazione incontrollabile, per questo sono contento che la Bce stia provando a seguire una politica monetaria prudente e ponderata con cura», aveva affermato Schäuble.

Il no di Merkel all’euro a due velocità va letto anche alla luce di un’altra frase del suo ministro delle Finanze: se Marine Le Pen dovesse vincere le presidenziali francesi e mantenere le sue promesse, aveva notato Schäuble, allora la Ue e l’Eurozona come la conosciamo oggi sarebbe «alla fine, ma non sarebbe morta: ci sarà un nuovo tentativo» e la moneta unica verrebbe condivisa da quei Paesi che sono pronti a rispettare le regole comuni. Tuttavia «ciò comporterà modifiche sostanziali». La cancelliera ha chiarito di non volere club esclusivi nella Ue: «tutto quello che viene fatto nella Ue sul fronte della cooperazione rafforzata oppure di ulteriori passi per l’integrazione deve essere aperto a tutti». Non è possibile insomma che un paio di Stati decidano di intraprendere qualcosa escludendo gli altri, «bensì bisogna fare un’offerta a tutti, ma se qualcuno non vuole intraprendere questo passo comune, come ad esempio la Danimarca sulla politica della giustizia, ciò deve essere possibile».

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